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Le Nazioni Unite decideranno sul futuro delle armi nucleari

Il 27 ottobre, gli stati membri delle Nazioni Unite hanno votato sull’apertura di un negoziato per quanto riguarda un trattato di messa al bando delle armi nucleari. La discussione, avanzata in concomitanza con la settimana di educazione al disarmo nucleare promossa dall’UNODA (United Nations for Disarmament Affairs), potrebbe dunque costituire una delle decisioni più importanti nei 71 anni di operato delle Nazioni Unite riguardo ad uno dei temi cardini del sistema internazionale contemporaneo. Nonostante l’opposizione di 8 potenze nucleari (Francia, Stati Uniti, Russia, China, Regno Unito, India, Pakistan e Israele), la risoluzione “L.41”, sostenuta in prima linea da Messico, Austria, Brasile, Irlanda, Nigeria e Sud Africa, è passata con ben 123 voti favorevoli, 38 contrari e 16 astenuti, con un imprevisto assenso da parte della Corea del Nord, la nona potenza nucleare.

Gli Stati Uniti si sono fortemente schierati contro l’adozione di tale risoluzione, facendo pressione anche sugli stati alleati, poiché dagli armamenti nucleari dipende la loro sicurezza regionale e globale, come dichiarato dall’ambasciatore americano Robert Wood alla conferenza di disarmo alle Nazioni Unite di Ginevra: “Il trattato di messa al bando rischia di compromettere la nostra sicurezza regionale”, nonostante il Presidente statunitense Barack Obama avesse espresso il bisogno di una “rivoluzione morale” sull’uso delle armi nucleari in occasione del suo discorso al memoriale della tragedia di Hiroshima il 27 Maggio 2016. La controversa risoluzione, che segnerebbe un passo decisivo a 46 anni dal Trattato di non proliferazione nucleare approvato presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel luglio 1968, dimostra una rinnovata crescita dell’attenzione da parte dei leader mondiali sul tema e rispecchia anche i timori di una possibile nuova “Guerra Fredda” a causa del sempre più allarmante deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Federazione Russa. La possibilità di una guerra nucleare rimane quindi uno dei punti cardini sulle decisioni che saranno prese in sede delle Nazioni Unite.

Interessante anche la posizione dell’Australia, che si è duramente opposta all’apertura della discussione votando contro l’inizio dei negoziati previsti per il 2017. Secondo l’intervento del diplomatico australiano Ian McConville: “Un trattato di messa al bando non faciliterebbe il disarmo e renderebbe ancora più difficile convincere le potenze nucleari a ridurre il proprio arsenale”. Dietro la scelta di schierarsi contro l’adozione del trattato potrebbe nascondersi la volontà del governo di non perdere il fattore deterrente di sicurezza derivante dalle armi nucleari statunitensi, un’ipotesi effettivamente possibile secondo le email governative rilasciate per libera informazione, in cui si esprime il timore del corpo diplomatico australiano in vista del sempre maggiore consenso tra la coalizione delle potenze non-nucleari sulla messa al bando delle armi. La coalizione, di ben 127 stati guidati dall’Austria, ha supportato ufficialmente l’impegno umanitario per “diminuire il distacco tra divieto ed eliminazione dell’uso delle armi nucleari”, una posizione altrettanto ferma sul tema nata durante la Conferenza sull’impatto umanitario delle armi nucleari di Vienna nel Dicembre 2014.

Si prospetta pertanto un intenso dibattito in vista dell’apertura della conferenza sui negoziati prevista per Marzo 2017 e nonostante l’ampio consenso ottenuto dalla risoluzione rimane il fatto che le maggiori potenze nucleari potrebbero utilizzare la loro influenza e pressione sugli alleati per impedire la sua adozione. Sembra però che il mondo si stia finalmente muovendo verso una nuova direzione riguardo alle armi di distruzione di massa, come già successo in precedenza per le armi chimiche e biologiche, che potrebbe portare ad un ridimensionamento dei progetti di sicurezza degli stati e ad un forte mutamento del sistema internazionale basato sulla deterrenza nucleare, dove le grandi potenze come gli Stati Uniti dovrebbero ricostruire da zero le proprie strategie di difesa a lungo termine affidandosi a nuove tecnologie. Ora non resta che aspettare l’evolversi della situazione e del dibattito in vista dell’apertura della conferenza, sperando che gli orrori visti su Hiroshima e Nagasaki risveglino la coscienza dei leader mondiali.


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  • L'Autore

    Andrea Maria Vassallo

    Studente di scienze politiche appassionato di relazioni internazionali, con un forte interesse per la geopolitica e l'area post-sovietica.

    Il mio impegno in Mondo Internazionale è motivato dal confrontarmi continuamente con contesti e punti di vista diversi, così anche dall'incredibile opportunità di sviluppare e accrescere le soft-skills fondamentali per una maggiore abilità professionale e

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Geopolitica Mondo


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