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L’eccidio di Mogadiscio

Una tragica parentesi del colonialismo italiano

L’eccidio di Mogadiscio, avvenuto l’11 gennaio del 1948, riguardò il massacro di circa una cinquantina di coloni italiani residenti nella capitale della Somalia e fu compiuto per mano di alcuni somali nazionalisti sotto gli occhi impotenti delle autorità britanniche.

Per meglio comprendere la dinamica dell’eccidio è necessario fare un passo indietro, al periodo pre-fascista durante il quale l’Italia aveva colonizzato Eritrea, Somalia e Libia.

A seguito della Seconda Guerra Mondiale, dalla quale l’Italia esce sconfitta, e già a partire dal 1941-43, le suddette colonie originariamente italiane erano passate sotto il controllo della Gran Bretagna che le governava tramite la British Military Administration (BMA).

Tuttavia, sin dai negoziati relativi al Trattato di Pace, la questione delle ex colonie rimase un punto saldo poiché la classe dirigente italiana mirava a mantenere su di esse una certa influenza, in particolare chiedendo alle potenze vincitrici che tali colonie le venissero lasciate sotto forma di amministrazioni fiduciarie dell’ONU.

A seguito della firma del trattato, le 4 potenze vincitrici (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica) decisero di risolvere la questione invitando in Somalia una Commissione d’Inchiesta (anche detta Commissione Quadripartita) composta dai rappresentanti dei quattro vincitori e con lo specifico intento di indagare sulle esigenze e i desideri della popolazione circa il futuro della Somalia. In altre parole, lo scopo della Commissione Quadripartita era quello di appurare quale potenza fosse in grado di gestire meglio l’ex colonia italiana.

Sin dal ’47 alcuni esponenti del Ministero dell’Africa Italiana-MAI (ex Ministero delle colonie) presenti in loco, cominciarono a svolgere azioni segrete volte a concedere finanziamenti a partiti locali che erano favorevoli alla presenza italiana.

La situazione politica somala del tempo era caratterizzata dalla presenza di due principali partiti, la Lega dei Giovani Somali, con ambizioni nazionalistiche tra cui la realizzazione del progetto della Grande Somalia, e la Conferenza della Somalia che sosteneva il ritorno dell’Italia in Somalia.

Pertanto, l’Italia e i funzionari del MAI sostenevano politicamente ed economicamente la Conferenza della Somalia mentre la Gran Bretagna sosteneva la Lega dei Giovani Somali e le sue tendenze nazionalistiche. I Britannici infatti avevano interessi politici a che venisse portato avanti il progetto della Grande Somalia e a che questa comprendesse anche il British Somaliland, creandosi così una grossa zona di influenza strategica inglese.

All’arrivo della Commissione d’Inchiesta, ciascuna delle due fazioni locali aveva interesse nel dimostrare che, la presenza inglese per gli uni e quella italiana per gli altri, fosse ben voluta. A tal proposito la Lega dei Giovani Somali chiese alla BMA l’autorizzazione a organizzare una manifestazione l’11 gennaio, giorno della visita della Commissione, e la BMA gliela concesse. Parallelamente, anche la Conferenza della Somalia si mobilitò per organizzare una manifestazione in risposta a quella programmata dal partito opposto ma non ottenne il permesso della BMA.

Nella domenica dell’11 gennaio 1948 si creò una situazione di tensione estrema in cui alcuni esponenti del movimento filo-italiano assaltarono la sede del partito della Lega scatenando la reazione dei suoi militanti che compirono un vero e proprio pogrom anti-italiano.

I numeri pervenuti non sono precisi ma si stima che più di 50 italiani, compresi donne e bambini, vennero letteralmente massacrati sotto gli occhi degli ufficiali inglesi della BMA incapaci di intervenire.

Alcune testimonianze attestano l’atrocità degli eventi. In particolare la famiglia Lombardi, di origine italiana e residente da tempo in Somalia, quella domenica, mentre rientrava in macchina dalla messa, venne assalita dai manifestanti della Lega; tutti i familiari vennero estratti a forza dal loro veicolo e fatti letteralmente a pezzi.

