background

Le odierne "suffragette": la lotta delle donne mediorientali per avere un peso in politica

Seppur il percorso delle donne occidentali per poter accedere a cariche politiche e avere pari diritti del sesso maschile è stato tortuoso, realizzato grazie al lavoro dei movimenti femministi, al coraggio del suffragette e persone che si sono esposte in prima persona, oggi i risultati si vedono: le opportunità sono numerose e le quote rosa una realtà effettiva e orgogliosamente tutelata.

Per le donne del Medio Oriente il percorso è ancora lungo prima di poter godere di reali opportunità, soprattutto in politica e ancor di più in monarchie totalitarie e fortemente repressive per i diritti umani.

Diamo quindi una rapida occhiata ai paesi del Medio Oriente e alle rispettive aperture o chiusure in merito alla presenza delle donne in politica.

ARABIA SAUDITA

L'Arabia Saudita è uno Stato in cui vige la monarchia assoluta di carattere islamico. Il sovrano è il capo di Stato e la più importante autorità religiosa, detenendo quindi poteri quasi assoluti. La linea di successione è ristretta soltanto ai reali di sesso maschile: non necessariamente il successore sarà il primogenito del precedente monarca, bensì sarà il membro più anziano in vita della famiglia reale che sia stato giudicato degno, quindi la corona è trasferita in base al merito e non all'anzianità. Le più alte cariche politiche sono occupate dai membri più influenti della medesima famiglia.

I diritti delle donne in Arabia Saudita sono molto limitati rispetto a quelli delle donne in molti paesi vicini. Nel Global Gender Gap Report 2016 del World Economic Forum l'Arabia Saudita si è classificata 131esima su 135 paesi rispetto alla parità di genere.

Nel 2015, le donne costituivano il 13% della forza lavoro nativa del paese. Secondo Amnesty International "negli ultimi anni si sono susseguite delle riforme volte a migliorare la condizione della donna nel Paese, ma malgrado ciò, le donne e le ragazze saudite hanno continuato a subire discriminazioni”.

Le donne sono state per la prima volta ammesse al suffragio attivo e passivo nelle elezioni municipali del dicembre 2015 e occupano oggi alcune posizioni apicali di particolare rilievo, in particolare nel settore economico.

BAHREIN

Il Bahrein è una monarchia costituzionale: il sovrano è Ḥamād b.ʿĪsā Āl Khalīfa.

Il Bahrein ha due camere, una bassa, il Majlis al-nuwāb (lett. "Assemblea dei deputati"), eletta a suffragio universale, ed una camera alta di nomina regia, il Majlis al-shūra ("Assemblea del consiglio").

Benché numerosi diritti umani fondamentali siano costantemente violati, "Le elezioni del 2018 sono storiche per il Bahrein" ha dichiarato Mohammed Al Sayed, portavoce dell'organizzazione Cittadini per il Bahrein. "Certamente avremo più donne in parlamento e ciò è fonte di orgoglio per tutti i bahreiniti poiché crediamo nell'uguaglianza e nell'importante ruolo che hanno le donne bahreinite nella società e nella politica" ha aggiunto. Sei donne sono state elette su 40 membri del Consiglio dei Rappresentanti del Bahrein: numeri contenuti, ma in crescita costante. Alle elezioni del 2002 si presentarono 31 candidate, ma nessuna donna fu eletta.

EMIRATI ARABI

Gli Emirati Arabi Uniti sono l'unico Stato arabo a forma federale. La leadership è nelle mani di famiglie degli Emiri dei 7 Emirati federati e la famiglia regnante è al potere dalla nascita dello Stato.

Le donne emiratine ambiscono a contare sempre di più e a competere con i colleghi maschi nell’esercizio della leadership. A seguito della direttiva del presidente degli Emirati Arabi Uniti, Khalifa bin Zayed Al Nahyan, da quest’anno (2019) raggiungeranno il 50% dei seggi nel Consiglio federale nazionale, ossia 20 su 40. Dopo l’ingresso nell’esecutivo di due nuove giovani ministre con deleghe alla Gioventù e alla Felicità, si concretizza così il raggiungimento dell’obiettivo della parità di genere nell’istituzione che guida i sette Emirati.

Se questa sia una misura più formale che sostanziale è ancora presto per dirlo.

Sebbene gli Emirati Arabi – in base al Report sul divario di genere del World Economic Forum – registrino miglioramenti per uguaglianza retributiva, le pratiche di discriminazione latente sono ancora diverse in ambito legale, sociale e culturale. Gli Emirati Arabi occupano il posto 103 su 135 nel Global Gender Gap Report 2016.

GIORDANIA

La Giordania è una monarchia costituzionale sulla base della Costituzione promulgata l'8 gennaio 1952.

