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La Sars in Nigeria

La brutalità impunita dell’unità di polizia nigeriana

La special anti-robbery squad (Sars) è un’unità speciale della polizia nigeriana fondata nel 1992 da un commissario di polizia durante l’interminabile periodo delle dittature militari e nasce come un’unità del Dipartimento di Intelligence e investigazione criminale della Nigeria. La Sars agisce a volto coperto contro crimini quali rapine a mano armata e rapimenti e, dal 2017, è accusata di abuso di potere e violazione di diritti umani.

Secondo le ricerche che Amnesty International ha condotto sin dal 2016, sembrerebbe che la Sars vìoli gravemente i diritti umani fondamentali durante le procedure d’arresto e detenzione. Molti detenuti infatti vengono reclusi per intere settimane senza avere diritto ad un giusto processo, senza essere difesi da un avvocato e senza che questi possano ricevere visite da parte dei familiari.

A rendere ancor più grave la situazione è il fatto che tali diritti sono sanciti nella Costituzione della Repubblica Federale Nigeriana promulgata nel 1999. Questa, tra gli altri diritti civili, individua il diritto di ognuno ad essere informato circa i motivi dell’arresto e della detenzione, a poter rimanere in silenzio fino alla consultazione con il proprio legale e ad avere accesso ad un rappresentante legale di propria scelta. Tutte queste salvaguardie vengono continuamente disattese dall’unità di polizia che sistematicamente vìola i diritti umani dei detenuti e che, secondo quanto sostenuto nelle ultime analisi di Amnesty a partire dal 2016, in 15 casi ha arbitrariamente sequestrato beni e proprietà dei detenuti.

L’unità di polizia si è concentrata principalmente sui giovani dai 18 ai 35 anni, generalmente provenienti da ceti sociali bassi, arrestandoli senza prove e con il solo sospetto di avere a che fare con truffatori, ladri o rapinatori.

Tuttavia, l’aspetto più drammatico della scellerata azione della Sars consiste nella modalità di detenzione dei cittadini. Amnesty infatti registra che tra gennaio 2017 e maggio 2020 circa 82 persone sono state rinchiuse in centri di detenzione Sars e sono state vittime di tortura fisica e psicologica, nonostante la Convenzione contro la tortura di New York del 1984 (ratificata dalla Repubblica Federale Nigeriana il 28 giugno del 2001), e la conseguente legge federale nigeriana anti-tortura promulgata nel 2017.

L’art.1 della Convenzione, ad esempio, individua la tortura come reato commesso dal pubblico ufficiale che trova la sua manifestazione nell’abuso di potere e nell’esercizio arbitrario e illegale di una forza legittima. Pertanto l’azione dell’Unità di polizia nigeriana, che dovrebbe essere indirizzata a combattere i crimini come furti e rapine e a ridurre il tasso di criminalità della Federazione, risulta evidentemente contraria a quanto sancito nel primo articolo della Convenzione.

L’azione degli agenti della Sars rimane ad oggi impunita, infatti mai nessuno degli ufficiali è stato ritenuto responsabile per le violazioni dei diritti umani documentate da Amnesty, nonostante quanto riportato nelle testimonianze delle vittime di tortura.

Vista la gravità della situazione, dal 2017, l’organizzazione è molto attiva proponendo una petizione per l’abolizione della Sars e facendo in modo che questa raggiunga il governo di Abuja, capitale della Federazione. Da ciò nasce il movimento di protesa #endsars che si caratterizza per essere pacifico.

Lo scorso 9 ottobre, in seguito alla diffusione di un video in cui alcuni membri della Sars sparavano a sangue freddo contro un uomo uccidendolo, hanno inizio delle protese nella capitale nigeriana successivamente diffusesi in molti dei 36 stati della Federazione. In particolare a Lekki, nello stato di Lagos, il 20 ottobre i soldati nigeriani hanno aperto il fuoco sui manifestanti che protestavano contro la brutalità dell’unità di polizia, uccidendo almeno 12 persone.

