background

L’apertura di Washington a Maduro: tra geopolitica e sicurezza energetica

L’incontro del 5 marzo scorso a Caracas tra una delegazione americana di alti funzionari, guidata dal consigliere per l’America Latina Juan González e il leader venezuelano Nicolàs Maduro – incontro avvenuto pochi giorni prima dell’annuncio sull’embargo energetico alla Russia – ha segnato una ripresa ufficiale del dialogo tra le parti. Difatti, le relazioni diplomatiche tra la Casa Bianca e Miraflores si sono definitivamente interrotte nel 2019, quando l’allora presidente Trump, a fronte dell’amplificarsi delle violenze commesse dal regime contro i dissidenti, optò per un consolidamento del quadro sanzionatorio[1] , quest’ultimo avviato nel 2006 e portato avanti dall’amministrazione Obama. Dopo il riconoscimento del leader dell’opposizione Juan Guaidò come presidente ad interim, l’amministrazione Trump ha imposto un embargo energetico totale che ha fatto sprofondare il Venezuela in una grave crisi economica, provocando un graduale impoverimento della popolazione locale. Un indicatore dell’impatto delle ultime sanzioni americane sull’economia venezuelana è rappresentato dal calo della produzione petrolifera di circa l’83%[2] rispetto ai livelli del 2013.

Nel corso degli ultimi decenni, l’ostilità americana al chavismo, collimata dall’inasprimento delle sanzioni, ha avuto l’effetto di spingere il Venezuela verso l’orbita di Mosca[3], facendone un partner strategico e favorendo la penetrazione militare di quest’ultima all’interno di quello che Washington, in chiave geopolitica, ha da sempre considerato il proprio “courtyard”. L’attuale fragilità russa, sempre più impantanata nel teatro operativo ucraino, si presenta come un’opportunità per gli Stati Uniti di limitare, se non addirittura estromettere Mosca da una regione chiave per i propri interessi vitali, anche attraverso il ripristino di un canale di dialogo con un governo considerato formalmente illegittimo.

Nell’incontro del 5 marzo, definito da Maduro come “cordiale, rispettoso e diplomatico”[4], l’amministrazione Biden ha manifestato una volontà politica di allentare parte delle sanzioni, tra le quali la possibilità per Caracas di rientrare nel sistema SWIFT. Tuttavia, in ottica americana, una revoca integrale[5] delle sanzioni può avvenire solo a fronte di un impegno formale da parte del regime venezuelano, a intraprendere quel percorso di riforme politiche ed economiche che, da un lato trasformino il sistema politico-istituzionale in un modello democratico e inclusivo, e dall’altro favoriscano un rinnovamento sul piano infrastrutturale dell’industria petrolifera, al fine di renderla competitiva e accessibile ai partner americani.

Attraverso queste riforme, Washington mira a perseguire, fondamentalmente, due obiettivi di medio-lungo periodo, sul piano politico l’indebolimento del regime di Maduro, la cui autorità difficilmente uscirebbe illesa dalla transizione democratica, mentre dal punto di vista economico e infrastrutturale, queste riforme potrebbero fare nuovamente del Venezuela – paese con il maggior numero di giacimenti petroliferi al mondo – un partner chiave in materia di sicurezza energetica.

Per comprendere come la messa al bando del petrolio russo abbia posto il tema della sicurezza energetica al centro del dibattito politico americano, è importante considerare come, a seguito dell’embargo energetico imposto a Caracas nel 2019, l’import di petrolio e derivati dalla Russia verso gli Stati Uniti sia sensibilmente aumentato: nel 2021 l’import di barili di petrolio dalla Russia[7] ha raggiunto la cifra più alta degli ultimi 20 anni.

Sebbene il petrolio russo rappresenti circa il 3.5% dell’ammontare totale importato in territorio americano, il mercato dei prodotti derivati dalla raffinazione rivela quanto, in realtà, il legame energetico tra Washington e Mosca sia molto più interdipendente di quanto non appaia in valori assoluti. Come riportato da uno studio pubblicato da Forbes[8], sulla base dei dati del Census Bureau – Ufficio del censimento americano – la Russia nel 2021 è stata il primo partner degli Stati Uniti in termini di carburante importato(21%). La stessa Energy Information Administration(EIA) ammette di non essere in grado di identificare quali società vendano benzina importata o benzina raffinata da greggio importato.

