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La via verso una maggiore integrazione

Il 27 maggio 1952 venne firmato il patto costitutivo della Comunità Europea Difensiva attraverso il piano Pleven (primo ministro francese) che mirava alla costituzione di un esercito europeo composto da sei divisioni degli stati partecipanti che sarebbero dovute trovarsi sotto il comando della NATO. I paesi proponenti erano l’Italia, la Francia, i paesi del Benelux e la Germania occidentale, che divenne fondamentale all’intero di questa strategia di riarmo fortemente richiesta dagli USA data la situazione in Corea che si temeva potesse allargarsi anche all’interno del paese. L’iniziativa fallì per la votazione contraria della stessa assemblea legislativa francese il 30 agosto 1954, che sotto la guida di de Gaulle ne rivalutò l’opportunità, configurandola come una minaccia alla sovranità francese che considerava un riarmo tedesco inaccettabile. L’Italia, che attendeva il responso francese, votò anch’essa negativamente. Le ragioni per cui questa iniziativa mancò di essere attuata, si può riscontrare soprattutto nella morte di Stalin, la quale sancì l’inizio di un primo clima di distensione tra gli Stati uniti e l’Unione Sovietica e la conclusione della guerra di Corea.

La creazione della UEO (Unione Europea Occidentale) si configurò come un’evoluzione successiva e necessaria. Un’organizzazione regionale, nata nel 1954 all’interno del trattato di Bruxelles, di sicurezza militare e cooperazione politica con funzione di coordinamento della politica difensiva degli Stati membri, promuovendone l’integrazione in campo militare e la collaborazione in quello economico e sociale. il suo scopo principale era non solo quello di contrastare un’eventuale rinascita militare tedesca, ma anche difendersi da un possibile attacco da parte dei paesi del blocco sovietico. Anche se a tutti gli effetti la protezione degli interessi europei era affidata alla NATO, si avvertiva la necessità di un’organizzazione autonoma europea. Le attività di cui l’UEO si occupava vennero poi trasferite all’interno del Trattato di Lisbona in vigore dal 2009 e incorporate all’interno dell’Unione Europea.

L’idea di una comune politica e coordinamento all'interno del concetto di difesa europea non è quindi una novità nella storia dell’odierna Unione. Ma essa ha sempre dovuto affrontare le diverse opposizioni degli stati membri. Una svolta in questo senso però la si è potuta constatare proprio alla scorsa riunione informale tra i ministri degli esteri che il 13 novembre hanno deciso di firmare la proposta di istituzione di una Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO) con l’obiettivo di cooperare in 3 settori principali: quello inerente agli investimenti nella difesa, allo sviluppo di nuove capacità, e alla preparazione in ottica di partecipazione congiunta ad operazioni militari.

Questa iniziativa di cooperazione è stata firmata da 23 stati (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Spagna e Svezia) e conferma la volontà dell’asse franco-tedesco di condurre una postura più attiva all’interno del processo di integrazione europea.

Le circostanze che hanno portato i paesi dell’UE a schierarsi quasi all’unanimità sono differenti, tra cui la linea della presidenza americana più incline ad un’Europa autosufficiente nel settore della difesa, l’avvento della Brexit e l'annessione della Russia di Crimea nel 2014. A tal proposito, l’assenza del Regno Unito, che ha più volte rallentato la cooperazione europea in ambito difensivo, ha sicuramente reso la questione più discutibile. 

La PESCO si concentrerà primariamente sui progetti per lo sviluppo di nuove attrezzature militari con l'obiettivo di armonizzare i sistemi di armi, eliminando le lacune nelle capacità individuali. I paesi non presenti nell'UE potranno poi anche partecipare a missioni specifiche nel quadro PESCO (il che significa che la Gran Bretagna potrebbe svolgere un ruolo dopo l’abbandono del blocco nel 2019) ma non avranno parte ai processi decisionali. Questo patto, almeno secondo le parole di Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, non metterà in discussione il ruolo della NATO nel ruolo di alleanza difensiva ma ne sarà complementare, garantendo una maggiore capacità di risposta da parte dell’Unione Europea.

La proposta del piano dovrà essere tuttavia approvata dal Consiglio in dicembre per entrare in vigore.

Questa decisione dona una nuova luce sul processo di integrazione politica e militare dei paesi europei, iniziando un nuovo capitolo ancora tutto da scrivere. Durante l’incontro tenutosi il 26 settembre all’Università Sorbona di Parigi il presidente francese Emmanuel Macron aveva suggerito che all'inizio del prossimo decennio ci potesse essere «una forza comune di intervento, un bilancio della difesa e una dottrina militare comune». Nella sua idea di una “Rifondazione” dell’Unione Europea trova quindi uno spazio essenziale la cooperazione militare, con l’obiettivo di “una struttura strategica comune". Sulla falsariga del discorso tenutosi da Federica Mogherini durante la firma del patto, stiamo assistendo a qualcosa che “solo un anno fa, gran parte di noi e del mondo pensava impossibile”. Possiamo solo osservare ed augurarci che un rafforzamento dell’UE in ambito militare dia più vigore ad un’organizzazione che necessita di acquisire un ruolo primario all’interno del sistema internazionale negli anni a venire per poter sopravvivere.


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  • L'Autore

    Stefano Sartorio

    Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e studente di Relazioni internazionali, mi piace indagare sulle cause delle problematiche e capire i fondamenti che caratterizzano le più odierne sfide globali. Attualmente sono Junior Researcher per l'università statunitense di Harvard ma partecipo ad altre iniziative e forum internazionali in associazioni Italiane e non. Ho studiato all'interno dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale a Milano le implicazione dell'intervento umanitario e dell'aiuto allo sviluppo. Sono molto sensibile alle tematiche ambientali e sociali e spero un giorno di poter contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile della nostra civiltà.

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Mondo Europa Attualità Pace, giustizia e istituzioni solide


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