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LE DONNE E IL DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE LA PROPRIA RELIGIONE

IL NIQAB, IL CASO FRANCESE E CASI ANALOGHI IN AFRICA

Il velo islamico è spesso oggetto di dibattiti in tutto il mondo, ma a tale merito ci sono molti aspetti che meritano di essere approfonditi. Quel pezzo di stoffa che copre i capelli di molte donne musulmane tocca aspetti religiosi, culturali, politici e filosofici, dando vita a complesse questioni tra cui la libertà di culto, la possibilità di autodeterminarsi, il rapporto tra pubblico e privato e l'accesso ai diritti.

Le tipologie di velo esistenti sono almeno 4. Quello usato dalla maggioranza delle donne musulmane è il Hijab, il velo che copre il capo e al massimo il collo, lasciando scoperto il viso nella sua completezza. Dopo di ché vi è il Chador, usato soprattutto in Iran, costituito da un largo mantello nero che copre capo e spalle arrivando fino ai piedi, ma lasciando scoperto il volto.

Il Niqab, oggetto centrale di questo approfondimento, è usato in Arabia Saudita e paesi limitrofi. È un tipo di velo nero che copre il viso, lasciando semplicemente una fessura all’altezza degli occhi. Infine c’è il Burqa, tipico dell’Afghanistan, rappresentato da un ampio velo azzurro che copre tutto il corpo, compreso viso e occhi, lasciando un tessuto traforato in corrispondenza degli occhi.

Khaled Fouad Allam, professore di islamologia alle Università di Trieste e di Urbino, algerino e musulmano, ha scritto su la Repubblica: “Storicamente, il Hijab non ha mai rappresentato un dogma nell'Islam, un'obbligazione giuridica o un simbolo religioso, anche se oggi lo si vuol far passare come tale”. In passato si parlava di velo soltanto in riferimento alla preghiera rituale, quando le donne si recavano in moschea per la preghiera del venerdì.

Il passaggio che ha visto l’uso del Hijab, per come lo si intende oggi, ha portato ad una distinzione tra donne musulmane e non musulmane: esso diventa segno distintivo dell'identità e dell'appartenenza alla comunità islamica. Il Hijab è un'invenzione degli ultimi secoli che non trova base effettiva nel testo del Corano. Il suo decisivo mutamento simbolico è avvenuto quando, in molti Paesi africani e mediorientali, i processi di modernizzazione (che hanno seguito la decolonizzazione) hanno portato a nuovi fenomeni, come l'alfabetizzazione di massa. Motivo per cui le donne hanno iniziato ad aprirsi alla scuola e al mondo del lavoro, uscendo così dalle mura di casa, approcciandosi anche con il mondo esterno. Di fronte a una tale trasformazione sociale, molti hanno reagito in modo neo-conservatore, prescrivendo l'uso del Hijab. Il velo è diventato così segno distintivo dell'identità islamica oltre che simbolo di una frontiera di genere. Oggi il velo crea in alcuni Paesi anche divisione; anziché sancire un principio di uguaglianza, enfatizza infatti la discriminazione fra i sessi.

“Oggi pertanto il velo assume il significato di un'identità in crisi”, dice Khaled Fouad Allam. Chi lo indossa, soprattutto in occidente, lo fa per coercizione, per condizionamento, per rivendicazione o per libera scelta. Le letture che si possono fare sono molte.

Nel 2010, la Francia di Sarkozy ha promulgato una legge che punisce con una multa chi nello spazio pubblico indossi un Burqa o Niqab. Nel 2010, secondo il Ministero degli Interni francese, erano 2000 le donne che in Francia usavano questo tipo di velo, su una popolazione musulmana di pressoché 5,7 milioni di individui (oggi il Paese con il maggior numero di cittadini musulmani in Europa è proprio la patria della ‘Liberté, Égalité e Fraternité’, con circa 6 milioni – il 9 per cento della popolazione residente, di provenienza soprattutto dal nord-Africa).

Sembra, però, che la legge che bandisce il Niqab non sia stata di fatto applicata. Un portavoce della polizia francese conferma a Le Monde: “Sin dal principio abbiamo detto che sarebbe stata una legge di difficile applicazione. (…) Ci pensiamo due volte prima di metterci in situazioni complicate”.

Al contrario, c’è chi sostiene che la legge del 2010 ha funzionato. Le Monde riporta altresì l’esempio di alcune donne che lo mettono nonostante il parere contrario del marito, a rivendicazione del libero arbitrio.

 Secondo gli esperti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, la legge francese che vieta l’uso del velo integrale in pubblico interferisce in modo sproporzionato con il diritto di manifestare liberamente la propria religione. Il Comitato per i Diritti Umani dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite aveva ricevuto qualche anno fa un ricorso da parte di due francesi multate per aver indossato il velo integrale secondo la legge del 2010. A detta del gruppo di esperti, la legge con cui la Francia ha deciso di bandire il Niqab viola i diritti umani. Nell’annunciare la decisione finale, l’organismo dell’Onu ha chiesto che da parte francese vi fosse una compensazione per le due donne, l’adozione di misure volte a evitare che casi simili si ripetano, nonché di trasmettere una relazione entro 180 giorni sulle misure di attuazione della decisione del Comitato di esperti. Sembra però che la decisione non farà cambiare la normativa: la Corte Europea per i Diritti Umani si è espressa in passato in modo contrario a quanto espresso dagli esperti Onu. Per ben due volte la Corte si è detta favorevole alla legge votata nel 2010.

