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Le elezioni in Venezuela

Il 10 dicembre si sono tenute, in Venezuela, le elezioni municipali e, stando ai risultati ufficiali, il PSUV (Partido Socialista Unido de Venezuela) ha vinto in 308 comuni su 335.

Quindi, secondo l’ennesima chiamata alle urne, il popolo venezuelano avrebbe evitato anche stavolta di optare per il cambio. 

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L’opposizione, riunita nella MUD (Mesa de Unidad Democratica) è sempre più frammentata e ciò non è affatto confortante: anche a queste elezioni c’è stato chi ha chiamato all'astensione, chi al voto per esercitare il proprio diritto. E questa divisione interna giova solo al fronte opposto, ovvero il partito del presidente Maduro.

La settimana scorsa, tra l’altro, è fallito l’ennesimo tentativo di dialogo che le due parti stanno portando avanti in Repubblica Dominicana. Anche su questo punto la stessa opposizione è divisa: quelli che si presentano al tavolo delle trattative vengono additati, dagli stessi compagni della MUD, come “traditori” verso i venezuelani che, lo scorso 16 luglio, hanno votato al plebiscito contro la Costituente, la quale si è poi comunque insediata.

Inoltre, nelle scorse settimane, uno storico prigioniero politico, Antonio Ledezma, è riuscito a fuggire in Colombia, per rifugiarsi poi in Spagna. Anche a questo proposito le reazioni sono state differenti e tutte comprensibili: felicità per Ledezma e famiglia, ma anche perplessità su come sia riuscito ad evadere dai domiciliari. Lo stesso presidente Maduro ha commentato il fatto, dicendo: “Ci è scappato il vampiro! Ma che non torni!”.

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Nel frattempo, come procede la vita dei venezuelani? Di male in peggio. Ormai i prezzi sono elevatissimi, la vita ha un costo insostenibile ed inaccessibile per la maggior parte della popolazione; ogni giorno muoiono pazienti per mancanza di trattamenti e medicine, muoiono bambini per malnutrizione, vista la mancanza di cibo; sono sempre più i bambini e i giovani che vivono per strada, abbandonati dai genitori che di certo non versano in condizioni migliori. È normale, ormai, vedere gente che fruga nella spazzatura, che mangia cani e gatti randagi, che ruba ai “ricchi” visto che i servizi offerti dal governo non permettono comunque di sopravvivere. Eppure, i “ricchi” non sono tanto benestanti: cercano di potersi permettere qualcosa vendendo averi o dollari al mercato nero, ma non conducono una vita tanto migliore. Potremmo dire che è loro consentito di sopravvivere più a lungo.

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Inoltre, la tesserina governativa “Carnet de la patria” viene ormai richiesta in ogni ambito: per uscire dal paese, per poter legalizzare i documenti, per potersi laureare, per poter fare acquisti. E come dimenticare l’arresto dei dirigenti della CITGO, ovvero la filiale di PDVSA (la compagnia petrolifera di stato)? O le incursioni del SUNDDE (Soprintendenza Nazionale per la Difesa dei Diritti Socioeconomici) presso i commercianti per costringerli a ridurre i prezzi del 50% e, in caso di resistenza, minacciano con il carcere e con il portar via la merce?

Di fronte a tutto ciò, siamo davvero sicuri che il popolo venezuelano abbia realmente scelto di proseguire su questa strada?

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    Glenda Ferrari

    Sono una studentessa universitaria con una forte passione per il Venezuela, paese in cui ho vissuto tra il 2012 e il 2013, che è stato il periodo di transizione da Chavez a Maduro. Nel corso degli anni, ho maturato un interesse più generale per l'America Latina.

Data di pubblicazione 13 dicembre 2017

Tag Venezuela Sud America elezioni

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