Dunque, la complessità strutturale del mercato dei prodotti da raffinazione, assieme a una bilancia commerciale che nel 2021 ha visto raddoppiare il proprio deficit con Mosca rispetto all’anno precedente[9], obbliga la Casa Bianca a individuare fonti alternative di approvvigionamento. L’obiettivo dell’amministrazione Biden, in vista delle elezioni di midterm del prossimo novembre, è anche quello di arginare le ripercussioni economiche che la politica di intransigenza nei confronti di Mosca sta generando nel tessuto sociale americano[10]: nel marzo scorso l’inflazione ha raggiunto l’8.5%, toccando i massimi dal 1981. Da questo punto di vista, il Venezuela può rappresentare un'opportunità di diversificazione, anche alla luce dei trascorsi tra i due paesi: i dati riferiti all’interscambio energetico[6], prima dell’inasprimento delle tensioni nel 2006, evidenziano come la Repubblica Bolivariana fosse uno dei principali partner di Washington in relazione all’import di petrolio e derivati.

L’apertura americana dei mesi scorsi appare aver sortito i primi effetti all’interno del regime venezuelano. L’incontro[11] del 17 maggio scorso tra Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea nazionale e Gerardo Blyde, rappresentante della “Piattaforma Unitaria” – raggruppamento dei partiti all’opposizione - ha dato il via ufficiale alla ripresa dei colloqui tra quest’ultima e il governo. Questo segnale di pacificazione interna promossa da Maduro è stato, infine, corrisposto dalla stessa Casa Bianca, con la decisione di quest’ultima di allentare parte delle sanzioni energetiche, ad esempio concedendo[12] alla Chevron Corporation l’autorizzazione a trattare una nuova collaborazione con la compagnia di stato venezuelana PDVSA, segno ulteriore della graduale distensione in atto tra le parti.



fonti consultate per il presente articolo

[1] [2] https://tradingeconomics.com/v... 

[3] https://www.bbc.com/news/world... 

[4] https://www.reuters.com/world/... 

[5] https://www.reuters.com/world/... 

[6] https://www.eia.gov/dnav/pet/h... 

[7] https://www.eia.gov/dnav/pet/h... 

[8] https://www.forbes.com/sites/k... 

[9] https://www.census.gov/foreign... 

[10] https://www.bls.gov/news.relea... 

[11] https://www.bbc.com/news/world... 

[12] https://www.cnbc.com/2022/05/1...

Immagine a cura di Davide Shahhosseini


Condividi il post

  • L'Autore

    Davide Shahhosseini

    Nato a Milano nel 1989, si è laureato nel 2019 al corso di laurea magistrale in "Politiche Europee e Internazionali" presso l'Università Cattolica di Milano, dopo aver conseguito la laurea “brevis” in "Organizzazioni Internazionali e Istituzioni Europee" presso l'Università degli Studi di Milano nel 2017.

    Dopo tre esperienze di vita all'estero tra Inghilterra, Turchia e Colombia, le quali gli hanno permesso di consolidare il suo interesse per le relazioni internazionali e l'interazione con le altre culture, decide di ritornare in Italia e dedicarsi a quella passione che, tra le diverse, si è sempre contraddistinta per l'ambizione che ne persegue: raccontare la verità attraverso la scrittura.

    Decide di unirsi a Mondo Internazionale, in quanto vede in questa giovane e ambiziosa associazione, una grande opportunità per convertire la passione di scrivere in un punto di inizio per il raggiungimento dei suoi obiettivi professionali.

    Attualmente ricopre il ruolo di author per le aree tematiche di "America Latina", "Sicurezza Internazionale" e per "Framing the World".




    Born in Milan in 1989. In 2019 he completed the Master's degree program in "European and International Politics" at the Università Cattolica of Milan, after having obtained a Bachelor's degree in "International Organizations and European Institutions" at the Università degli Studi in 2017.

    After three life and work experiences abroad in England, Turkey and Colombia, through which he had the opportunity to consolidate his interest towards international relations field, he decided to go back to Italy and devote himself to that passion which, among the many, has always stood out for its ambition: explaning the facts throughout research and objectivity.

    He joined Mondo Internazionale, as he saw this young and ambitious association as a great opportunity to turn his passion for writing into a starting point for achieving his professional aims.

    Currently he is author for the thematic areas of "Latin America", "International Security" and "Framing the World".

Categorie

Dal Mondo America del Nord America del Sud Temi Sicurezza Internazionale Framing the World


Tag

Stati Uniti d'America Venezuela Russia Energia Geopolitica Economia

Potrebbero interessarti

Image

Dalla Sala bianca di palazzo Pitti al Cremlino passando da Pechino. Il sogno di una grande Donna.

Redazione
Image

Strategia Nazionale di Cybersicurezza: l’Italia fra sovranità digitale e cyber diplomacy

Davide Bertot
Image

La geopolitica dell'India e del Pakistan secondo Henry Kissinger (4)

Michele Pavan
Accedi al tuo account di Mondo Internazionale
Password dimenticata? Recuperala qui