Questo tragico episodio ha chiaramente avuto un forte impatto sull’opinione pubblica che ha spinto il governo dell’attuale presidente Buhari a smantellare l’Unità di polizia procedendo a riformare le forze dell’ordine.

Tuttavia, anche dopo la dichiarazione del presidente, la folla richiede il rilascio immediato di tutti i manifestanti arrestati, giustizia per le vittime dell’inaudita violenza della Sars, la creazione di un organo che indaghi sulle denunce a carico dell’unità di polizia ed infine un esame psicologico per tutti gli ex membri della Sars prima che a questi vengano riassegnati nuovi incarichi in polizia.

L’attuale situazione in Nigeria, figlia del susseguirsi di instabilità politiche e di regimi corrotti che dal 1960, anno dell’Indipendenza, sino all’inizio degli anni 2000 hanno minacciato costantemente la stabilità politica e sociale della Federazione, non lascia sperare in tempi migliori.

Sicuramente, affinché si possa raggiungere un tasso accettabile di sviluppo umano ancor prima che economico, è necessario agire dal basso attuando politiche volte a migliorare le condizioni della popolazione.

Ad aggravare la già precaria situazione, il governo federale non è riuscito a far fronte in maniera efficace alla violenza dell’organizzazione terroristica "Boko Haram" che dal 2009 sferra attacchi e miete vittime tra civili, soprattutto negli stati del Nord.

Pertanto, smantellare la Sars è sicuramente un passo importante verso la tutela dei diritti fondamentali dei nigeriani, ma bisogna senz’altro che questa azione sia seguita dall’emanazione di politiche da parte del governo volte a stabilizzare, dal punto di vista socio-politico, tutto il territorio della Federazione.


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  • L'Autore

    Alice Stillone

    Alice Stillone è nata a Palermo il 14.06.1998, si è diplomata presso il Liceo Scientifico G. Galilei di Palermo, ha successivamente ottenuto una prima laurea triennale in “Sviluppo economico e Cooperazione Internazionale” presso l’Università degli studi di Palermo nell’ottobre 2019, ed al momento sta studiando per la laurea magistrale in “Relazioni Internazionali e Diplomazia”, presso l’Università degli studi di Padova.

    Entra a far parte di MI nel novembre 2020 ed, in particolare, nel team di redazione dell’area “Diritti Umani”.

    Far parte dell’associazione può essere una grande opportunità per la sua crescita personale e formativa, volta all’acquisizione di nuove conoscenze e alla condivisione di quelle già in suo possesso. Come obiettivi futuri, dà anzitutto priorità al conseguimento della laurea magistrale e, a seguito di ciò, ha intenzione di svolgere diverse esperienze lavorative che la possano indirizzare al meglio nel contesto lavorativo che più le si addice e che maggiormente l’appassiona. Gli studi svolti infatti le consentirebbero di opzionare vari contesti lavorativi tuttavia, ciò che al momento più le interessa è l’ambito delle organizzazioni internazionali attive nella salvaguardia dei diritti umani e del diritto umanitario, specialmente le agenzie specializzate delle Nazioni Unite.



    Alice Stillone was born in Palermo in 14.06.1998 and she studied there since the primary school. In particular, she obtained the degree at the Scientific High School G. Galilei and, in October 2019, she reached her first Graduation in “Economic Development and International Cooperation” at the University of Palermo. Then, she moved to Padua where she started to study “International Relations and Diplomacy”, and she is still studying for this.

    She entered the MI association in November 2020 and she asked for enter in “Diritti Umani” editorial staff because she had always been interested in human rights and generally in the international law.

    She thinks that enter this association could be a very exciting occasion to improve her personal knowledges and to share, with other members, what she has already known. First of all, she wants to obtain her second graduation and then she would like to have very different work experiences, this will lead her to choose her future work consciously. She would like to work in international organizations linked to human rights or humanitarian law and especially, her principal ambition is to enter some international organizations linked to the United Nations.

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endsars Diritti umani tortura convenzione di NY detenzione protesta pacifica

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