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Le proteste in Kazakistan

Le ragioni economiche e il loro impatto regionale (1a parte)

A cura di Giulia Patrizi e Francesco Ancona

Nel primo weekend di gennaio 2022, il Kazakistan, da molti considerato uno dei paesi post-sovietici più stabili della regione poiché non interessato da agitazioni politiche o movimenti nazionalisti e separatisti di grande portata e adesione[1], è stato protagonista di una delle proteste che, da lì a pochi giorni, sarebbe stata definita tra le più estese e sanguinarie nella storia del paese, responsabile di un numero di morti superiore a 200 e più di 6000 arresti dal 6 al 10 gennaio[2]. La causa scatenante è stato l’aumento del prezzo del gas. Per capire l’importanza del suo impatto nel paese e nel resto della regione è necessario un breve excursus in merito alla situazione economica kazaka.

1) Economia del Kazakistan

Il Kazakistan è il principale produttore di petrolio greggio dell’Asia centrale, avendo il 12° bacino di riserva di petrolio più grande al mondo, e diverse linee di gas e oleodotti che collegano Cina, Asia Centrale e Russia. Circa metà del fabbisogno energetico (sia pubblico che privato) dello Stato è coperto dal petrolio. Inoltre, il Kazakistan è anche un importante produttore di carbone (9° al mondo al 2018), e di gas naturale liquido (24° al mondo)[3]. Durante il 2020, il suo PIL ebbe una crescita attestata al 4%. L’economia kazaka dipende principalmente dalla produzione ed export di idrocarburi, insieme ad un consistente afflusso di capitali esteri diretti sempre legati ai medesimi[4]. Infine, è anche uno dei principali produttori di uranio, circa il 43% a livello mondiale nel 2019[5]. I partner commerciali più importanti sono la Russia (circa 30% sul totale degli import), dalla quale importa principalmente combustibili fossili e macchinari, e la Cina (circa 20%), dalla quale importa principalmente strumenti per le telecomunicazioni.[6] 

Ci preme ricordare quanto siano profondi gli interessi russi all’interno della regione. Da sempre detentrice degli equilibri geopolitici della zona, la Russia insieme ad alcune ex repubbliche sovietiche quali Bielorussia, Armenia, Kirghizistan e ovviamente Kazakistan ha istituito a fine 2014 (ma l’entrata in vigore effettiva è databile primo gennaio 2015) l’Unione Economica Eurasiatica (UEE, in russo "Evprazijskij ekonomičeskij sojuz") da una forte e congiunta volontà del Presidente Putin e del suo collega kazako Nursultan Nazarbaev (che già nel lontano 1994 voleva gettare le basi) che ricercavano una continuità strategica basata su alleanze che ricalcassero quelle antecedenti il 1991 e potessero così ricreare un assetto federativo, andando ad occupare un ruolo di fondamentale rilevanza strategica a cavallo tra Europa e Asia.

2) Nascita ed evoluzione delle proteste

Le proteste hanno avuto origine dalla decisione del governo, all’inizio dell’anno, di raddoppiare il prezzo del gas-petrolio liquefatto (LPG), da 50 tenge a 120 tenge (circa 0,28 USD), mettendo così fine alla calmierazione del prezzo del LPG da parte dello stato, e lasciando che il libero mercato agisse sui prezzi. Ciò, tuttavia, avrebbe avuto un impatto economico significativo per la maggior parte dei kazaki, in particolare nella più povera provincia occidentale di Mangystau[7]. Il 2 gennaio, centinaia di manifestanti si sono riversati sulle piazze di Almaty, e altre città nella parte occidentale, per protestare contro il rincaro del gas.[8] Nelle giornate immediatamente successive, il forte malcontento ha fatto sì che le proteste si estendessero e si ampliassero in tutto il paese, sia nei grandi centri urbani, sia nei villaggi rurali.

La risposta immediata del governo è stata quella di ripristinare il calmiere sul prezzo del LPG[9]. La misura adottata non è stata sufficiente. Il malcontento, da semplice protesta, ha generato una rivolta più radicata e violenta. Mercoledì 5 gennaio, i manifestanti hanno dato fuoco agli edifici governativi nella capitale commerciale di Almaty e preso il controllo dell'aeroporto, ripreso solo in seguito dalle forze militari[10]. A questo punto, le proteste hanno assunto un significato diverso, più radicale: “Shal ket!”, si canta per le strade ("Fuori i vecchi uomini"), rivolto principalmente a due figure: l’ex presidente Nursultan Nazarbaev, e Kassym Tokayev. Nazarbayev, infatti, si è ufficialmente dimesso dalla presidenza nel 2019, quando è stato sostituito dal suo alleato Tokayev, anche se in realtà, non ha mai veramente cessato di esercitare il proprio potere, divenendo capo del Consiglio di Sicurezza del Kazakistan, organo simile a National Security Agency statunitense per le questioni di sicurezza nazionale.

