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La tratta delle donne nigeriane: un inganno lungo 6.000 km

La tratta delle donne nigeriane ebbe inizio negli anni ottanta, quando si sentirono stanche delle mancanze di opportunità economiche e iniziarono a raggiungere, con documenti falsi, l'Europa. 

Quando arrivarono in Italia erano molto povere e furono costrette a prostituirsi. In quel periodo, la paura dell'AIDS aveva fatto allontanare i clienti dalle prostitute italiane, che quindi preferirono donne di altre nazionalità. 

Questa emigrazione da allora non ebbe mai più fine, ma anzi, con il passare del tempo aumentò; però se all'inizio la scelta di recarsi in Europa nasceva proprio dalla donna, con il passare degli anni diventò un vero e proprio traffico voluto da altri, fatto di bugie e inganni. 

Le ragazze e le donne trafficate in Italia dalla Nigeria sono provenienti dal sud del paese, più precisamente da Edo, la cui capitale è Benin City, e da Lagos, conosciuto storicamente per la tratta degli schiavi. 

Dai racconti e dalle testimonianze avute in questi anni, si sono potuti individuare tre livelli “organizzativi” della tratta nigeriana: il primo è costituito da una persona, detta “sponsor”, che si occupa dell'individuazione delle possibili candidate nel paese di provenienza e di offrire loro una prospettiva di vita migliore in Europa.

Il secondo livello è dato dai “mediatori”, detti anche “intermediari della tratta”, cioè persone che accompagnano le ragazze durante il viaggio e le radunano in uno stesso punto per rivenderle.

Infine, il terzo è costituito dalla figura della “madame”, colei che acquista la ragazza e si occupa del suo addestramento alla vita sulla strada. 

Il primo approccio nel paese d'origine avviene attraverso dei contatti informali, che possono essere sponsor sia maschili che femminili, conoscenti o amici di famiglia, che hanno conoscenze nel paese di destinazione e quindi spronano le ragazze a mettersi in viaggio, dicendo loro che la situazione economica nigeriana è molto precaria, mentre in Italia o in altri paesi europei potrebbero avere uno stipendio fisso con cui mantenere sé stesse e la famiglia a distanza. 

Dietro a questi sponsor c'è un'organizzazione preesistente, che sa già quali sono le tappe da fare e chi sono i referenti in Europa nel paese di destinazione. 

Inizialmente le ragazze prescelte per questo traffico erano quelle più adulte e maggiormente istruite, perché desideravano continuare gli studi in un paese con un grado di istruzione maggiore rispetto a quello della Nigeria; poi le reti del racket hanno dirottato l'attenzione sulle ragazze più giovani, più ingenue, spesso analfabete e con situazioni familiari problematiche alle spalle, perché risultavano molto più facili da raggirare. 

Quando le ragazze si convincono a intraprendere questo viaggio, gli sponsor si occupano di procurare tutti i documenti falsi necessari alla partenza; ma ancora più fondamentale è il fatto che le ragazze compiano il rito “juju” detto anche “voodoo”, con cui giurano di pagare il debito del viaggio e di obbedire sempre a coloro che le accompagneranno e procureranno un lavoro in Europa. 

Questo giuramento ha una valenza molto significativa per loro; infatti, temono che se non dovessero rimanere fedeli a queste promesse, gli spiriti puniranno loro e la famiglia in modi terribili. 

Solitamente si preferisce il raggiungimento di uno dei paesi dell'Unione Europea dal quale poter varcare facilmente i confini con l'Italia, anziché arrivarci direttamente. 

Quando le ragazze arrivano in Europa, l'organizzazione del racket nigeriano si occupa di spostarle velocemente dai centri di accoglienza, di radunarle in un posto in cui possono avere la certezza di non essere trovate dalla polizia e di chiamare le madame per smistarle. 

Alle ragazze, ancora una volta, non viene detta la verità; le si racconta che in quel paese al momento non c'è un lavoro disponibile per loro, ma che in Italia ci sono molte opportunità lavorative e che quindi a breve ci si dovrà rimettere in viaggio. 

Quando le ragazze arrivano in Italia sono piuttosto disorientate: non conoscono niente della cultura e soprattutto non conoscono la lingua, quindi necessitano di qualcuno che le aiuti e fornisca informazioni; per questo motivo, prima di partire, il mediatore le ordina di aspettare alla stazione e di aspettare finché la  persona incaricata non va a prenderle. 

La madame non si presenta subito al loro arrivo, ma anzi, le lascia in attesa per molte ore; così le ragazze, dopo essere state in piedi ad aspettare tutto il giorno, in una città sconosciuta, affamate e senza poter rivolgersi a nessuno, quando la vedono presentarsi non possono che essere riconoscenti e sollevate. 

La madame inizialmente si presenta come una donna generosissima, che le fa sentire come delle figlie; ma ben presto inizia a parlare di lavoro e senza troppe spiegazioni le accompagna sul luogo di lavoro: la strada. 

Le ragazze quando scoprono che il loro lavoro consiste in prestazioni sessuali a pagamento, desiderano solo scappare, ma vedono davanti a loro troppi ostacoli: il giuramento fatto attraverso il rito juju, la famiglia in Nigeria da mantenere, il fatto di essere giunte in Italia in un modo totalmente illegale, senza permesso di soggiorno e documenti; insomma, fuggire dalla situazione sembra ancora più pericoloso che rimanerci, e così scelgono la seconda. 

Ecco come inizia la schiavitù moderna.


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  • L'Autore

    Giorgia Mazza

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Parità di genere


Tag

nigeria trafficodidonne trattamoderna

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