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La situazione delle carceri in Italia, tra sovraffollamento e Covid-19

L’Italia si riconferma ancora una volta al primo posto per sovraffollamento delle carceri in tutta l’Unione Europea. A riportarlo sono i dati del Rapporto del Consiglio d’Europa “Space” che, ogni anno, fa il punto della situazione sulle carceri presenti nei Paesi dell’UE.

Ma l’Italia non è l’unico Stato della regione a soffrire del problema delle carceri sovraffollate. Vi sono altri Stati, appartenenti all’Unione Europea e non, a soffrire di un problema simile.

A fine gennaio 2020 in Italia erano presenti 120 detenuti ogni 100 posti. Situazioni analoghe in Belgio con 117 detenuti ogni 100 posti; Francia e Cipro con 116 detenuti; Romania e Ungheria con 113 detenuti; Slovenia e Grecia con 109 ogni 100. Da considerare anche la grave situazione di un Paese vicino ma non appartenente all’UE, ossia la Turchia, che con 127 detenuti ogni 100 posti si può dire abbia raggiunto il record.

Esaminando nello specifico, e con dati più attuali, la situazione dell’Italia, notiamo come nel corso del 2020 lo scoppio della pandemia abbia causato una forte controtendenza nel numero di carcerati.

Mentre al 31 dicembre 2019 la popolazione carceraria arrivava a oltre 60 mila, a un anno esatto di distanza, il 31 dicembre 2020, nei penitenziari italiani si registra un totale di 53.364 presenze. Un dato in controtendenza vista la crescita costante che la popolazione carceraria ha conosciuto in tutti questi anni.

A causare un calo così repentino è certamente la pandemia da Covid-19 che ha colpito sia detenuti che staff penitenziario. Tuttavia, il sovraffollamento continua a essere una problematica costante e critica del Paese e di alcune regioni nello specifico.

Secondo i dati più aggiornati del Ministero della Giustizia, la situazione al 31 maggio 2021 è la seguente:

con una capienza regolamentare prevista a 50.780, i detenuti realmente presenti sono 53.660. Di questi, 2.224 donne e 16.940 stranieri.

Le regioni ad avere il più alto numero di istituti penitenziari sono Toscana con 16 istituti; Lombardia con 18 istituti e Sicilia con un totale di ben 23 istituti. Ma le regioni con un numero di detenuti che supera di gran lunga la capienza regolamentare sono Lombardia, con 7.777 carcerati presenti su 6.139 posti disponibili, e Puglia con 3.688 carcerati su 2.882 posti.

La situazione attuale vede sicuramente una popolazione carceraria dai numeri più bassi rispetto al periodo precedente alla pandemia, ma gli stessi numeri confermano come il Paese soffra ancora del problema del sovraffollamento.

Anche la popolazione straniera detenuta nel sistema carcerario è diminuita negli ultimi anni (non solo durante la pandemia). Mentre al 31 dicembre 2019 i detenuti stranieri risultavano essere circa 19,9 mila, a fine 2020 il numero è arrivato a circa 17,3 mila, per risultare nei dati aggiornati al 31 maggio 2021 a 16,9 mila.

Lo stesso si potrebbe dire della popolazione carceraria femminile. A fine 2019 le donne in carcere risultavano essere 2.663, mentre a fine 2020 risultavano 2.255. Più attuali i dati di maggio 2021 che fanno ammontare il numero a 2.224 presenze.

Tornando alla situazione generale nazionale, si evince come i carcerati siano effettivamente più del numero previsto da regolamento. Nonostante, dunque, il calo di detenuti per via del virus da Covid-19, il problema del sovraffollamento persiste.

Le soluzioni di contrasto a questo problema potrebbero essere quelle di “ridurre la durata delle pene” oppure di “costruire più prigioni”, come sostiene il Professore Marcelo Aebi, responsabile per il rapporto “Space” sopra menzionato. “Le amnistie, come quella del 2006, non risolvono il problema”, ha aggiunto il Professore.

È proprio una pandemia a far emergere ulteriormente come avere più prigioni, o più spazi, possa permettere una migliore gestione del sistema carcerario.

A inizio pandemia, preoccupante è stata l'adozione di misure volte a contenere i contagi ma con effetti limitati. Spesso sono venuti a mancare spazi idonei per l’isolamento dei detenuti positivi; a sommarsi a ciò, la “scarsità di servizi sanitari e assistenza medica”, come riportato dal Garante regionale dei diritti dei detenuti. Inoltre, a tutto questo si è aggiunto l’isolamento prolungato dei detenuti vista la sospensione delle visite da parte di famigliari e terze persone.

