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La vera sfida di Putin è fare meglio del 2012

Le elezioni presidenziali che si tengono oggi in Russia presentano una sola vera sfida, un solo terreno di battaglia sul quale il protagonista gioca contro se stesso. Lui è Putin, ovviamente, Presidente per la terza volta e a caccia del quarto mandato. Ma anche di una prestazione che possa rafforzare la sua leadership e confermare la sua posizione giustificando in qualche modo la modifica costituzionale del 2008 con un indice di approvazione – in voti – che non solo si mantiene al di sopra del 50% ma addirittura cresce.

L’importanza è per evitare il ballottaggio, la sfida non è superarlo ma fare meglio del 64% delle scorse elezioni. Il sistema elettorale, infatti, prevede un doppio turno al quale si accede solo nel caso in cui nessun candidato superi il 50%+1 dei voti al primo turno. In quel caso, vince chi tra i due più votati prende più voti al ballottaggio, altrimenti viene subito eletto il candidato che supera tale soglia. Solo nel 1996 fu necessario accedere al secondo turno, dove Yeltsin (indipendente) prevalse su Zyuganov (Partito Comunista della Federazione Russa).

Nel 1991, Yeltsin vinse con il 57,3%, e in tutte quelle in cui si presentò un candidato di Russia Unita (Putin o, nel 2008, Medvedev) ci fu una netta vittoria al primo turno: 52,9%, 71,3%, 70,2%, 63,6%.

Il fatto che Putin, al momento della candidatura, abbia preso le distanze dal suo partito – Russia Unita, appunto – che passa un brutto momento assieme al suo leader Medvedev (che è anche Primo Ministro), principalmente a causa di accuse di corruzione ma anche perché il governo si protrae da ben oltre 16 anni (fu fondato il 1 dicembre 2001), e questa situazione potrebbe se non portargli più voti perlomeno non perderne. Dove potrebbe guadagnare consenso, invece, è come sempre in politica estera: Siria, Crimea, Libia ma anche la prova di forza con l’occidente dopo la presentazione del missile SR-28 Sarmat e dopo il caso Skripal. Sul Russiagate, poi, oltre ad essere forse passato in secondo piano in Russia a favore dei temi sopra citati, incide l’immobilismo delle indagini prive ancora di una prova a sostengo delle accuse ma anche il licenziamento da parte di Trump di tutti i membri del suo staff con collegamenti più o meno marcati con la Russia, ultimo dei quali l’ex Segretario di Stato Tillerson. I sondaggi sembrano dargli ragione, attestandolo tra il 64% ed il 69,9%.

Ma le possibilità di fare meglio del 63,6% 2012 sono dovute anche alle caratteristiche dei suoi avversari. Pavel Grudinin (supportato dal Partito Comunista della Federazione Russa, stimato attorno al 7%), è un imprenditore milionario e coinvolto anche in Russia Unita fino al 2002, considerato talmente morbido da venire definito “social-democratico” dai più integralisti appartenenti al KPRF, che infatti perde voti ed in alcuni distretti è addirittura superato dal Partito Comunista russo di Maxim Suraikin (che si fermerebbe però allo 0,3%); Vladimir Zhirinovsky (Partito Liberal-Democratico di Russia, dato al 6% o qualcosina in più), alla sesta campagna presidenziale (corre dal 1991) e considerato il Trump russo per il suo sciovinismo e le numerose apparizioni in talk show, sembra più un personaggio dello spettacolo che politico, e a differenza di Trump sconta una lunghissima presenza politica che non può di certo farlo apparire come la novità che porta alternative; Ksenia Sobchak (Iniziativa Civica, a fatica arriva al 2%), 36enne, ex star della tv dei reality show, figlia del primo sindaco di San Pietroburgo eletto democraticamente, si oppone a Putin anche se in realtà il Cremlino ha accettato quasi con entusiasmo la sua candidatura, definendola “ideale”, e si scopre che suo padre sembra essere considerato una sorte di mentore da Putin. Gli altri 3 candidati sono tutte figure non opposte a Putin, ma alcuni di loro addirittura in stretti rapporti con esso, come Boris Titov (Partito della Crescita, ma fermo allo 0,4%), giovane e liberale, che gestisce i diritti degli imprenditori russi per conto di Putin. Sergei Baburin (Unione Panrussa del Popolo, massimo all’1%), invece, è sì un conservatore, ma appoggia le politiche del Cremlino in politica interna ed estera. Infine, Gregory Yavlinsky (Yabloko, anche lui attorno all’1%), che da liberale filo-occidentale pagherà sicuramente il caso Skripal.

A conferma della seria possibilità per Vladimir Putin di migliorare il suo risultato, vi sono due sondaggi effettuati dal centro FOM con domande diverse. La prima chiede quale sia il Presidente preferito, e risulta primo Putin ben al di sopra del 70% (seguito da Zhirinovsky attorno al 14% e Grudinin all’11%); la seconda chiede invece quale sia il meno preferito, e risulta essere Putin con il 7% (che corrisponderebbe alla percentuale di popolazione che proprio non lo vorrebbe avere come Presidente), mentre la meno amata, forse a sorpresa, è la Sobchak addirittura oltre il 57%.

Il mix di sondaggi, contesto politico e geopolitico, livello e caratteristiche degli avversari, indicano che è sicuramente possibile per Putin vincerà la sua vera sfida


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    Alessio Ercoli

    Laureato in Scienze politiche e delle relazioni internazionali all'Università della Valle d'Aosta, studente Erasmus+ presso l'Universitat de Barcelona (2015). Specializzato in analisi politica e geopolitica, appassionato di sistemi di partito e campagne elettorali. Ma anche attivista politico e campaign strategist.

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Mondo Attualità


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Russia Putin Elezioni Russia Russia Unita elezioni

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