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La strategia di Taiwan: strumenti digitali e COVID

Taiwan, 23 milioni di abitanti su un’isola grande un nono della penisola italiana. Come questo paese ha contrastato il COVID-19 e quali spunti le democrazie occidentali possono prendere da questa repubblica semipresidenziale per dare forma alla democrazia del futuro.

Taiwan viene considerata dalla Cina come una provincia separatista e che ha promesso di riprendersi in futuro. Il popolo taiwanese si divide sulle vedute politiche: da una parte il ''Democratic Progressive Party'', per l’indipendenza di Taiwan e dall’altra il ''Chinese Nationalist Party'', a favore della riunificazione con la Cina. Ad oggi, Taiwan ha una posizione geopolitica molto delicata e complessa, una propria costituzione, dei leader democraticamente eletti ed un esercito.

Il modo in cui Taiwan è riuscita a contrastare, con successo, la pandemia da COVID-19, utilizzando il potere di strumenti riconducibili al neologismo di ''democrazia digitale'', è però un traguardo che supera i riconoscimenti politici. Se la democrazia migliora man mano che più persone partecipano, la tecnologia digitale è uno dei mezzi migliori per incrementarne la partecipazione.

La domanda da farsi è: il caso di Taiwan può essere considerato un come modello di riferimento per quelle democrazie che cercano una formula che unisca l’efficacia delle azioni di salute pubblica con il rispetto dei dati e della privacy?

Prima di tutto, Taiwan ha iniziato già nel 2019 ad allarmarsi. Nel dicembre di quell’anno, quando il dottor Li Wenliang aveva segnalato i primi focolai per infezioni da COVID-19, un cittadino taiwanese ha ripubblicato le denunce di Li Wenliang sul PTT. Il PTT taiwanese è un sistema telematico aperto e condiviso che consente a computer remoti di accedere ad un server centrale per condividere o prelevare risorse. Il termine generale è ''Bullettin Board System'' (BBS) e funziona come un forum in cui una comunità di persone può trovarsi per comunicare. Da quando le dichiarazioni dell’oftalmologo sono state ripostate a quando queste sono state notate dagli ufficiali medici taiwanesi il passo è stato breve. Essi hanno subito emesso un ordine di avviso per i passeggeri che viaggiavano da Wuhan a Taiwan, che li obbligava a sottoporsi a ispezioni sanitarie. Era il primo gennaio 2020.

Per assicurare un equo accesso ai DPI, il governo taiwanese ha implementato un portale digitale al quale i cittadini potevano accedere tramite la loro tessera sanitaria nazionale per ritirare le mascherine dalle farmacie vicine. La popolazione poteva recarsi, a colpo sicuro, in una farmacia che avesse ancora delle scorte di mascherine. Le farmacie aggiornavano di frequente i propri dati sullo stato delle scorte e il governo poteva sapere quali farmacie rifornire, allocando al meglio le risorse disponibili e capendo quali fossero i punti più critici del territorio. L’analisi di questi dati ha portato anche ad un miglioramento di questo sistema: gli analisti hanno notato che i giovani non consultavano il portale, e ciò avveniva non perché fossero disinteressati alla questione pandemica, ma per questioni attinenti al lavoro. La giornata lavorativa dei giovani taiwanesi corrispondeva con gli orari di apertura e chiusura delle farmacie. Era quindi difficile per questa fascia di popolazione recarsi in farmacia per prendere i DPI necessari. Il portale ha quindi aggiunto, di fianco alle farmacie, anche dei mini-market, aperti 24 ore su 24, in cui giovani si recano dopo il lavoro per fare la spesa. Questa mossa ha permesso alla totalità della popolazione la possibilità di prendere precauzioni.

