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La strategia antiterrorismo nel Sahel: criticità e questioni irrisolte

Negli ultimi mesi, alcuni episodi hanno riportato l’attenzione dell'opinione pubblica internazionale sulla situazione securitaria in Mali, sollevando alcune questioni sui problemi della strategia antiterrorismo nel Paese e nella più ampia regione saheliana. Molto spesso, infatti, le misure attuate per contrastare l’azione delle milizie attive nell’area comportano violazioni dei diritti umani e mettono a rischio la popolazione civile. Inoltre, la presenza di varie forze militari operanti a vario titolo nel Sahel non ha finora prodotto risultati incoraggianti in termini di stabilità: raggiungere la pace, allo stato attuale, sembra un obiettivo ancora lontano.

I fatti recenti

Il 3 gennaio scorso, le forze francesi – presenti nel Sahel dal 2013 nel contesto dell’operazione Barkhane – hanno condotto un raid aereo nei pressi del villaggio di Bounti, nel Mali centrale. Secondo la versione ufficiale, il raid ha colpito un gruppo di terroristi [1]. Alcuni residenti hanno tuttavia testimoniato che l’attacco ha causato la morte di circa 20 civili che stavano partecipando a un matrimonio [2]. Rappresentanti del governo maliano e dell’esercito francese hanno negato, alcuni giorni dopo, la connessione tra l’attacco militare e il matrimonio, affermando di aver colpito esclusivamente dei combattenti jihadisti armati [3].

Diverse organizzazioni politiche e della società civile maliane, oltre che organizzazioni internazionali per i diritti umani, hanno chiesto un’indagine indipendente sulla vicenda [4]. Le Nazioni Unite hanno risposto inviando sul luogo, il 25 gennaio, una squadra di inquirenti della Divisione dei diritti umani della MINUSMA, assistiti dalla polizia scientifica dell’UNPOL, per far luce sui fatti [5]. Al termine dell’indagine, i risultati dovrebbero essere pubblicati in un report.

Questo episodio è legato ad una più ampia operazione militare delle forze governative maliane di concerto con l’esercito francese, denominata “Éclipse”, che si è dipanata lungo tutto il mese di gennaio: secondo le dichiarazioni ufficiali, l’operazione avrebbe “neutralizzato un centinaio di terroristi” localizzati nella zona di frontiera tra Mali, Burkina Faso e Niger [6]. Oltre alle ombre gettate sul modus operandi dei governi e dei loro alleati internazionali dall’episodio di Bounti, rimangono le perplessità sul miglioramento effettivo della situazione: nonostante gli eserciti si dichiarino soddisfatti dei progressi militari, i governi faticano comunque ad affermare il controllo politico sull’area, che resta ampiamente in mano ai gruppi insurrezionali e jihadisti.

Dal canto loro, anche le organizzazioni terroristiche hanno intensificato la loro attività. L’ultimo attacco noto di considerevole portata risale al 3 febbraio, quando una postazione militare dell’esercito di Bamako è stata colpita da individui armati nei pressi di Boni, un villaggio del Mali centrale. L’attacco, che ha ucciso 10 soldati, è stato rivendicato da JNIM, coalizione che riunisce varie formazioni jihadiste vicine ad Al-Qaeda. In un comunicato, JNIM ha ribadito che la Francia e gli altri alleati internazionali del governo maliano restano un bersaglio [7]. Inoltre, più volte nei mesi recenti sono stati colpiti dei contingenti della MINUSMA: il Mali è considerato il più pericoloso scenario al mondo per i caschi blu, che sono percepiti dai gruppi ribelli armati come una forza favorevole al governo centrale da loro contestato.

Il dibattito sul futuro della regione e sul ruolo francese

Il 15 e il 16 febbraio si è svolto a N’Djamena il Summit G5 Sahel, con la partecipazione in videoconferenza del presidente francese Macron. Il vertice è stato visto da molti osservatori come un evento chiave per la ridefinizione dell’impegno francese nella regione, di cui si parla già da qualche mese. Ne aveva accennato, tra gli altri, il Capo di Stato Maggiore della Difesa francese, François Lecointre, durante la sua visita in Mali a dicembre [8]. Dopo l’aumento delle unità francesi presenti sul territorio saheliano - deciso in seguito al vertice di Pau del gennaio 2020 - la Francia sembra oggi voler ripensare la propria strategia. Da un lato, l’obiettivo è l’aumento dell’autonomia delle forze armate saheliane nelle operazioni militari; dall’altro, un maggiore coinvolgimento degli alleati europei tramite la task force Takuba.