Il potere esecutivo è detenuto dal re e dal suo Consiglio dei ministri. Il Parlamento ha scarsi poteri di controllo sul sovrano.

Il potere legislativo spetta all'Assemblea Nazionale (Majlis al-Umma). L'Assemblea Nazionale è composta da:

  • Camera dei Deputati (Majlis al-Nuwaab), con 110 membri, di cui 104 eletti ogni quattro anni in altrettanti collegi e sei donne elette da uno speciale collegio elettorale. Nove e tre seggi della Camera sono riservati ai Cristiani ed a Ceceni/Circassi.
  • Assemblea dei Senatori (Majlis al-Aayan) composta da 40 membri nominati dal re per un mandato di otto anni.

Le donne lavoratrici in Giordania rappresentano solo il 16% della forza lavoro del paese, una delle percentuali più basse al mondo.

IRAQ

Secondo la Costituzione del 2005, l'Iraq è una Repubblica Parlamentare, federale, democratica e islamica. L'esigenza di un equilibrio tra le comunità si è riflessa nella spartizione delle tre principali cariche dello Stato che, seppur non formalmente prevista nella costituzione, è considerata parte fondamentale dell'accordo fra le tre principali comunità del Paese:

  • il Presidente della repubblica, carica per lo più onorifica, attribuita a un curdo,
  • il Primo ministro, scelto all'interno della comunità sciita,
  • il Presidente del parlamento, sunnita.

Il Parlamento iracheno consta di una camera bassa, il Consiglio dei Rappresentanti, e di una camera alta, il Consiglio della Federazione, tuttavia quest'ultimo non si è mai costituito pur essendo previsto dalla Costituzione. I seggi sono ripartiti in proporzione ai voti con una quota del 25% di seggi riservati alle donne.

IRAN

L'architettura istituzionale dell'Iran si fonda sulla coesistenza del Velayat-e-Faqih (il Primato del Giureconsulto islamico) e di organi elettivi quali il Presidente della Repubblica e il Parlamento (Majlis). Al vertice della piramide di potere vi è la Guida Suprema (Rahbar) che è arbitro delle fazioni politiche, configurandosi quale decisore ultimo negli affari di Stato.

Alle recenti elezioni, la presenza delle donne che hanno partecipato e che sono state elette è stata notevole: ben 17 su 209 al Parlamento.

Sono inoltre state scelte dal presidente tre donne, due di queste come vice-premier: Massoumeh Ebtekar, vicepresidente per le Donne e gli Affari familiari; Laaya Joneidi, vicepresidente per gli Affari legali; e Shahindokht Molaverdi, come assistente per i Diritti dei cittadini.

KUWAIT

Il Kuwait è una monarchia costituzionale con un sistema di governo parlamentare, il più antico del Golfo. Il capo dello Stato è l'Emiro, un titolo semi-ereditario.

L'emiro nomina il primo ministro, che fino a pochi anni fa era anche l'erede al trono. Un consiglio dei ministri (16 membri) aiuta il primo ministro nei suoi compiti di capo del governo. Il Parlamento, o Majlis al-Umma (Assemblea Nazionale), consta di 50 membri, che vengono scelti in elezioni che si tengono ogni quattro anni e dei ministri.

Fino al 2005 avevano il diritto di voto solo i maschi adulti, il 16 maggio 2005 il Parlamento ha esteso il diritto di voto alle donne. Tuttavia, dato che il conseguimento della cittadinanza kuwaitiana è molto difficile e che la maggioranza della popolazione è costituita da immigrati e dai loro discendenti, gli elettori costituiscono solo il 10% della popolazione.

Le donne in Kuwait sono tra le più emancipate di tutta la regione mediorientale.

Nel 2012 quasi il 50% delle donne del Kuwait era pienamente integrato all'interno della classe lavoratrice, con accesso all'attività di giudici, poliziotti, guardie reali e Ufficiali delle forze speciali.

La loro partecipazione all'interno della vita sociale risulta quindi esser molto più alta rispetto alla media dei paesi della regione. Esse sono in grado di lavorare e mantenersi liberamente ed hanno la possibilità di raggiungere anche alte posizioni di potere ed influenza.

Per la prima volta nel 2009 sono state elette ben quattro donne al Parlamento.

LIBANO

Il Libano è una repubblica parlamentare.

Non esistono le discriminazioni su base dottrinale islamica come nei Paesi del Golfo: le donne libanesi guidano, lavorano, si divertono e portano sempre meno il velo. Tuttavia, la partecipazione femminile al lavoro è del 22%, contro il 73% degli uomini. Il Libano occupa l’83esimo posto nel Gender Inequality Index.

