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L'Agenda 2030 delle Nazioni Unite entra nel nuovo anno: cenni sullo “stato dell'arte”

“Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c'è un'alba che ci aspetta.” Khalil Gibran


Entrati in questo nuovo anno fra profonde apprensioni e grandi speranze, vediamo cosa ci siamo lasciati alle spalle e cosa ci possiamo realmente aspettare nel 2021.

Questo anno, infatti, dovrà essere quello del rilancio in seguito ad un 2020 molto difficile su tutti i fronti:

  • Ampi incendi hanno sconvolto molte parti del pianeta, dall’Amazzonia all’Australia. In quest’ultima nazione si stima che gli animali bruciati siano stati più di un miliardo.
  • Le migrazioni per mancanza di beni essenziali hanno continuato a mietere migliaia di vittime. In troppe parti del mondo mancano ancora l’acqua corrente, le fognature, il cibo sufficiente, del vestiario minimo, giocattoli per bambini ed elementi essenziali per una vita dignitosa.
  • La disuguaglianza ha raggiunto picchi drammatici, con meno di 10 persone nel mondo che detengono la stessa ricchezza della metà di quelle più povere (3 miliardi e mezzo di uomini, donne e bambini).
  • Il COVID-19 ha colpito milioni di persone nel mondo, mostrando tutte le lacune di una sanità pubblica troppo spesso relegata ai margini dell’agenda politica. L’unica nota positiva si è registrata con la diminuzione dei consumi e il conseguente minore rilascio di anidride carbonica nell’atmosfera, mostrandoci cieli limpidi sopra le città più inquinate del mondo e animali al ritorno in habitat persi da decenni.
  • Lo sfruttamento dei mari ha raggiunto nuovi picchi, con una miriade di specie sull’orlo dell’estinzione.
  • L’educazione è sempre più carente, anche nei Paesi del primo mondo. L’aumento delle disuguaglianze comporta infatti un abbandono scolastico significativo tra le fasce più deboli della popolazione, con troppe famiglie che non riescono a soddisfare nemmeno le necessità basilari per i propri figli.
  • Il surriscaldamento globale sta stravolgendo completamente gli equilibri naturali, con interi ghiacciai che stanno scomparendo, l’innalzamento dei mari che mette a rischio l’esistenza stessa di intere nazioni (come le Maldive), pesci esotici riscontrati in acque non appartenenti ai propri areali e con molte parti del Pianeta che segnano delle temperature invivibili. A tal proposito, il 2020 è stato uno dei 3 anni più caldi di sempre (in Iran sono stati toccati picchi di 73° e negli Stati Uniti d’America di 56,7°).

Ovunque ci voltiamo, dunque, vediamo situazioni difficili e in continuità temporale con un trend in atto da decenni, mentre gli anni per risolverle passano senza particolari miglioramenti.

Ora che anche la pandemia ha ulteriormente evidenziato tutte le lacune che ancora oggi permangono, l’umanità (in primis i nostri governanti) dovrà agire celermente e adeguatamente in questo 2021, sfruttando la sua capacità (troppo spesso scarsamente utilizzata) di apprendere dagli errori e di ricercare soluzioni per la sopravvivenza, almeno sui seguenti fronti fondamentali:

  • Implementare rapidamente le misure decise dall’Accordo di Parigi sul clima, in primis con il rientro degli USA.
  • Rafforzare la cooperazione internazionale, principalmente in sede ONU, su tutte le questioni più impellenti da risolvere: economia, benessere sociale, sanità, migrazioni, difesa dell’ambiente e sviluppo sostenibile. In quest’ottica, abbandono della semplice logica del profitto e/o del vantaggio “personale”, abbracciando un’idea di società basata sui 17 obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: zero povertà, zero fame, salute e benessere, istruzione di qualità, uguaglianza di genere, acqua pulita e igiene, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, efficientamento dell’industria e delle infrastrutture basato sull’innovazione, riduzione delle diseguaglianze, creazione di città e comunità sostenibili, responsabilizzazione per ridurre i consumi e migliorare la produzione, aiuti concreti al clima, difesa della vita sottomarina, difesa della vita sulla terra, garantire pace e giustizia con istituzioni forti, promuovere una partnership all’altezza per raggiungere tutti gli obiettivi più impellenti.
  • Pensare a forme di ristoro per i Paesi più colpiti dalla pandemia, non solo a livello sanitario ma anche economico.
  • Investire ingenti risorse per la riconversione ecologica dell’economia, abbandonando gradualmente fonti energetiche distruttive per l’intero pianeta.