La strategia di contrasto alle fake-news è forse la chiave di volta che ha permesso a Taiwan di rispondere al meglio a questa crisi: ''humor over rumor'' o ''umore invece che rumore'' è stata la strategia usata. In una situazione di panico la popolazione tende a prendere decisioni più per paura che per ragionamento. Lungo l’isola della Repubblica Cinese circolava la voce secondo la quale la carta igienica sarebbe finita presto nei supermercati perché, dato il fatto che la produzione si sarebbe concentrata più sulle mascherine, la carta, materia prime comune alle due produzioni, sarebbe stata impiegata maggiormente per i DPI e in misura inferiore per altri prodotti. La risposta del governo è stata la seguente: durante una conferenza stampa hanno mostrato un’immagine del primo ministro (Su Tseng-chang), mentre un fumetto riportava la scritta ''ognuno di noi ha un solo paio di natiche''. Sullo sfondo, invece, appariva una tabella che mostrava come la carta utilizzata per la produzione della carta igienica provenisse da materiali importati dal Sudamerica, mentre le materie per le maschere mediche provenivano dal territorio domestico, e che non vi era motivo di credere che l'aumento della produzione di una danneggiasse la produzione dell'altra. L’immagine, naturalmente, è diventata virale in poco tempo e l'acquisto compulsivo si è placato.

Anche le disposizioni del ministero della salute sono state condivise con la popolazione secondo una retorica simile, umoristica, assicurandone una diffusione veloce e generalizzata. Le nuove norme sul distanziamento sociale, l’utilizzo dei DPI e dell’igiene delle mani sono diventate virali tramite l’umorismo di fondo. E servono anche come prevenzione, in modo che quando le persone vedono delle teorie del complotto, possano assumere un atteggiamento critico, non credendo e non condividendo quelle informazioni. Ciò significa che quelle idee non si diffonderanno.

Il carattere fondamentale dell’umorismo di Taiwan è che non fa vittime; il premier si prende gioco di sé stesso; non si denigra nessuno e non si trova un capro espiatorio. Poiché le persone lo considerano esilarante, lo condividono, ma senza intenzioni dannose o tossiche. Le stesse persone ricorderanno poi il carico utile effettivo (la tabella sui materiali usati per produrre le maschere) molto più facilmente. Se si iniziasse a scherzare su singole parti della società, quella parte si sentirà offesa e ciò creerebbe ulteriore divisione piuttosto che comportamento prosociale.

La velocità della risposta del governo di Taiwan alla crisi ha permesso di agire sin da subito sui casi sospetti provenienti dalla Cina continentale. Ciò ha permesso che il virus non si diffondesse nella società, così da evitare provvedimenti limitativi della libertà personale. L'idea di democrazia liberale aperta ha impedito al governo di ricorrere ad un lock-down nazionale. La strategia ''humor over rumor'' è stata anche fondamentale perché la via della rimozione dei discorsi ostili e non veritieri online, la c.d. ‘censura light’ che le democrazie occidentali stanno cercando di regolamentare, per Taiwan non era una strada poco battuta.

In una democrazia digitale non è la popolazione che si fida più del governo, ma è il governo che si rende più trasparente alla popolazione. Non sempre questa trasformazione porta verso una maggiore fiducia nelle istituzioni, ma una diminuzione della fiducia sta nel fatto che i cittadini vedono qualcosa di sbagliato, di oscuro oppure una mancanza. La vera forza della democrazia digitale risiede nella crescita di fiducia tra i cittadini stessi. Governanti, medici, scienziati e lavoratori sono, prima di tutto, persone, e anche se slegate tra di loro, si fidano delle loro azioni, dei loro moniti e delle loro convinzioni. Così facendo non si genera un dibattito sull’utilizzo o meno della mascherina nei luoghi pubblici, non perché non ci sia libertà di parola, ma perché se un medico ne raccomanda l’uso, la popolazione risponde in modo propositivo, perché sa che quando il medico raccomanda qualcosa esso non è per fini egoistici o personali, ma per il bene comune.


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  • L'Autore

    Andrea Radaelli

    Andrea Radaelli, nato il 20 ottobre 1997, caporedattore del progetto 'Tecnologia ed Innovazione' mi considero un soggetto particolarmente vivace e interessato a come funziona il mondo. L’aggettivo che più spesso hanno utilizzato i miei parenti, i miei amici e le persone che mi stanno accanto per descrivermi è senza dubbio ‘curioso’.

    Curioso del mondo, di come funziona e dei nostri effetti su di esso. Non solo in campo scientifico ma anche economico e geopolitico. Mi interesso di tutto ciò che ha un outcome positivo e propositivo, soprattutto nella sanità e nelle nuove tecnologie.

