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La situazione della minoranza musulmana in India

L’india ospita una delle più grandi minoranze di musulmani al mondo, circa il 15% della popolazione totale, e da sempre la convivenza con la maggioranza hindu è stata complessa e spesso caratterizzata da scontri violenti. I musulmani sono spinti ai margini della società e sottorappresentati all’interno delle istituzioni e le cause di questa discriminazione vanno ricercate nella storia dell’India. D’altronde la nascita stessa del Pakistan del 1947 è una diretta conseguenza del difficile rapporto fra le due comunità. La situazione attuale, caratterizzata da un deterioramento dei rapporti ed un aumento del clima ostile nei confronti dei musulmani indiani, è dovuta da diversi fattori, primo fra tutti il clima politico interno.

Il contesto politico

La condizione della minoranza musulmana è peggiorata in maniera considerevole negli ultimi anni e diversi osservatori collegano questa situazione all’ascesa al potere dell’attuale primo ministro Narendra Modi, in carica a partire dal 2014. Modi, leader del BJP (Partito del Popolo Indiano), ha costruito parte del suo consenso sulla promessa di un miglioramento della situazione economica del Paese, ma anche sull’elemento identitario, compattando il proprio elettorato. Il risultato è stato un aumento della tensione religiosa, mettendo sotto attacco la minoranza musulmana. Il BJP, partito conservatore fondato nel 1980, è infatti un promotore dell’Hindutva, ovvero un’ideologia politica degli anni ’20 che ha come fine quello di stabilire l’egemonia degli Hindu e dell’Induismo in India.

L’atteggiamento di Modi nei confronti della minoranza musulmana era già stato ampiamente criticato nel 2002, quando ricopriva la carica di primo ministro nello stato del Gujarat. All’epoca infatti scoppiarono delle rivolte che durarono tre giorni che portarono alla morte, secondo stime ufficiali, di circa 1.044 persone, di cui la maggior parte musulmane, anche se le stime non ufficiali parlano di molte più vittime. Modi e la sua amministrazione furono accusati di complicità negli attacchi contro la minoranza, e ciò comportò la decisione degli Usa di vietare l’ingresso di Modi su suolo statunitense per 10 anni.

Nel corso della sua amministrazione, organizzazioni di destra estremista hanno raggiunto maggiore visibilità e consenso, con la conseguente normalizzazione dei discorso d’odio all’interno del dibattito pubblico. Un esempio è rappresentato dall’Hindu Mahasabja, il partito più antico nel panorama politico indiano, il cui obiettivo dichiarato è quello di rendere l’India una nazione esclusivamente Hindu. Recentemente durante un evento pubblico, diversi esponenti di questo partito hanno invitato ad imbracciare le armi ed usare la violenza contro i musulmani per proteggere il proprio Paese.

Dal 2014 è poi aumentato il numero di attacchi dei c.d. cow vigilantes, ovvero gruppi di persone che in nome della protezione della mucca, animale considerato sacro dalla religione Hindu, perpetrano aggressioni nei confronti di commercianti di bestiame e di coloro che macellano la carne. Human Rights Watch, da maggio 2015 a dicembre 2018, sono state 44 le persone rimaste uccise a seguito di questi attacchi, di cui 36 musulmane. Questi attacchi sono spesso stati giustificati da esponenti del BJP, mentre Modi ha spesso condannato tali attacchi.

Le misure legislative

Sono diversi poi gli interventi dell’esecutivo che avrebbero esacerbato la situazione della minoranza musulmana in India. Nel 2019 è stato approvato un emendamento alla legge sulla cittadinanza, che di fatto discrimina i musulmani. La legge prevede infatti un percorso accelerato per l’ottenimento della cittadinanza per buddisti, cristiani, hindu, ebrei, parsi e sikh arrivati da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan prima del 2015.

Il presidente Modi ha giustificato l’adozione della legge, che esclude i musulmani dai beneficiari, affermando che questi ultimi non sarebbero vittima di discriminazione in questi paesi. L’approvazione della norma ha generato moti di protesta nella popolazione, spesso sedati con la violenza dalla polizia. Nel febbraio 2020 sarebbero state circa 52 le persone morte a seguito di alcune manifestazioni. Inoltre il governo nello stesso anno ha revocato l’autonomia costituzionale a Jammu e Kashmir, due stati a maggioranza musulmana, imponendo una serie di misure restrittive delle libertà personali.

La jihad dell’amore

L’intolleranza e l’odio rivolto verso la minoranza musulmana sono dunque aumentati all’interno della società indiana, ed un ruolo fondamentale è stato svolto anche dalla propagazione di fake news sulle piattaforme social. La più recente e forse anche la più rilevante riguarda la teoria di un complotto, che non ha alcun fondamento, secondo il quale i musulmani starebbero tentando di trasformare l’india in uno stato islamico sposando e facendo convertire le donne indiane, la c.d. jihad dell'amore. Ciò ha portato diversi gruppi estremisti a minacciare, ed anche ad uccidere, diversi musulmani coinvolti in relazioni interreligiose.

La questione è divenuta centrale all’interno del dibattito pubblico e diversi esponenti del BJP ne hanno fatto una battaglia politica. La volontà di fermare la jihad dell’amore si è tradotta in legge nello stato di Uttar Pradesh, con la legge contro le conversioni religiose illegali. Tale norma prevede che due persone di religione differente che intendono sposarsi debbano inviare una comunicazione alle autorità del proprio distretto per richiedere un’autorizzazione. Inoltre sono state stabilite pene contro la conversione forzata che arrivano fino a dieci anni di carcere, e che fino a questo momento hanno colpito perlopiù credenti all’Islam. Altri stati hanno seguito questo esempio e diversi altri considerano la possibilità di introdurre leggi simili.

L’allarme di Genocide Watch

Il progressivo deterioramento della situazione della minoranza musulmana indiana ha portato Gregory Stanton, presidente e fondatore di Genocide Watch e noto studioso della tematica, a lanciare l’allarme. “Un genocidio potrebbe avvenire in India” ha affermato il ricercatore durante un briefing del Congresso degli Stati Uniti tenutosi il 12 gennaio 2021. Secondo Stanton, noto in particolar modo per aver creato il modello delle dieci fasi del genocidio, in India sarebbero in corso dei processi che potrebbero condurre verso questo drammatico epilogo. Per questo Stanton ha spinto per l’approvazione del Combating International Islamophobia Act, e per l’invio di un rappresentante americano per monitorare la situazione.


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  • L'Autore

    Giorgio Giardino

    Giorgio Giardino, classe 1998, è studente della laurea magistrale Politiche europee ed internazionali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Precedentemente ha conseguito la laurea triennale in Scienze politiche e relazioni internazionali presso l'Università Lumsa a Roma, con una tesi sulla libertà di espressione in relazione al fenomeno del reclutamento dei foreign terrorist fighters. Da sempre interessato a tematiche riguardanti i diritti fondamentali e relazioni internazionali, ricopre all'interno di MI la carica di revisore e di autore per la sezione Diritti Umani.

    Giorgio Giardino, class 1998, is a student of the master's degree European and international politics at Università Cattolica del Sacro Cuore. Previously he has achieved a bachelor degree in Political science and international relation at Università Lumsa, with a thesis on freedom of expression in relation to the phenomenon of the recruitment of foreign terrorist fighters. Always interested in issues concerning fundamental rights and international relations, he holds the position of reviewer and author for the Human Rights section of MI.

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Dal Mondo Asia Orientale Temi Diritti Umani Società


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