A causa dell’escalation della violenza tra i protestanti e le forze di polizia kazake, il l’attuale presidente inizialmente ha annunciato, al fine di calmare gli animi, la destituzione dell’intero governo, e di Nazarbayev dal Consiglio di Sicurezza, affermando poi durante una conferenza stampa che, secondo lui, le proteste deriverebbero da “cospiratori motivati finanziariamente”, e che l’origine di tutto sarebbe a causa di “una minaccia terroristica”[11]. Sempre il 5 gennaio, ha avuto ufficialmente inizio il violento crackdown delle autorità kazake contro i rivoltosi, in seguito alla direttiva di Tokayev di “sparare a vista e senza preavviso”, definita dal governo come un’operazione “anti terrorismo”[12]. Il 7 gennaio, quando gli scontri erano stati largamente spenti, Tokayev si è rivolto alla nazione, e agli investitori esteri, il cui supporto è fondamentale per l’élite al potere data la loro debole legittimità,[13] affermando che il Kazakistan fosse un paese sicuro in cui fare affari. L’importanza della stabilità finanziaria è stata reiterata da Tokayev anche durante un altro discorso al parlamento l’11 gennaio.

3) La richiesta di aiuto al CSTO – Che cos’è? E come si è formato?

Nonostante la misura radicale, Tokayev ha fatto ricorso all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO, in russo: "Organizatsija Dogovora o kollektivnoj bezopasnosti"), attraverso la quale la Russia ha mobilitato circa 2500 paracadutisti come forza “peacekeeper”, al fine di combattere contro “gruppi terroristici addestrati all’estero”, come li ha definiti Tokayev[14].

Premesse

Nel marzo 1989 l'URSS è finalmente chiamata a scegliere i propri rappresentanti grazie alle elezioni volute da Gorbačëv che tanto aveva ricercato una svolta democratica riassumibile nel concetto di "glasnost"[15]. Tali elezioni accelerarono le spinte riformatrici intrinseche alle Repubbliche, dando vita a vere e proprie tendenze autonomiste tra il 1987 e il 1988 che furono acuite da paure legate allo sciovinismo grande russo. Il 25 ottobre 1990 il Kazakistan scelse la strada della "sovranità" ossia, nel linguaggio costituzionale sovietico, otteneva una considerevole autonomia, proprio per la volontà di disporre delle proprie risorse economiche.[16]

Con la soppressione del Partito Comunista voluta da El'cin, venendo a mancare la dicotomia "Partito = Stato", le Repubbliche Sovietiche proclamarono a catena la propria indipendenza. Il Presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev insieme ad El'cin e ai presidenti delle altre repubbliche, tentarono ma invano di dare all'Unione alcuni organi provvisori e di avviare un processo negoziale per la "creazione di uno spazio economico comune".[17]

L'obiettivo? Creare uno stato confederale ribattezzato Unione delle Repubbliche Sovrane (URS). Con la rottura tra Ucraina e Russia e le conseguenze economiche che sarebbero derivate, il 12 dicembre il parlamento russo firmò l'accordo di Minsk con cui si decretava la fine dell'URSS. Il 21 dicembre, ad Alma Ata i firmatari del Patto di Minsk e i leader di altre otto Repubbliche diedero vita alla Comunità degli Stati Indipendenti.[18]

Entrata così in vigore nel 1992 dovette fungere da risposta immediata al terremoto politico e al conseguente vuoto lasciato dalla dissoluzione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e sarebbe dovuta durare cinque anni, con possibilità di rinnovo.

Analisi del CSTO

La CSTO, spesso definita come la "NATO Russa"[19] è stata istituita per “lo sviluppo globale e garantire la sicurezza regionale”[20], i cui scopi prevedono “Il rafforzamento della pace, della sicurezza internazionale e regionale, la difesa (su base collettiva) dell’indipendenza, dell’integrità territoriale e della sovranità di ciascun Stato membro”[21]. Si faccia riferimento all'art. 4 del Trattato: “Se uno degli Stati Parte è soggetto ad aggressione da parte di qualsiasi stato o gruppo di stati, allora questa sarà considerata un'aggressione contro tutti gli Stati Parte del presente Trattato. In caso di atto di aggressione contro uno qualsiasi degli Stati partecipanti, tutti gli altri Stati partecipanti gli forniranno l'assistenza necessaria, anche militare, e forniranno anche il supporto a loro disposizione nell'esercizio del diritto alla difesa collettiva in conformità con l'Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite."[22]