Entrando più nel dettaglio delle singole regioni del mondo:

  • America Latina e Caraibi:
  • Rafforzare il ruolo della “Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici”, elevandola a consesso dove le decisioni politiche possano essere vincolanti almeno su alcuni punti di interesse comune (ambiente, lotta alla povertà, etc.).
  • Dare seguito a modelli di sviluppo dove il benessere sociale e quello ambientale prevalgano sul profitto “a tutti i costi”.
  • Pensare a modelli integrati di salvaguardia di paradisi come le Galapagos e la foresta amazzonica.
  • Rafforzare il ruolo della CEPAL (Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi).
  • America del Nord:
  • Rientro degli USA nell’Accordo di Parigi sul clima (come Biden ha promesso di fare).
  • Impegno più marcato verso una riconversione dell’economia (gli Stati Uniti sono i maggiori consumatori di energia fossile insieme alla Cina e all’India).
  • Rafforzamento della cooperazione internazionale nell’ottica del multilateralismo, per garantire una maggiore efficacia negli sforzi per avere un pianeta migliore.
  • Fondi e personale adeguati per le Agenzie per la difesa dell’ambiente (a partire dall’EPA negli USA).
  • Riduzione delle diseguaglianze, in primis rafforzando i programmi di protezione sociale.
  • Europa:
  • Rafforzamento della cooperazione interna ai Paesi dell’Unione Europea, in tema di lotta alle diseguaglianze e ambiente.
  • Fruizione immediata del Recovery Fund, su basi chiare e lineari.
  • Raffreddamento delle tensioni esterne cercando collaborazioni forti anche in sede ONU.
  • Cooperazione ed aiuto concreto con l'Africa ed altri territori confinanti, abbandonando definitivamente le idee e le azioni neocoloniali che ancora si possono chiaramente vedere.
  • Discussione chiara delle linee guida promosse dalla Commissione Europea con i Paesi membri, così da cercare un punto di accordo per ogni singola realtà. Questi punti sono i seguenti:
  • Power up: occorre anticipare la diffusione delle tecnologie pulite e adeguate alle esigenze del futuro e andrebbero accelerati lo sviluppo e l'uso delle energie rinnovabili e la loro integrazione mediante la modernizzazione delle reti e un'accresciuta inter-connettività. L'iniziativa faro getterà le basi per i mercati guida dell'idrogeno in Europa e per le relative infrastrutture. Mira a sostenere la generazione e l'integrazione settoriale di quasi il 40 % dei 500 GW di produzione di energia rinnovabile necessari entro il 2030, a sostenere l'installazione di 6 GW di capacità di elettrolizzatori e la produzione e il trasporto di 1 milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile in tutta l'UE entro il 2025.
  • Renovate: migliorare l'efficienza energetica e delle risorse degli edifici pubblici e privati contribuirà in modo sostanziale al conseguimento degli obiettivi climatici dell'UE, creerà un gran numero di posti di lavoro a livello locale in tutti gli Stati membri e promuoverà lo sviluppo digitale mediante la domotica e i sistemi di misurazione intelligenti. Entro il 2025 contribuirà a raddoppiare il tasso di ristrutturazione e a promuovere le ristrutturazioni profonde.
  • Recharge and refuel: promuovendo tecnologie pulite adeguate alle esigenze del futuro per accelerare l'uso di sistemi di trasporto sostenibili, accessibili e intelligenti, stazioni di ricarica e rifornimento e l'ampliamento dei trasporti pubblici, le città e le regioni europee saranno rese più pulite, sarà accelerata la transizione industriale e si contribuirà al conseguimento degli obiettivi climatici di Parigi. Entro il 2025 l'iniziativa faro mirerà a costruire un milione di punti di ricarica sui tre milioni necessari nel 2030 e metà delle 1 000 stazioni di idrogeno necessarie.
  • Connect: i cittadini e le imprese in Europa dovrebbero avere accesso a servizi a banda larga rapidi. Attualmente solo il 44 % delle famiglie ha accesso a reti ad altissima capacità, in grado di fornire almeno connettività Gigabit, con una copertura notevolmente ridotta nelle zone rurali. La veloce diffusione dei servizi rapidi a banda larga a tutte le regioni e a tutte le famiglie, comprese le reti in fibra e 5G, nonché lo sviluppo della comunicazione mediante crittografia quantistica, sarà essenziale per garantire la più ampia copertura territoriale possibile nelle zone non servite dal mercato, preservando allo stesso tempo l'autonomia strategica aperta dell'UE. Mentre le aree urbane e i principali assi di trasporto terrestre dovrebbero essere coperti più rapidamente mediante finanziamenti privati, il dispositivo per la ripresa e la resilienza dovrebbe garantire entro il 2025 la copertura 5G ininterrotta più ampia possibile per tutte le zone.
  • Modernise: l'identità europea e i principali servizi pubblici digitali dovrebbero essere modernizzati e accessibili a tutti. L'identificazione e l'autenticazione elettroniche sicure e a livello dell'UE nei rapporti con governi e privati e l'accesso ai loro servizi forniranno ai cittadini il controllo della loro identità e dei loro dati online e consentiranno l'accesso ai servizi digitali online. La digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici aumenterà l'efficacia di entrambi, ivi compreso il sistema giudiziario e sanitario. Entro il 2025 gli Stati membri dovrebbero garantire il rilascio dell'identità digitale europea (e-ID) e le pubbliche amministrazioni dovrebbero fornire servizi pubblici digitali interoperabili, personalizzati e di facile utilizzo.
