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La riunione ministeriale del Consiglio Atlantico del 14 aprile

Smobilitazione delle truppe NATO in Afghanistan e tensioni al confine tra Russia e Ucraina al centro del confronto

Un’importante riunione del Consiglio del Nord Atlantico (il principale organismo decisionale NATO) si è tenuta nella giornata di mercoledì 14 aprile. Al vertice hanno partecipato in videoconferenza i ministri degli esteri e della difesa dei 30 Paesi alleati. Tra di essi anche Anthony Blinken e Lloyd Austin, rispettivamente Segretario di Stato e Segretario alla Difesa dell’amministrazione Biden, che hanno preso parte alla riunione direttamente dal quartier generale NATO di Bruxelles, dove sono stati ricevuti dal Segretario Generale Stoltenberg[1]. Quest’ultimo ha riconosciuto nella loro presenza una “testimonianza dell’importanza del legame transatlantico e dell’impegno degli Stati Uniti nel consultare i loro alleati” e ha inoltre definito la riunione “un’importante dimostrazione della nostra unità”[2].

Due, in particolare, sono stati i temi oggetto di confronto: il futuro della presenza militare NATO in Afghanistan e le nuove tensioni tra Ucraina e Russia, innescate dai preparativi militari che il Cremlino sembra star conducendo al confine, dove si registra il più alto afflusso di uomini e mezzi dall’invasione della Crimea del 2014[3]. Ma è soprattutto quanto deciso in merito all’impegno militare congiunto (statunitense e di numerosi alleati europei) in Afghanistan, entro la cornice della missione NATO Resolute Support, ad aver determinato la speciale attenzione riservata in quest’occasione alla riunione del Consiglio del Nord Atlantico. Al termine della giornata di confronto, infatti, il Segretario Generale Stoltenberg ha annunciato la decisione dell’Organizzazione di procedere al ritiro delle truppe di stanza in Afghanistan nel quadro della missione Resolute Support a partire dal 1 maggio 2021 – proprio mentre il medesimo annuncio veniva scandito oltreoceano dal Presidente Biden, dalla stessa sala della Casa Bianca da cui a suo tempo George W. Bush aveva informato i cittadini americani dell’inizio delle ostilità in Afghanistan[4]. Insomma, le truppe statunitensi e alleate (in tutto circa 10000, di cui 2500 statunitensi[5]) abbandoneranno insieme il suolo afgano: “we went into Afghanistan together, we adjusted our position together ad we are united in leaving together”, ha dichiarato il Segretario Generale Stoltenberg[6]. Gli ha fatto eco il Segretario di Stato americano Blinken, che ha ricordato come l’alleanza atlantica sia intervenuta in Afghanistan, all’indomani degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, sulla base dell’Articolo 5 del Patto Atlantico, che prevede che un attacco armato contro una delle parti contraenti rappresenti un attacco contro l’alleanza tutta: “20 years ago, after the United States was attacked on 9/11, this alliance invoked Article Five for the first time in its history. An attack on one, is an attack on all. Together, we went to Afghanistan to root out Al-Qaeda, and prevent future terrorist attacks from Afghanistan, directed at our homelands. Now, we will leave Afghanistan together and bring our troops home”[7]. Il coordinamento e la solidarietà che hanno contraddistinto la mobilitazione, in altre parole, caratterizzeranno anche la smobilitazione delle ultime truppe ancora sul terreno, a partire dal 1 maggio.