Secondo alcune opinioni, l’operazione Éclipse ha dimostrato l’importanza dell’azione di coordinamento francese nel rafforzare la posizione degli eserciti governativi locali di fronte alle insurrezioni [9]. Tuttavia, il cambio di rotta non è dovuto ai successi delle operazioni militari, quanto piuttosto all’incapacità dell’intervento della coalizione internazionale nel garantire la stabilità. Il coinvolgimento nell’area è sempre più impopolare non soltanto tra la popolazione del Sahel, ma anche nella stessa Francia, soprattutto a causa delle perdite tra i soldati francesi, cinque dei quali sono morti quest’anno. Il 9 febbraio, il Senato francese ha ospitato un dibattito sul futuro di Barkhane, durante il quale il presidente della Commissione affari esteri, Christian Cambon, ha affermato che il coinvolgimento militare non è sufficiente, poiché la soluzione alla crisi saheliana non può che essere politica [10].

Ma come si traduce tale consapevolezza nei fatti? Risolvere la crisi istituzionale nel Sahel è molto più complesso che rafforzare gli eserciti governativi locali e ridurre il numero dei combattenti jihadisti. Più che agire sui sintomi, è necessario prendere atto delle cause profonde che hanno portato le formazioni insurrezionali e terroristiche a proliferare in questi territori. 

Da alcuni mesi, si è cominciato a parlare della possibilità di negoziare con alcune formazioni terroristiche che controllano determinati territori, per ricucire le fratture tra cittadini e istituzioni e riportare stabilità [11]. L’ipotesi del “dialogo con i terroristi”, avversata dalla Francia, potrebbe rappresentare un motivo di divergenza tra Parigi e i governi alleati nel Sahel, che sarebbero invece sempre più disposti a compiere questo passo [12].

Ma un negoziato tra le varie parti in guerra non si risolverà necessariamente nella pace e nella stabilità: se non saranno garantite prospettive di sviluppo economico e servizi sociali, la legittimità dei governi saheliani sarà sempre controversa agli occhi delle loro stesse popolazioni. Per questo un supporto esclusivamente securitario-militare, da parte della Francia e degli altri governi occidentali, è insufficiente. Il rafforzamento militare senza un più ampio piano di ricostruzione del “patto sociale” sta producendo anzi effetti contrari: lo dimostra l’aumento del numero di vittime civili, un trend preoccupante che non può essere ignorato [13]. Un recente rapporto ONU ha documentato numerose violazioni dei diritti umani, crimini di guerra, torture e altre atrocità commesse da tutte le parti in guerra dal 2012 al 2018 [14]: l’insostenibilità della situazione dovrebbe indurre a valorizzare il concetto di sicurezza della persona umana, presente nel dibattito internazionale ormai da qualche decennio [15], nel ridefinire gli approcci di intervento nel Sahel.

Fonti utilizzate per il presente articolo:

[1] France says dozens of jihadists killed in weekend Mali airstrike, France24, 05/01/21, https://www.france24.com/en/africa/20210105-france-says-dozens-of-jihadists-killed-in-weekend-mali-air-strike

[2] Wedding guests killed in Mali airstrike, local sources say, The Guardian, 05/01/21, https://www.theguardian.com/world/2021/jan/05/people-at-wedding-party-in-mali-killed-in-airstrike-local-sources-say ; Witnesses say 20 killed in air strike in central Mali, Al Jazeera, 06/01/21, https://www.aljazeera.com/news/2021/1/6/witnesses-say-20-are-killed-in-an-airstrike-in-central-mali

[3] Mali, French army deny wedding party killed in strike against militants, Reuters, 07/01/21, https://www.reuters.com/article/us-mali-security-idUSKBN29C2O5

[4] Frappes sur Bounti (Mali): des associations demandent une enquête indépendante, RFI, 12/01/21, https://www.rfi.fr/fr/afrique/20210112-frappes-sur-bounti-mali-des-associations-demandent-une-enqu%C3%AAte-ind%C3%A9pendante

[5] Mali: des enquêteurs de la Minusma se sont rendus à Bounti, RFI, 29/01/21, https://www.rfi.fr/fr/afrique/20210129-mali-des-enqu%C3%AAteurs-de-la-minusma-se-sont-rendus-%C3%A0-bounti

[6] Une centaine de djihadistes tués lors d'une opération franco-malienne, L’Express, 27/01/21, https://www.lexpress.fr/actualite/monde/une-centaine-de-djihadistes-tues-lors-d-une-operation-franco-malienne_2143579.html

[7] https://twitter.com/SimNasr/status/1360218900563124224

[8] E. Vincent, « On a fait le tour du cadran » : la France cherche une stratégie de sortie pour l’opération « Barkhane » au Sahel, Le Monde, 17/12/20, https://www.lemonde.fr/international/article/2020/12/17/on-a-fait-le-tour-du-cadran-la-france-cherche-une-strategie-de-sortie-pour-la-mission-barkhane-au-sahel_6063673_3210.html