Agghiaccianti sono anche le testimonianze circa quanto avvenuto nel Bar Limata che, essendo situato di fronte la sede della Lega dei Giovani Somali, fu uno dei primi luoghi ad essere attaccato atrocemente: la proprietaria, dopo essere stata violentata da più persone, assistette all’uccisione del marito e del figlio e solo tre dei presenti all’interno del bar riuscirono a sopravvivere. Aldilà dei massacri fisici, la popolazione italiana presente in Somalia subì discriminazioni anche nel periodo successivo perdendo case, beni immobili e vari esercizi commerciali.

Ciò che scatenò la reazione del governo italiano, oltre al massacro in sé, fu la generale incapacità da parte della BMA di comprendere, e conseguentemente di fermare, ciò che stava accadendo.

Secondo alcune testimonianze infatti, gli ufficiali britannici furono presi alla sprovvista e il massimo che riuscirono a fare fu muoversi per le vie della città senza scopo né direzione, contribuendo così al massacro di italiani. Inoltre la BMA, non solo non riuscì a comprendere la gravità della situazione, ma non si accorse nemmeno che il pericolo per i coloni italiani proveniva in parte dalle fila della sua stessa gendarmeria tra cui vi erano, come infiltrati, alcuni militanti della Lega dei Giovani Somali.

Questa situazione ebbe un’eco enorme nell’opinione pubblica italiana e non è da escludere che l’evento sia stato strumentalizzato dal governo per ottenere concessioni dalle potenze vincitrici circa la questione delle ex colonie in Africa.

A seguito dei numerosi tentativi negoziali avvenuti principalmente tra la diplomazia italiana e quella inglese, la vicenda venne demandata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la quale, con la risoluzione 289 del 21 novembre 1949, assegnò all’Italia l’amministrazione fiduciaria italiana della Somalia (AFIS) per una durata di 10 anni a seguito dei quali la Somalia avrebbe ottenuto l’Indipendenza.


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  • L'Autore

    Alice Stillone

    Alice Stillone è nata a Palermo il 14.06.1998, si è diplomata presso il Liceo Scientifico G. Galilei di Palermo, ha successivamente ottenuto una prima laurea triennale in “Sviluppo economico e Cooperazione Internazionale” presso l’Università degli studi di Palermo nell’ottobre 2019, ed al momento sta studiando per la laurea magistrale in “Relazioni Internazionali e Diplomazia”, presso l’Università degli studi di Padova.

    Entra a far parte di MI nel novembre 2020 ed, in particolare, nel team di redazione dell’area “Diritti Umani”.

    Far parte dell’associazione può essere una grande opportunità per la sua crescita personale e formativa, volta all’acquisizione di nuove conoscenze e alla condivisione di quelle già in suo possesso. Come obiettivi futuri, dà anzitutto priorità al conseguimento della laurea magistrale e, a seguito di ciò, ha intenzione di svolgere diverse esperienze lavorative che la possano indirizzare al meglio nel contesto lavorativo che più le si addice e che maggiormente l’appassiona. Gli studi svolti infatti le consentirebbero di opzionare vari contesti lavorativi tuttavia, ciò che al momento più le interessa è l’ambito delle organizzazioni internazionali attive nella salvaguardia dei diritti umani e del diritto umanitario, specialmente le agenzie specializzate delle Nazioni Unite.



    Alice Stillone was born in Palermo in 14.06.1998 and she studied there since the primary school. In particular, she obtained the degree at the Scientific High School G. Galilei and, in October 2019, she reached her first Graduation in “Economic Development and International Cooperation” at the University of Palermo. Then, she moved to Padua where she started to study “International Relations and Diplomacy”, and she is still studying for this.

    She entered the MI association in November 2020 and she asked for enter in “Diritti Umani” editorial staff because she had always been interested in human rights and generally in the international law.

    She thinks that enter this association could be a very exciting occasion to improve her personal knowledges and to share, with other members, what she has already known. First of all, she wants to obtain her second graduation and then she would like to have very different work experiences, this will lead her to choose her future work consciously. She would like to work in international organizations linked to human rights or humanitarian law and especially, her principal ambition is to enter some international organizations linked to the United Nations.

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Sezioni Diritti Umani Sicurezza Internazionale Società Politica


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BMA The massacre of Mogadishu Colonialism

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