Nel 2007, per intervenire concretamente su traffico di droga, immigrazione clandestina, stabilità, sicurezza e gestione del crimine organizzato, la CSTO ha ratificato un accordo con l'Organizzazione per la cooperazione di Shangai (Sco, composta da Cina, Russia e i paesi dell’Asia centrale).[23]

Conclusioni

Il Kazakistan è un territorio ricco, stabile ma che manca di una cesura netta con il passato sovietico. Il legame tra Russia e Kazakistan nasce con l'entrata kazaka nell'URSS e si mantiene saldo anche dopo il suo crollo. Gli interessi geopolitici in gioco nella regione sono altissimi. La Russia si sente ancora la legittima detentrice della tutela, protezione e - perché no? - del controllo dei popoli che un tempo erano parte del suo Impero multietnico. Ma perché uno Stato esplicitamente musulmano, di etnia e lingua non slava, con una storia nazionale così diversa da quella russa prima, sovietica poi, è stato così fortemente legato ai destini dell'URSS? Quali sono stati i meccanismi che, nel 2022, hanno generato delle proteste così violente?  

Note:

[1] Riasanovsky, Nicholas V. Storia della Russia. Dalle origini ai giorni nostri. Oxford, Oxford University Press, 2016

[2] Tamara Vaal: “Putin claims victory in defending Kazakhstan from revolt”, Reuters, 10 gennaio, 2022: https://www.reuters.com/world/asia-pacific/kazakhstan-detains-7939-people-over-unrest-2022-01-10/ Rachael Davies,” Kazakhstan: What prompted the Kazakhstan riots and what's happened so far?”, The Scotsman, 6 gennaio, 2022: https://www.scotsman.com/news/world/kazakhstan-what-prompted-the-kazakhstan-riots-and-whats-happened-so-far-3517905; Shaun Walker, “Kazakhstan says 164 people were killed in week of unrest”, The Guardian, 10 gennaio, 2022: https://www.theguardian.com/world/2022/jan/09/kazakhstan-people-killed-week-unrest; “Kazakh authorities say 225 people killed in violent unrest”, Al Jazeera, 15 gennaio, 2022: https://www.aljazeera.com/news/2022/1/15/kazakh-prosecutors-say-225-people-have-died-in-unrest

[3]https://iea.blob.core.windows....

[4] https://www.worldbank.org/en/country/kazakhstan/overview#3

[5] https://world-nuclear.org/information-library/country-profiles/countries-g-n/kazakhstan.aspx

[6] https://oec.world/en/profile/country/kaz?depthSelector2=HS4Depth&yearSelector2=importGrowthYear25

[7] Secondo la Banca Mondiale, PIL pro capite del Kazakistan è circa 9.000 USD, ma nella regione occidentale è molto più basso: https://www.worldbank.org/en/country/kazakhstan/overview#1; https://www.worldbank.org/en/country/kazakhstan/publication/economic-update-summer-2021

[8] Agnieszka Pikulicka-Wilczewska, “What is behind the protests rocking Kazakhstan?”, Al Jazeera, 5 gennaio, 2022: https://www.aljazeera.com/news/2022/1/5/explainer-what-is-behind-the-protests-rocking-kazakhstan

[9] Ibid.

[10] Shaun Walker, supra nota 1

[11] Ibid., supra nota 3

[12] Anealla Safdar and David Child, “Kazakhstan latest updates: Leader issues ‘shoot to kill’ order”, Al Jazeera, 7 gennaio, 2022: https://www.aljazeera.com/news/2022/1/7/more-killed-as-kazakh-leader-says-order-restored-live-updates

[13] Filippo Costa Buranelli, “Kazakistan: Tre fattori economici ai raggi X”, ISPI, 14 gennaio, 2022: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tre-fattori-economici-ai-raggi-x-32860

[14] Al Jazeera, “Kazakhstan asks Russian-led alliance for help quelling protests”, 5 gennaio, 2022: https://www.aljazeera.com/news/2022/1/5/kazakhstan-asks-russian-led-alliance-for-help-quelling-protests; Al Jazeera, “Russia-led troops arrive in Kazakhstan amid renewed violence”, 6 gennaio, 2022: https://www.aljazeera.com/news/2022/1/6/violence-in-largest-kazakh-city-after-moscow-led-troops-arrive

[15] La Glasnost' (tradotta impropriamente come "trasparenza"; in realtà la traduzione vera è pubblicità) doveva consentire alla pubblica opinione di vigilare sull'attività dell'apparato politico-amministrativo e di costringerlo a rendere conto della propria attività. Riasanovsky Nicholas V. Storia della Russia. cit., p. 597.

[16] Ibid., passim.

[17] Ibid., passim.

[18] Ibid., passim.

[19] https://www.atlanteguerre.it/n...

[20] Ivi

[21] Ivi

[22] https://en.odkb-csto.org/25yea...

[23] https://www.atlanteguerre.it/n...


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