Ad ogni modo la Francia non è l’unica ad andare contro il velo islamico integrale. Casi analoghi si sono verificati in altri Paesi europei, come Danimarca, Austria e Belgio.

Per quanto riguarda l’Africa, vari sono i Paesi che hanno preso iniziative simili. In Algeria è stato imposto il divieto di indossare il Niqab nei luoghi della pubblica amministrazione per ragioni di sicurezza e per permettere una più facile identificazione nei luoghi di lavoro. Altri casi, a partire dal 2015, si possono inserire nel mondo nordafricano: vi è la Tunisia con un simile divieto per le insegnanti delle scuole, e l’Egitto con un altrettanto divieto all’Università del Cairo. Ad aggiungersi lo Sri Lanka con il proprio divieto verso l’uso del Niqab. Il governo del Marocco, Paese che si propone come punto di riferimento dell’Islam moderato, ha vietato la produzione, la vendita e l’uso del Burqa per ragioni di sicurezza. Il velo integrale è stato bandito anche in Senegal, Paese la cui popolazione è per il 95% musulmana ma che ritiene che il Burqa “non misuri la sua concezione dell’Islam”. 

I motivi che hanno portato alla messa al bando del velo non sono solo ideologici ma di sicurezza nazionale. Questa misura, spesso, è stata presa dagli Stati per evitare che i terroristi facciano uso del Burqa per passare inosservati. Ad inserirsi accanto all'esempio senegalese vi sono inoltre Camerun, Nigeria, Ciad, Gabon e Repubblica Democratica del Congo, che sempre per ragioni di contrasto al terrorismo hanno adottato il divieto al velo integrale.

Resta comunque il fatto che ciascun Paese ha adottato una legislazione diversa. Ma constatato che il Corano non prevede questo uso particolare del velo per le donne - per non parlare del Niqab imposto solo dai fondamentalisti sauditi, dai talebani afghani e dallo Stato islamico per esercitare il controllo sulla componente femminile - non resta che chiedersi se leggi come queste liberino o opprimano.

Le seguenti fonti consultate per la redazione di questo contributo sono liberamente consultabili:

  • Algeria: divieto di niqab negli uffici

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2018/10/19/algeria-divieto-di-niqab-negli-uffici_2e91f250-a14f-46d0-963b-c785bdb7e05b.html

  • Cameroon bans Islamic face veil after suicide bombings

https://www.bbc.com/news/world-africa-33553041

  • Islam in Europa, cinque cose da sapere. Nel 2050 musulmani raddoppiati in Italia

https://www.corriere.it/cronache/cards/islam-europa-cinque-cose-sapere-2050-musulmani-raddoppiati-italia/oggi-paesi-piu-musulmani-sono-francia-germania.shtml

  • L'Onu boccia la legge francese sul divieto del velo integrale

https://www.repubblica.it/este... 

  • Loi sur le voile intégral : « On a créé le monstre qu’on voulait éviter »

https://www.lemonde.fr/religions/article/2015/10/10/loi-sur-le-voile-integral-on-a-cree-le-monstre-qu-on-voulait-eviter_4786934_1653130.html

  • Ma la legge del Corano non impone il velo

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/01/22/ma-la-legge-del-corano-non-impone.html

  • Niqab, hidjab, burqa : des voiles et beaucoup de confusions

https://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2015/06/11/niqab-hijab-burqa-des-voiles-et-beaucoup-de-confusions_4651970_4355770.html

  • RAPPORT ANNUEL DEL ’ OBSERVATOIRE DE LA LAÏCITÉ 2017-2018

https://www.gouvernement.fr/rapport-annuel-de-l-observatoire-de-la-laicite-2017-2018-et-sa-synthese

https://www.ladocumentationfrancaise.fr/var/storage/rapports-publics/184000292.pdf


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  • L'Autore

    Sofia Abourachid

    Dottoressa in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani con Laurea acquisita presso l’Università degli Studi di Padova.

    Dottoressa Magistrale in Relazioni Internazionali curriculum di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali con Laurea acquisita presso l’Università degli Studi di Milano.

    Appassionata di diritti umani e di tutto ciò che concerne il sociale, tra cui tematiche di uguaglianze di genere, minori, donne, immigrati e terzo settore; altrettanto appassionata di storia e di politica internazionale, cerca di contribuire all'Associazione in maniera attiva.

    Le conoscenze che possiede si intrecciano con la sua storia personale. Le origini arabe che ha ereditato, assieme alla lingua e alle tradizioni di un mondo tutto da scoprire, le permettono di apportare a Mondo Internazionale un tocco in più che si va a sommare a tutti gli altri punti di forza dell'Associazione.

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