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La seconda ola rosa in America Latina

L’America Latina sta vivendo la seconda ola rosa della sua vita. La prima era stata a cavallo tra la fine del 20esimo e l’inizio del 21esimo secolo, con l’elezione di Chavez in Venezuela nel 1998, seguita da quelle di Lula e Morales (rispettivamente Brasile nel 2003 e Bolivia nel 2006). A questi seguì il Cile di Michelle Bachelet, l’Ecuador con l’elezione di Correa, e molti altri Paesi. Questa parentesi durò nella regione fino alla metà degli anni ‘10: dopo la morte di Chavez, la vittoria di Macri in Argentina e l’impeachment a Dilma Roussef, per il 2015/2016 la pink tide era giunta alla battuta di stop.

Negli anni tra il 2015 ed i giorni nostri l’America Latina ha affidato le proprie sorti alla politica neoliberista, che è stata presentata come la risoluzione ai profondi problemi economici e sociali che affliggono in modo quasi strutturale la regione. Dopo anni di radicato neoliberismo e governi di destra e centro-destra, in America Latina sembra aprirsi una nuova onda rosa: il processo si avvia con Andrés Manuel López Obrador, che viene eletto in Messico nel 2018. Nessuno lo sospettava ma con lui iniziò una lenta e potente pink tide che negli anni sarebbe avanzata attraverso l'America Latina. Infatti, a lui hanno fatto seguito Alberto Fernández in Argentina, nel 2019; Pedro Castillo in Perù, nel 2021; Gabriel Boric e Gustavo Petro rispettivamente in Cile e Colombia nel 2022. Si può già pensare che si unirà a questa lista anche Lula, dopo le elezioni presidenziali brasiliane programmate per ottobre di quest’anno. La sua vittoria consacrerebbe la nuova ola rosa, consegnando le sette nazioni più popolate dell’America Latina in mano a governi di sinistra e centro sinistra.

Ci si potrebbe chiedere cos’è cambiato e quali nuovi orizzonti la regione potrebbe aver immaginato: non si tratta di un fattore ideologico e di un risveglio della fiducia nella sinistra, ma di una disillusione nei confronti del pilastro del centrodestra: il neoliberismo economico. L'onda rosa avanza a causa dell'esaurimento del neoliberismo come proposta per la regione.

La promessa neoliberista di moltiplicare la ricchezza è soddisfatta, ma la promessa complementare di distribuire questa ricchezza non lo è. Al contrario, una disuguaglianza abissale, aggravata in tempi di pandemia, è la norma nei paesi dell'America Latina. Ciò che infatti tutti questi nuovi Presidenti hanno in comune è la lotta alle disuguaglianze economiche. I problemi di oggi non si risolvono con le idee che li hanno causati ieri. Questo è ciò che hanno concluso gli elettori latinoamericani. Soprattutto i giovani, che alle urne si sono presentati in numero senza precedenti a votare per la sinistra. Ad oggi i partiti di sinistra, nonostante le complessità storiche ad essi legati nella regione, rappresentano l’unico progetto alternativo al neoliberismo che esiste. Ed è anche una Sinistra rinnovata: una Nuova Sinistra che ha imparato la lezione dai fallimenti economici delle dittature della Sinistra. Né Cuba né Venezuela né Nicaragua sono un riferimento per i nuovi governanti, ma al contrario si tratta di leader che si dichiarano democratici fin dall'inizio e interessati alla prosperità della libera impresa locale.

Più che radicalmente diversi dai neoliberisti, i nuovi governi di sinistra sono considerati i loro correttivi. La promessa è diversa: rafforzare i servizi sanitari e educativi gratuiti e, in alcuni casi, rinazionalizzare altri servizi essenziali per la popolazione, come l'elettricità, la distribuzione dell'acqua o i trasporti pubblici. In altre parole, la promessa è di camminare verso un Welfare State, dove a nessun abitante manca un minimo minimo per una vita dignitosa. E abbracciano le cause delle donne e delle minoranze sessuali e razziali, non come una concessione a gruppi esterni, ma come cause proprie.

Boric ha presentato la sua amministrazione, dichiarandola femminista, nel suo primo discorso da presidente. Petro ha seguito lo stesso percorso ed ha scelto una donna attivista e di colore come vicepresidente, Francia Marquez. Castillo ha giurato che la sua priorità sarebbero stati gli indigeni peruviani. E Lula continua ad incarnare l'esatto opposto del fascismo di Bolsonaro, con il "Partido dos Trabalhadores" alle spalle ed una storia di attivismo di sinistra che lo ha portato già in passato a ricoprire la carica presidenziale.

"La prima ondata, durata dal 2003 al 2014, ha coinciso con un grande ciclo delle merci che ha completamente definito i successi e i fallimenti di questi governi", afferma Mathias Alencastro, ricercatore presso il Centro brasiliano di analisi e pianificazione. Tuttavia, Alencastro è ottimista. Sostiene che la precedente svolta progressista dell'America Latina è stata retrospettiva, combattendo i resti delle dittature militari e l'influenza degli Stati Uniti nella regione. Oggi, la sinistra latinoamericana sarà spinta a dare la priorità allo sviluppo sostenibile, dice. "La politica climatica è esattamente ciò che differenzia la prima e la seconda ondata. Senza un ciclo positivo delle materie prime, la sinistra sarà costretta a essere più audace. L'economia verde colma questo divario". Le differenze con la sinistra storica, oltre che con destra e centrodestra, sono numerose ed evidenti: i governi progressisti della nuova sinistra latinoamericana hanno agende rinnovate e necessità diverse, che potrebbero rappresentare il nuovo punto di forza della sinistra regionale, o ciò che li farà di nuovo cadere.

Quanto durerà questa ondata rosa alimentata dalla speranza dipenderà da due fattori. Il primo è il potere che dimostrerà la destra locale nel tentativo di minarne il cammino della controparte politica. Ma soprattutto ad essere sotto gli occhi dei cittadini sarà la capacità di ogni governo di mantenere le promesse fatte.


Fonti consultate per il presente articolo:

https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-61977393

https://dialogochino.net/es/clima-y-energia-es/52162-puede-la-nueva-marea-rosa-de-america-latina-volverse-verde/

https://www.eluniversal.com.mx/opinion/sabina-berman/la-ola-rosa-avanza-por-america-latina


https://unsplash.com/photos/T9CXBZLUvic


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  • L'Autore

    Ludovica Costantini

    Ludovica Costantini, 25 anni, è laureata nel corso magistrale in Relazioni internazionali e Diplomazia all'Università di Padova, con una tesi sul ruolo delle global value chains nelle economie sudamericane. Dal 2021, scrive per la sezione Framing The World di Mondo Internazionale, con un particolare focus sull'area geografica latinoamericana.

    Ludovica Costantini, 25 years old, holds a Master's degree in International relations and diplomacy from the University of Padua, with a thesis about global value chains in latinamerican economies. From 2021, writes for the section "Framing the World" in Mondo Internazionale, with a focus on the latinamerican area.

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