[9] E. Roy, L’opération « Éclipse » au Mali : un argument en faveur de la présence française, La Croix, 28/01/21, https://www.la-croix.com/Monde/Loperation-Eclipse-Mali-argument-faveur-presence-francaise-2021-01-28-1201137549

[10] Opération Barkhane au Sahel : « Le dénouement de cette crise ne sera certainement pas militaire », affirme Christian Cambon, Public Sénat, 09/02/21, https://www.publicsenat.fr/article/parlementaire/operation-barkhane-au-sahel-le-denouement-de-cette-crise-ne-sera-certainement

[11] Faut il dialoguer avec les groupes djihadistes dans le Sahel ?, Africa Radio, 20/10/20, https://www.africaradio.com/podcasts/faut-il-dialoguer-avec-les-groupes-djihadistes-dans-le-sahel-25103

[12] C. Casola, Sahel: il summit di N’Djamena e il futuro dell’Operazione Barkhane, ISPI, 16/02/21, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sahel-il-summit-di-ndjamena-e-il-futuro-delloperazione-barkhane-29288

[13] H. Nsaibia, State Atrocities in the Sahel: The Impetus for Counterinsurgency Results is Fueling Government Attacks on Civilians, ACLED, 20/05/20, https://acleddata.com/2020/05/20/state-atrocities-in-the-sahel-the-impetus-for-counter-insurgency-results-is-fueling-government-attacks-on-civilians/

[14] C. MacDougall, UN Probe Details Atrocities in Mali and Civilian Deaths From French Airstrikes, PassBlue, 08/02/21, https://www.passblue.com/2021/02/08/un-probe-details-atrocities-in-mali-and-civilian-deaths-from-french-airstrikes/

[15] M. Dotti, Sicurezza umana o sicurezza degli Stati?, Vita, 09/07/18, http://www.vita.it/it/article/2018/07/09/sicurezza-umana-o-sicurezza-degli-stati/147520/

Immagine:

https://unsplash.com/photos/uGiLs_MSRxM


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  • L'Autore

    Laura Morreale

    Laura Morreale, nata nel 1995 in un piccolo centro siciliano, si interessa di mondo arabo-musulmano, migrazioni, diversità e diritti umani.
    Laureata magistrale in Lingue, storia e culture del Mediterraneo e dei Paesi Islamici all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, frequenta attualmente un Master di II livello in Tutela internazionale dei diritti umani presso La Sapienza.
    Durante il suo percorso formativo ha trascorso dei soggiorni di studio presso la University of Manchester (UK) e L’Université de La Manouba (Tunisia). Ha ottenuto una certificazione linguistica di quinto livello in Modern Standard Arabic presso l’Institut Bourguiba des Langues Vivantes di Tunisi.
    Nel 2019 ha svolto un tirocinio di ricerca all’IsMed di Napoli, collaborando alla stesura di un rapporto sulle narrazioni dei fenomeni migratori nella stampa arabofona. Scrive di migrazioni per Melting Pot Europa, e ha svolto esperienze di volontariato in enti che si occupano di migranti e rifugiati. Tra i suoi interessi vi sono anche le tematiche femministe, cui si avvicina come attivista.
    Dal 2020 è parte di Mondo Internazionale, dove collabora come autrice dell’area tematica Framing the World, per le sezioni Terrorismo e sicurezza internazionale e Organizzazioni internazionali. È inoltre Policy Analyst nel progetto MIPP, l’incubatore di Politiche Pubbliche di Mondo Internazionale.

    Laura Morreale, born in 1995 in a small Sicilian town, deals with Arab-Islamic world, migrations, intercultural diversity and human rights. She obtained an honours degree in Languages, History and Cultures of the Mediterranean and Islamic Countries at the University of Naples “L’Orientale”. Currently, she is enrolled in a 2nd level Master in International Protection of Human Rights at the University of Rome "La Sapienza".
    During her academic studies, she spent periods of study abroad at The University of Manchester (UK) and L’Université de La Manouba (Tunisia). She gained a language certification of advanced level (5th) in Modern Standard Arabic at the Institut Bourguiba des Langues Vivantes, in Tunis.
    In 2019 she carried out an internship at IsMed in Naples, where she collaborated to a report about narratives proposed by Arab newspapers on migratory issues. She writes of migrations for the project Melting Pot Europa, and she has volunteered in organisations dealing with migrants and refugees. Moreover, she is interested in feminist issues, which she approached as an activist.
    She is part of Mondo Internazionale since 2020, collaborating as authoress for Framing the World, where she writes in the sections Terrorism and International Security and International Organizations. She is also Policy Analyst in MIPP, the Incubator of Public Policies of Mondo Internazionale.

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