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L'aborto legale in Argentina: un anno dopo

Dal 14 gennaio 2021 in Argentina è stato depenalizzato l'aborto. Quali passi avanti sono stati fatti?

La marea verde, il nome del movimento femminista argentino per il diritto all'aborto sicuro, colora le strade delle città. I pañuelos vengono agitati per strada, migliaia di persone scendono in piazza per festeggiare. Dopo la veglia che aveva tenuto un’intera nazione con il fiato sospeso la notte del 30 dicembre 2019, durante le votazioni del Senato, la normativa è ormai realtà.

La legge nazionale numero 27.610 viene ufficialmente promulgata in Argentina. È il 14 gennaio 2021, e la legge in questione è quella che garantisce il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Così il Paese diventa il quarto nella regione latinoamericana a depenalizzare l’aborto, insieme a Cuba, Uruguay e Guyana, oltre che agli stati messicani di Oaxaca e Città del Messico.

L’approvazione di questa legge è il frutto di anni di lotte femministe da parte di una serie di movimenti che hanno voluto togliere l’aborto dalla clandestinità. Come scrive l’account ufficiale della Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito: “La 27.610 es nuestra lucha convertida en ley” . [1]

Prima dell’entrata in vigore di questa nuova legge, era concesso di interrompere la gravidanza solo in due casi: qualora questa fosse dovuta a uno stupro, o in caso di rischi per la salute della madre.

Ma il fatto che fosse illegale non impediva alle donne di ricorrere all’aborto, con mezzi di fortuna e spesso inadatti che causavano problemi di salute gravi, e nei casi più estremi la morte della gestante. Infatti, guardando ai dati disponibili per il 2016, sono state più di 39.000 le donne e ragazze che sono state ricoverate negli ospedali pubblici per complicazioni di salute derivanti da aborti clandestini o spontanei. Di queste, circa il 16% aveva un'età compresa tra i 10 e i 19 anni.

Era quindi comune in Argentina ricorrere alle pratiche per auto-indurre l’aborto, o affidarsi alle mani di persone incompetenti per interruzioni clandestine. Solo nell’anno 2018, i dati del Ministero della Sanità nazionale riportano 35 morti per aborto, circa il 13% del totale delle morti materne.

Dal 2021 invece, l’aborto è considerato una prestazione medica di base e il diritto di ricorrervi è riconosciuto fino alla 14esima settimana di gestazione, salvo casi come pericolo di vita della donna (o persona gestante) o se la gravidanza è frutto di violenza.

Secondo i dati resi noti dal Ministero della Salute, a un anno dall’approvazione della legge, in Argentina si sono registrati 32.758 interruzioni di gravidanza messe in atto in condizioni sicure nel sistema sanitario pubblico.

E anche gli altri dati dimostrano un avanzamento del Paese verso una maggiore consapevolezza e un migliore approccio alle pratiche abortive: in tutto il Paese, sono stati somministrati più di 46mila trattamenti di Misoprostol, il medicinale approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’aborto farmacologico. In crescita sono anche gli ospedali e i centri ospedalieri che garantiscono l’accesso sicuro alla pratica: alla fine del 2021 sono 1243, 30% in più rispetto all’anno precedente.

Uno dei dati che però segnala il grande cambiamento che il Paese sta attraversando è quello delle richieste di informazioni sull’aborto alla linea telefonica del Servizio Sanitario Nazionale: sono state registrate 19.000 chiamate, un numero più alto del totale degli ultimi 10 anni.

Ma la portata di questa legge va addirittura oltre: scorrendo il testo completo, si legge “derechos humanos de las mujeres y de personas con otras identidades de género con capacidad de gestar”, ossia “diritti umani delle donne e delle persone con altre identità di genere con capacità di gestazione”. Questa frase evidenzia la volontà di includere tutta una nuova parte di popolazione, e di aprirsi verso la comunità LGBTQIA+. In altre parole, la riforma non è stata soltanto un passo avanti per le donne argentine, ma anche verso il riconoscimento e la legittimazione della comunità LGBTQIA+.

A un anno dall’approvazione della legge, nonostante tutti i passi avanti che sono stati fatti, l’accesso al diritto all'aborto è ancora diseguale su tutto il territorio nazionale. Secondo le indagini portate avanti dalle oltre 40 organizzazioni regionali che compongono l'organizzazione federale, il tasso di aborti, che misura il numero di interruzioni di gravidanza per 1.000 donne e altre persone di età fertile, mostra il divario tra le varie regioni: in Città Autonoma Buenos Aires è al 5,6 e nella Terra del Fuoco è 4,3, mentre in Chaco è 0,9 e in Formosa 0,6. Questo indice è sintomatico della disuguaglianza nell’accesso alle informazioni tra le diverse regioni argentine, poiché nelle aree metropolitane è più semplice e immediato conoscere e informarsi, mentre raggiungere le aree rurali è una continua sfida.

Un’ulteriore criticità che non ha lasciato entusiasti i movimenti femministi è stata l’introduzione dell’articolo sull’obiezione di coscienza. La legge che è stata approvata è molto simile al disegno proposto dalle donne argentine, tranne che per questo punto. L’obiezione di coscienza, come in Italia, permette al personale medico di tirarsi indietro davanti alla richiesta di un’interruzione di gravidanza per motivi di etici o religiosi. In Argentina la questione si rivela essere molto complessa, dato il fortissimo e storico legame del Paese con la Chiesa Cattolica, e quindi l’influenza che questa ha nella vita civile.

Per la marea verde la conquista del diritto di aborto è stato il primo passo. Come si legge dal comunicato ufficiale, “Laddove ci sarà un'ingiustizia che riguardi i nostri diritti sessuali, riproduttivi e non riproduttivi, continueremo a rimanere in allerta” [2].

I diritti da conquistare sono ancora tanti, il lavoro per uniformare l’applicazione dei diritti esistenti in tutte le province sarà difficile, garantire l’accesso alle informazioni rimane fondamentale. Ma le donne argentine sono un esempio per i movimenti femministi di tutto il mondo.

E sebbene la strada da percorrere sia ancora lunga e complessa, non saranno sole.


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  • L'Autore

    Ludovica Costantini

    Ludovica Costantini, 25 anni, è laureata nel corso magistrale in Relazioni internazionali e Diplomazia all'Università di Padova, con una tesi sul ruolo delle global value chains nelle economie sudamericane. Dal 2021, scrive per la sezione Framing The World di Mondo Internazionale, con un particolare focus sull'area geografica latinoamericana.

    Ludovica Costantini, 25 years old, holds a Master's degree in International relations and diplomacy from the University of Padua, with a thesis about global value chains in latinamerican economies. From 2021, writes for the section "Framing the World" in Mondo Internazionale, with a focus on the latinamerican area.

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Dal Mondo America del Sud Temi Diritti Umani Framing the World


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Argentina aborto diritto aborto Femminismo aborto legal

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Giorgia Corvasce
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