    Curioso per le mie opinioni molto forti e per certi aspetti critiche sulla società, che a volte diventano i miei limiti. Alcune di queste sono che la conoscenza è faticosa ma rende liberi, che l’ignoranza nell’era dell’informazione è una scelta consapevole e che l’uguaglianza (dare alle persone le stesse cose) è un paradigma da superare con l’equità (dare alle persone le stesse opportunità).

    Curioso anche per la mia personalità; ho delle idee molto ben determinate, sono un convinto ‘individualista sociale’. Cioè che ognuno di noi deve prima crescere e acculturarsi secondo le proprie inclinazioni per poi poter entrare in un gruppo di lavoro per poterlo arricchire della sua prospettiva.

    Curioso per le mie scelte, dopo le medie ho scelto un liceo ad indirizzo artistico nonostante i miei professori spingessero per un liceo classico. Durante questi cinque anni ho avuto modo di viaggiare per l’Italia e scoprire gli incredibili siti dell’UNESCO. Ho viaggiato anche in Europa nelle maggiori capitali e mi sono innamorato dell’Unione Europea. Ho compreso quanto siamo fortunati del far parte di comunità internazionale e delle straordinarie opportunità che offre. Finite le superiori, ho scelto di studiare lingue applicate all’ambito economico nel CdL di ‘Scienze per la Mediazione Linguistica e Culturale’, un’università ricca di diversità; di nazionalità diverse, di lingue diverse e di culture diverse. Tutta questa eterogeneità mi ha spinto a ricercare un percorso magistrale decisamente più strutturato ed innovativo; 'Data Science and Business Intelligence'. La scienza dei dati si compone di principi metodologici basati sul metodo scientifico e di tecniche multidisciplinari volte ad interpretare ed estrarre conoscenza dai dati attraverso l'analisi statistica.

    Di Mondo Internazionale mi ha colpito la potenzialità, la composizione giovane e il dinamismo. Le aree tematiche nel quale mi trovo a mio agio sono economia, sanità e innovazione. Il progetto di ‘Tecnologia ed Innovazione’ è quello con cui collaboro maggiormente e, soprattutto grazie alla pazienza dei miei collaboratori, mi trovo veramente bene.

    Andrea Radaelli, born on 20 October 1997, editor-in-chief of 'Technology and Innovation' project, I consider myself as a particularly lively person and interested in how the world works. The adjective that my relatives and my friends have used the most to describe me is undoubtedly 'curious'.

    Curious about the world, how it works and our effects on it. Not only in the scientific field but also in the economic and geopolitical field. I am interested in everything that has a positive and proactive outcome, especially in healthcare and new technologies.

    Curious for my very strong and, in some respects, critical views on society, which sometimes become my limitations. Some of these are that knowledge takes effort but is essential, that ignorance in the information age is a conscious choice and that equality (giving people the same things) is a paradigm to be overcome with fairness (give people the same opportunities).

    Also curious about my personality; I have very well-defined ideas, I am a convinced 'social individualist'. That is, each of us must first grow and acculturate according to their own tastes in order to be able to be a good team player in a work group in order to enrich it with new insights.

    Curious about my choices, after secondary school I chose an artistic high school despite my teachers pushing for a classical high school. During these five years I have had the opportunity to travel around Italy and discover its incredible UNESCO sites. I also traveled around Europe in the major capitals and fell in love with the European Union. I realized how fortunate we all are to be part of this international community and the extraordinary opportunities it offers. After graduating from high school, I chose to study languages ​​applied to economics, 'Sciences for Linguistic and Cultural Mediation', a university rich in diversity; of different nationalities, of different languages ​​and of different cultures. All this heterogeneity pushed me to seek a decidedly more structured and innovative master's path; 'Data Science and Business Intelligence'. Data science consists of methodological principles based on statistics, scientific method and multidisciplinary techniques aimed at interpreting and extracting knowledge from data through statistical analysis.

    I was struck by Mondo Internazionale's potential, young composition and dynamism. The thematic areas in which I am comfortable are economics, health and innovation. The 'Technology and Innovation' project is the one I collaborate with most and, thanks to the patience of my collaborators, I am really happy with it.

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