L’avvento del Covid-19 ha creato in tutto il mondo una crisi di diversi tipi e senza precedenti. E qui si è riconosciuto come la tutela della salute, così come quella dei diritti delle persone, siano diventati essenziali.

Le persone private della libertà si inseriscono a pieno nella categoria dei cosiddetti ‘soggetti fragili’, e in quanto tali, nei loro confronti diverse dovrebbero essere le disposizioni.

Il rispetto del distanziamento sociale per contenere il virus, oltre all’isolamento sociale a cui i carcerati sono sottoposti durante la pena, rende ancora più difficile all’individuo vivere i giorni in carcere. L’isolamento e la mancanza di contatto fisico inducono a solitudine, chiusura e depressione, quando ci sarebbe invece bisogno di sostegno e vicinanza.

Considerato tutto ciò, diventa fondamentale, oltre che urgente, l’intervento delle autorità per misure adeguate a favore del diritto alla salute e ai diritti in generale dei detenuti.

La trasparenza sull’effettiva situazione delle carceri e il monitoraggio sull’effettiva applicazione delle misure preventive, sono solo alcuni dei passaggi da garantire affinché le persone prive di libertà abbiano i diritti che spettano loro.

Organizzazioni come Amnesty International si stanno interessando dell'attuale situazione, impegnandosi a contrastare e risolvere i problemi di cui il sistema carcerario soffre.

Il sito dell'Organizzazione riporta: “Amnesty International Italia ha aderito all'iniziativa promossa dall'Associazione Antigone e da Anpi, Arci, Cgil, Gruppo Abele e alla lettera rivolta al governo e ai parlamentari della commissione giustizia di Camera e Senato, supportata anche da Acat, Ristretti, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, CSD – Diaconia Valdese, Uisp Bergamo e InOltre Alternativa Progressista”.

Inoltre, "le misure che si sono volute proporre sono:

  1. La riduzione dell’affollamento e delle presenze numeriche in carcere, attraverso l’introduzione di misure alternative che proteggano soprattutto le persone vulnerabili e con problemi sanitari tali da rischiare aggravamenti a causa del virus Covid-19;
  2. La riduzione dell’isolamento dei detenuti, attraverso l’introduzione di alternative che permettano un contatto costante con le famiglie;
  3. La prevenzione del contagio e il sostegno allo staff penitenziario, anche rafforzando l’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari”.

Fonti consultate: 

- Carceri italiane: la situazione oggi, dopo un anno di Covid-19. Osservatorio diritti

https://www.osservatoriodiritt... 

- Detenuti presenti - aggiornamento al 31 maggio 2021. Ministero della Giustizia

https://www.giustizia.it/giust... 

- Le carceri italiane le più sovraffollate dell’Unione Europea. Ansa.it

https://www.ansa.it/europa/not... 

- Preoccupazione di Amnesty International Italia per la situazione esplosiva nelle carceri italiane. Amnesty International Italia

https://www.amnesty.it/situazi... 


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  • L'Autore

    Sofia Abourachid

    Dottoressa in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani con Laurea acquisita presso l’Università degli Studi di Padova.

    Dottoressa Magistrale in Relazioni Internazionali curriculum di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali con Laurea acquisita presso l’Università degli Studi di Milano.

    Appassionata di diritti umani e di tutto ciò che concerne il sociale, tra cui tematiche di uguaglianze di genere, minori, donne, immigrati e terzo settore. Altrettanto appassionata di storia e di politica internazionale, così come di formazione, comunicazione, e percorsi di motivazione.

    Con la sua storia, le origini arabe, e skills personali, in Mondo Internazionale ha ricoperto la carica di Project Manager per il progetto TrattaMI Bene; oggi, oltre ad essere Editor, ricopre il ruolo di Chief Editor dell'area Diritti Umani.

    -

    Graduated in Political Science, International Relations and Human Rights with a Degree from the University of Padua.

    Master's Degree in International Relations, Diplomacy and International Organizations
    curriculum with a Degree from the University of Milan.

    She is interested in human rights and everything related to social issues, including gender equality, minors, women, immigrants and the third sector. She is equally passionate about history and international politics, as well as training, communication, motivation and personal growth.

    With her personal history, her arab origins, and personal skills, in Mondo Internazionale she held the role of Project Manager for the TrattaMI Bene project; today, in addition to being Editor, she also holds the role of Chief Editor of the Human Rights area.

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