  • Scale-up: la transizione digitale dell'UE dipende dall'aumento delle capacità industriali europee di cloud di dati e dalla capacità di sviluppare i processori più potenti, all'avanguardia e sostenibili. Entro il 2025 l'iniziativa faro mirerà a raddoppiare la produzione di semiconduttori in Europa per produrre processori 10 volte più efficienti sotto il profilo energetico. Ciò consentirà, ad esempio, la rapida diffusione delle automobili connesse e il raddoppio della quota di imprese dell'UE che utilizzano servizi cloud avanzati e megadati (rispetto al 16 % di oggi).
  • Reskill and upskill: investimenti senza precedenti nella riqualificazione e nell'aggiornamento delle competenze sono fondamentali per sostenere le transizioni verde e digitale, rafforzare il potenziale di innovazione e di crescita, promuovere la resilienza economica e sociale e garantire un'occupazione di qualità e l'inclusione sociale. Gli investimenti e le riforme dovrebbero concentrarsi sulle competenze digitali e sull'istruzione e la formazione professionale per tutte le età. Nel 2019 il 42 % degli europei non possiede ancora almeno le competenze digitali di base. Entro il 2025 la percentuale di europei di età compresa tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali di base dovrebbe aumentare fino a raggiungere il 70 %. I sistemi di istruzione devono essere ulteriormente adeguati alle sfide del 21º secolo. Gli Stati membri dovrebbero garantire un notevole incremento delle competenze digitali degli alunni, al fine di ridurre al di sotto del 15 % la percentuale di studenti di età compresa tra i 13 e i 14 anni che presentano risultati 12 insufficienti in termini di alfabetizzazione informatica. Gli Stati membri dovrebbero prestare particolare attenzione ai gruppi svantaggiati, alle donne e in particolare ai giovani che entrano nel mercato del lavoro, creando opportunità di lavoro di qualità e sostenendo un'offerta adeguata di posti di apprendistato e rafforzando l'istruzione e la formazione professionale. Entro il 2025 almeno quattro laureati su cinque dovrebbero essere occupati e tre su cinque dovrebbero beneficiare di una formazione sul posto di lavoro.[1]
  • Africa:
  • Rafforzamento del ruolo dell’Unione Africana.
  • Piena indipendenza e libertà d’azione per tutto il Continente, senza intromissioni “più o meno velate” dall’esterno.
  • Implementazione più rapida dell’Agenda 2063.
  • Rafforzamento della sanità pubblica e collaborazione per il vaccino contro il Covid-19.
  • Ricerca di una cooperazione, da pari a pari, a livello internazionale.
  • Riconversione dell’economia verso una maggiore sostenibilità e contro le diseguaglianze.
  • Lotta per la cancellazione dei vari debiti pubblici che “strozzano” troppi Paesi.
  • Asia:
  • Rafforzamento della collaborazione fra i Paesi che la compongono, a partire dalla “Commissione Economica e Sociale per l'Asia e il Pacifico (UNESCAP)” e dall’implementazione rapida delle proposte dell' “Asia Pacific Regional Coordination Mechanism (RCM)”.
  • Maggiore impegno da parte di tutti, a partire dalla Cina e dall’India, nei confronti dei Paesi più piccoli.
  • Migliore capacità di reperimento delle risorse e dei dati aggiornati sulla situazione reale.
  • Aumento delle aree protette in tutto il Continente.
  • Riconversione dell’economia basata sull’utilizzo di fonti rinnovabili. Come detto in precedenza, la Cina e l’India sono i due Paesi che utilizzano più combustibili fossili (insieme agli USA).
  • Rafforzamento della partnership con i Paesi dell’Oceania, non solo in ambito economico ma anche sociale e ambientale.
  • Oceania:
  • Rafforzamento della cooperazione internazionale, in primis con i Paesi asiatici vicini.
  • Diminuzione del consumo di combustibili fossili, soprattutto da parte dell’Australia; nel 2017 essa era responsabile dell’1,7% delle emissioni globali, a fronte di una popolazione complessiva di meno dello 0,5% sul totale mondiale.
  • Difesa più incisiva della barriera corallina, patria di flora e fauna uniche.
  • Implementazione più decisa delle politiche già adottate finora, come le seguenti:
  • Piano Strategico sull'Uguaglianza di Genere.
  • Strategia Nazionale contro la Disabilità
  • Strategia per l'Urban Greening, già testata nei sobborghi di Melbourne.
  • Adozione e attuazione del “Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030”, progetto per la riduzione e una maggiore resilienza riguardanti le catastrofi.
  • Difesa delle 66 zone umide presenti in Australia, riconosciute di importanza mondiale anche dalla Convenzione di Ramsar.
  • La società “Melbourne Water”, la quale si occupa della gestione dell'acqua, è un esempio virtuoso per il rispetto degli SDG's 6,11 e 15.
  • Già dal 2015 il Governo Australiano ha sostenuto “Good Shepherd Microfinance”, tutto al fine di sviluppare un piano definito “Financial Inclusion Action Plan” (dedicato all'inclusione finanziaria e alla resilienza degli attori più vulnerabili in questo ambito).
  • Sviluppo del “Plan International Australia”, grazie al quale è stata sensibilmente aumentata la sicurezza nelle grandi città (soprattutto per le ragazze e le giovani donne).