Questa sarà condotta in maniera ordinata, coordinata e cauta[8] e richiederà pochi mesi, secondo quanto annunciato da Stoltenberg e confermato dalla dichiarazione sottoscritta dai partecipanti al vertice. Biden prevede, in particolare, che sarà conclusa entro l’11 settembre 2021, giorno del ventesimo anniversario di quegli attentati al cuore degli Stati Uniti che motivarono la mobilitazione NATO in Afghanistan. La decisione di richiamare le truppe e interrompere l’impegno militare nel Paese scaturisce dalla convinzione che “non esista soluzione militare alle sfide che l’Afghanistan affronta”, come si legge nella dichiarazione conclusiva del Consiglio Nord Atlantico[9], e che l’alternativa – un impegno militare di durata indefinita, che potrebbe richiedere un dispiegamento di uomini e risorse persino maggiore di quello attuale – non sia sostenibile. In sostanza, la decisione della smobilitazione è stata presentata come l’unica possibile, seppur rischiosa[10]. Tanto Stoltenberg quanto Blinken e Austin hanno poi sottolineato, da un lato, come gli obiettivi della missione NATO siano ormai stati raggiunti[11], e dall’altro come il venire meno della presenza militare non vada interpretato come segno di interruzione dei rapporti dell’alleanza atlantica con l’Afghanistan. Al contrario, la NATO resterà vigile rispetto all’eventuale riemersione di una minaccia terroristica, continuerà a fornire supporto al governo e alle forze di sicurezza afghane, oltre che a sostenere il processo di pace e ad adoperarsi diplomaticamente per il raggiungimento di un accordo politico durevole tra il governo afghano e le forze talebane, e manterrà i propri sforzi sul piano della cooperazione allo sviluppo. In più occasioni, inoltre, il Segretario di Stato Blinken ha espresso fiducia nel fatto che, venuta meno la presenza militare NATO, altri paesi interessati alla stabilità dell’Afghanistan si faranno avanti per dare il proprio contributo, sinora reso innecessario dall’impegno atlantico[12].

Per quanto riguarda le tensioni tra Russia e Ucraina, il Segretario Generale Stoltenberg ha espresso il pieno sostegno dell’alleanza atlantica all’Ucraina, che vede la propria sovranità e integrità territoriale minacciate dall’aggressività russa, e richiesto con forza alla Russia di “procedere immediatamente alla de-escalation, interrompere le sue provocazioni aggressive e rispettare gli impegni internazionali”[13]. La riunione ministeriale del Consiglio del Nord Atlantico si è tenuta all’indomani di un incontro tra il Segretario Generale Stoltenberg e il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba, a margine della riunione della commissione NATO-Ucraina[14], in cui i due hanno discusso proprio della preoccupante situazione al confine russo-ucraino.

[1] https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_183059.htm?selectedLocale=en

https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_183089.htm?selectedLocale=en

[2] https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_183061.htm

[3] https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_183061.htm

[4] https://www.politico.com/news/2021/04/14/biden-announces-withdrawal-afghanistan-481524

[5] https://www.nato.int/nato_static_fl2014/assets/pdf/2021/2/pdf/2021-02-RSM-Placemat.pdf

[6] https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_183061.htm

[7] https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_183061.htm

[8] https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_183146.htm?selectedLocale=en

[9] https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_183146.htm?selectedLocale=en

[10] Carter Malkasian, per esempio, avverte dalle pagine di Foriegn Affairs che “se l’amministrazione Biden dovesse attenersi al piano di ritirare tutte le truppe USA entro settembre, I Talebani potrebbero conquistare la maggior parte del sud e dell’est del paese in pochi mesi. Dopo di ciò, il governo potrebbe cadere” (https://www.foreignaffairs.com/guest-pass/redeem/6K284CQRNOA). Gli stessi Stoltenberg, Blinken e Austin hanno riconosciuto i rischi insiti nella decisione di azzerare la propria presenza militare nel paese.

[11] Blinken ha dichiarato in conferenza stampa che “la minaccia di Al Qaeda in Afghanistan si è significativamente ridotta”, mentre Stoltenberg ha sottolineato il progresso sociale che il paese ha registrato nel corso dei due decenni di presenza militare internazionale e il contributo che la missione NATO ha fornito nell’organizzazione e nella formazione delle forze di sicurezza afghane.

[12] https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_183061.htm

[13] https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_183061.htm

[14] https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_183008.htm


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  • L'Autore

    Irene Boggio

    IT_ Irene Boggio si è laureata in Scienze Politiche e Sociali presso l'Università degli Studi di Torino con una tesi in Analisi delle Politiche Pubbliche sul ruolo dell'expertise nel policy-making ed è prossima a conseguire la laurea magistrale in Scienze Internazionali presso la medesima università, con specializzazione in Studi Europei. E' inoltre studentessa della Scuola di Studi Superiori "Ferdinando Rossi" di Torino, sin dall'inizio del suo percorso universitario.

    EN_ Irene Boggio graduated in Political and Social Sciences at the University of Turin, with a dissertation in Public Policy Analysis on the role of expertise in policy-making. She is about to earn a masters' degree in International Studies at the same university, specializing in European Studies. She's also been a student at the "Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi" of Turin right from the beginning of her academic journey.

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