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La Realtà Virtuale e i suoi antenati

Il concetto di realtà virtuale esiste già da alcuni decenni ma venne a conoscenza del grande pubblico solo all'inizio degli anni '90.

La storia degli HMD - Head-Mounted Display - sulla testa risale addirittura al 1945, quando McCollum brevettò il primo apparato televisivo stereoscopico.

Fu poi a metà degli anni '50 che venne inventato il primo vero e proprio simulatore di Realtà Virtuale. In quegli anni un direttore della fotografia statunitense, Morton Heilig, immaginò un'esperienza teatrale finalizzata a stimolare tutti i sensi del suo pubblico, permettendogli una maggior immersione nelle rappresentazioni.

Fu così che nel 1960 costruì una console pensata per l’utilizzo da parte di un singolo utente, il suo nome era Sensorama; essa prevedeva che l’utente inserisse il viso in un cono visivo che gli permetteva una visione tridimensionale delle immagini proiettate. La macchina inoltre includeva un display stereoscopico, dei ventilatori, degli emettitori di odori, degli altoparlanti stereofonici ed una sedia mobile.

Nel 1961, in seguito, gli ingegneri della Philco Corporation svilupparono un casco che includeva uno schermo video e un sistema di tracciamento, da collegare a un sistema di telecamere a circuito chiuso; in questo modo un utente poteva osservare un ambiente reale da remoto, regolando l'angolazione della telecamera girando la testa. L’obiettivo principale di questa invenzione era quello di permettere la visione remota di situazioni pericolose, reso possibile da un display montato sulla testa e l’utilizzo del rilevamento magnetico per monitorare i movimenti della testa dell’utente. Si tratta senza ombra di dubbio della prima vera e propria invenzione HMD. Il suo nome era Headsight.

Anche la Bell Helicopters Company negli stessi anni aveva utilizzato un sistema HMD simile per i piloti di elicotteri. Il dispositivo prevedeva la presenza di un display, montato sulla testa del pilota, abbinato ad una telecamera ad infrarossi montata sul fondo di un elicottero; questa si muoveva seguendo i movimenti della testa del pilota permettendogli così un ampio campo visivo che gli dava la possibilità di effettuare anche atterraggi notturni su terreni accidentati.

Ancora, nel 1965, uno scienziato informatico di nome Ivan Sutherland immaginò quello che chiamò Ultimate Display. Usando questo display, una persona si ritrovava immersa in un mondo virtuale che all’utente risultava reale come il mondo fisico in cui esso viveva. Questa idea guidò quasi tutti gli sviluppi nel campo della realtà virtuale.

Nel 1968, sempre Sutherland, costruì effettivamente quello che prende il nome di Sword of Damocle, il primo vero sistema di Realtà Virtuale mediato da computer. Il sistema era primitivo, sia per quando riguardava la grafica che per il realismo ma fu certamente un importante punto di svolta nel campo della VR; il dispositivo permetteva infatti all’utente una visione di 360֯ ma si trattava di un macchinario molto pesante che non poteva essere poggiato direttamente sulla testa dell’utente, era perciò necessario che venisse ancorato al soffitto e collegato alla testa dell’utente attraverso un lungo braccio meccanico che ne reggesse il peso e che consentisse la libertà di movimento a chiunque lo utilizzasse.

Seppur primitivo, tale dispositivo è stato un punto fondamentale nella storia della VR poiché si tratta indiscutibilmente del precursore di tutte le odierne applicazioni della realtà virtuale.


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    Matteo Bergamini

Categorie

Salute e Benessere


Tag

#trascienzaeconoenza #virtualreality #Technology #vr

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