Le parlamentari donne sono ancora molto poche e si sta pensando di introdurre quote rosa.

Questa carenza si registra anche se alle elezioni del 2018 vi fu una rilevante presenza di donne candidate; mentre, nelle elezioni del 2009, erano solo 11. L'anno scorso al Parlamento, se ne sono registrate 114 (ne sono rimaste in corsa 88): si tratta di avvocati, medici, giornalisti, ingegneri, attivisti. La loro speranza è che in Parlamento siano elette in misura maggiore delle 4 deputate presenti oggi, legate peraltro a partiti tradizionali.

OMAN

L'Oman è una monarchia assoluta governata dal sultano Qābūs, al potere dal 1970.

Nel novembre 2010 l'UNDP, su 135 paesi considerati, ha classificato l'Oman come lo Stato che ha avuto il maggior sviluppo socio-economico negli ultimi 40 anni. Il sultanato è considerato uno dei più sviluppati tra i paesi arabi.

Il suffragio universale per i cittadini aventi più di 21 anni fu introdotto il 4 ottobre 2003: fu così che 190.000 persone (il 74% degli aventi diritto) votarono per eleggere 83 membri dell'assemblea (2 di questi erano donne).

L’Oman ha scelto nel 2019, tra 637 candidati, appena 40 tra le donne. Sono comunque in crescita rispetto alle 8 legislature precedenti.

Il sultano detiene comunque un potere di stampo assolutistico.

ISRAELE

Israele è una repubblica parlamentare, basata sul multipartitismo e su elezioni a suffragio universale.

Il potere legislativo spetta alla Knesset (Assemblea nazionale), composta da 120 deputati eletti ogni quattro anni con sistema proporzionale dalle liste dei partiti.

Alle recenti elezioni sono state elette 13 neo-parlamentari donne che, insieme a quelle confermate, eguagliano la cifra record di 29 parlamentari come le donne elette nel 2015 (un dato ancora più notevole se si tiene conto del fatto che alcuni partiti ultra-ortodossi come Shas ed Ebraismo Unito della Torà non candidano donne nelle loro liste).

QATAR

Il Qatar è un emirato retto dalla famiglia reale Al Thani, la quale governa lo Stato dal 1825.

Dopo il referendum costituzionale del 2003 è diventata formalmente una monarchia costituzionale che prevede l'elezione diretta di 30 dei 45 membri dell'Assemblea consultiva, mentre 15 vengono scelti dall'emiro. Le prime elezioni sono state più volte rimandate: di fatto il potere è concentrato nelle mani dell'emiro. Non sono permessi i partiti politici e il potere esecutivo viene esercitato dal Consiglio dei ministri (Shura), i cui membri vengono nominati dal capo di Stato, l'emiro, che svolge anche le funzioni di capo del governo.

Nel novembre 2017 l’Emiro ha proceduto al rinnovo dell’Assemblea, privilegiando la classe imprenditoriale più attiva (28 i nuovi membri, 13 le riconferme, 4 le donne).

TURCHIA

La Turchia è una repubblica presidenziale dal 2017 ed è stato uno dei primi paesi a concedere ai suoi cittadini il suffragio elettorale universale, benché fino al 1946 sia stata retta da un sistema a partito unico.

L'attuale sistema legislativo unicamerale è entrato in vigore con la costituzione del 1982.

Nel corso degli anni trenta, per la prima volta le donne entrarono in politica; infatti, nelle elezioni generali del 1935 diciotto donne divennero parlamentari.

Sebbene la rappresentanza delle donne negli organismi politici e decisionali continui a rimanere relativamente bassa, il numero delle donne parlamentari è salito al 14,3% a seguito delle elezioni parlamentari in Turchia del 2011 (79 di numero). Nel 1975 la percentuale era del 10,9%, mentre nel 2006 è stata del 16,3%.

Riassumendo rapidamente è quindi facile notare come in alcuni paesi le donne stiano ottenendo importanti risultati, migliorando la loro posizione e come invece, in modo diametralmente apposto, sono ancora ben lontane anche solo dal non essere più considerate schiave dal proprio marito.

FONTI


Condividi il post

  • L'Autore

    Sofia Perinetti

Categorie

Dal Mondo Medio Oriente


Tag

trattaMIbene Donne donnearabe woman Middle Eastern Politica political rights

Potrebbero interessarti

Image

Donne e AIDS

Sofia Abourachid
Image

Le donne e il mondo arabo: un’evoluzione continua

Nico Delfine
Image

Donne e tentativi di ascesa politica in Africa

Sofia Abourachid
Accedi al tuo account di Mondo Internazionale
Password dimenticata? Recuperala qui
Diventa Associato