Molte altre zone del mondo meriterebbero un approfondimento e un’analisi ancora più dettagliata, non possibile in questo articolo che ha come obiettivo l'essere un contributo per sensibilizzare quante più persone possibile alle sfide che ci attendono.

In conclusione, dunque, la situazione non è delle migliori ma gli strumenti per farla volgere al meglio non mancano e aspettano soltanto di essere adeguatamente implementati.

Sta a tutti noi agire responsabilmente e fare pressione sui governanti affinché tutte le belle parole si tramutino rapidamente in fatti.

Il 2020 ci ha mostrato ancora una volta che dobbiamo agire diversamente; non sprechiamo anche questo segnale e facciamo sì che il mondo cambi davvero registro. Una volta per tutte.

[1] Commissione Europea, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo, al Consiglio, alla Banca Centrale Europea, al Comitato Economico e Sociale Europeo, al Comitato delle Regioni e alla Banca Europea per gli Investimenti, Strategia Annuale per la crescita sostenibile 2021, Bruxelles, 17/09/2020.


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  • L'Autore

    Alessandro Fanetti


    Alessandro Fanetti è nato nel 1988 a Siena e attualmente tratta le questioni inerenti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per Mondo Internazionale. Da sempre appassionato di geopolitica (con focus sulle aree del centro-sud America ed ex-URSS), collabora anche con l' "Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie" (IsAG) e con "Opinio Juris – Law and Politics Review". Ha conseguito un Master in Intelligence Economica presso lo IASSP di Milano nel 2020 e ha frequentato con successo un corso sulla geopolitica latinoamericana e caraibica promosso dalla "Escuela de Estudios Latinoamericanos y Globales" (ELAG) nel 2021. Infine, è iscritto all' "Associazione Italiana Analisti di Intelligence e Geopolitica" (AIAIG) ed è l'autore di un libro intitolato "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).


    Alessandro Fanetti was born in Siena in 1988. Since 2019 he has been writing posts for "Mondo Internazionale" on 2030 Agenda for Sustainable Development. He has always been passionate about geopolitics (with a particular focus on Latin America and former USSR area), he also writes for IsAG and Opinio Juris - Law and Politics Review. He holds a Master degree in Economic Intelligence and actually he's writing a book about post-Soviet Russia. In the end, he is a member of the AIAIG and he is the author of the book "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).

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Dal Mondo Temi Ambiente e Sviluppo Organizzazioni Internazionali


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