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Le elezioni presidenziali rafforzano la posizione del Montenegro in linea con NATO ed UE

Le terze elezioni presidenziali da quando il Montenegro è tornato ad essere uno Stato indipendente (3 giugno 2006) sono state vinte dal candidato del Partito Democratico dei Socialisti del Montenegro, Milo Đukanović, già Presidente dal 1998 al 2002 e Primo Ministro per ben 6 mandati, oltre che Presidente del suo partito (DPS) dal 1997. Il DPS era originariamente il braccio del Partito Comunista di Yugoslavia in Montenegro, dove ha governato dall’introduzione del sistema multi-partitico. Negli ultimi anni ha assunto posizioni di promozione all'ingresso del Montenegro all'interno dell'UE e posizioni in chiave anti-russa, emerse bene anche in questa campagna elettorale: i buoni rapporti con la Russia stanno scemando, come confermano le critiche di Mosca e le recenti dichiarazioni di Putin.

Đukanović, delfino del Presidente uscente Filip Vujanović – ineleggibile per aver svolto due mandati e sotto il cui governo il Paese ha aderito alla NATO lo scorso anno – ha sconfitto, anche grazie ad alleanze con partiti tanto socialdemocratici quanto di centro(-destra) ma soprattutto rappresentanti delle minoranze, gli sfidanti Mladen Bojanić (sostenuto da una coalizione formata da Fronte Democratico, Montenegro Democratico e Azione Unita per la Riforma) e la prima donna candidata, Draginja Vuksanović, sostenuta dal Partito Social Democratico del Montenegro.

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Fonte: predsjednik.gov.me

La Commissione Statale Elettorale del Montenegro ha ammesso in totale 7 candidati, ma la vittoria di Đukanović al 53,9%, data in realtà per scontata e che non sorprende essendo in linea con gli ultimi governi e le politiche intraprese in questi anni, il secondo posto di Bojanić al 33,4% e il risultato migliore delle aspettative di Vuksanović (8,2%) hanno lasciato agli altri pretendenti solo le briciole.

Non è stato neanche necessario un secondo turno, dal momento che la legge elettorale prevede un run-off dopo due settimane solo se nessun candidato riceve la maggioranza assoluta dei voti al primo turno. Il sistema elettorale prevede anche che per essere candidati si debbano raccogliere 7993 firme, che le elezioni si svolgono ogni 5 anni e che si può essere eletti per un massimo di mandati (questo è il motivo per il quale Vujanović non si è potuto ricandidare, aprendo la strada al leader del suo stesso partito).

Come è già stato detto, in questa sfida tra UE e Russia per contendersi uno Stato piccolo ma in una posizione geopoliticamente strategica e che dovrebbe aderire all’Unione Europea entro il 2025, che ha spinto la Russia a sostenere Bojanić e l’UE a sostenere Đukanović (nonostante le accuse rivolte nei suoi confronti di far parte di una corruzione dilagante ed una criminalità organizzata resasi protagonista di numerose recenti sparatorie ed attentati), non è una sorpresa la vittoria del DPS. Semmai lo è il suo incremento di voti, nonostante un’opposizione che contava 6 candidati e con varie liste a sostegno, soprattutto di Bojanić, arrivato secondo ma molto lontano; sicuramente di più dello sfidante di Vujanović, Miodrag Lekić, del Fronte Democratico che racchiudeva tutto il centro-destra fino ad arrivare alla destra montenegrina. All’epoca (era il 2013), però, gli sfidanti furono solo loro 2, e Vujanović prese il 51,2%. Risulta quindi che i filo-occidentali, filo-europei e filo-Nato del DPS abbiano aumentato sia i voti sia il loro peso politico. Più che una sorpresa, una conferma.


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    Alessio Ercoli

    Laureando in Scienze politiche e delle relazioni internazionali all'Università della Valle d'Aosta, studente Erasmus+ presso l'Universitat de Barcelona (2015). Specializzato in analisi politica e geopolitica, appassionato di sistemi di partito e campagne elettorali. Ma anche attivista politico e campaign strategist.

Data di pubblicazione 30 aprile 2018

Tag elezioni Montenegro ue NATO

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