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La realtà magica

“Il realismo magico è il racconto puntuale e dettagliatissimo di una realtà troppo assurda per essere vera. E c’è una ragione per cui il realismo magico è nato in Colombia”. Questa è la premessa della famosa serie TV “Narcos”, ma anche, a mio parere, l’idea che un qualunque viaggiatore dovrebbe avere ben chiara quando si accinge a visitare l’America latina: sicuramente c’è una ragione per cui il realismo magico è nato in Colombia, ma ce ne sono altrettante per cui potrebbe essere nato in un qualsiasi altro paese latinoamericano.


Il realismo magico, genere letterario inaugurato dal Premio Nobel per la letteratura Gabriel García Márquez, trova la sua peculiarità nel far rientrare nella quotidianità e nel socialmente accettato tutta una realtà che agisce secondo meccanismi che non potrebbero essere più lontani dal banale, dall’ovvio, se non addirittura dal biologicamente e fisicamente possibile. Ciò non a causa di distanza temporale o spaziale fra il lettore e l’ambientazione, ma per il semplice fatto che ciò che è “normale” e ciecamente accettato dai protagonisti è un insieme di situazioni assurde, magiche, irrealizzabili in qualsiasi sfera sociale da noi decifrabile, eppure collocate in ambienti naturali e ben riconoscibili: realismo, ma magico.

I piccoli episodi di naturale follia che costellano questi romanzi non sono importanti di per sé, ma lo diventano quando fanno parte del contesto e aiutano a dipingere l’atmosfera generale: il lettore attento e il viaggiatore meticoloso la percepiranno come unica nel suo genere. La realtà latinoamericana, infatti, non potrebbe essere più magica: parte dalla terra che i contadini smuovono alle prime luci dell’alba, si delinea attorno ai profili di montagne millenarie, abitate da spiriti che vivono grazie al ricordo della gente e alla perseveranza delle tradizioni; corre incontro al futuro, sorridente nei suoi grattacieli, vive negli sguardi delle sue popolazioni, nella sua varietà di climi, nelle fibre spesse e dense delle notti selvatiche, che non conoscono il disturbo dei lampioni né il fastidio delle auto. La realtà magica si respira nell’aria, inebria la mente e il corpo abituandoli a camminare in un’atmosfera che trascina il pensiero dalla terra umida alle nuvole effimere, mentre la sensazione di vivere dentro a un racconto fantastico si esalta nei colori dei paesaggi che, come esseri viventi, si aggrappano alla vita contro ogni forma di sfruttamento; paesaggi dormienti e paesaggi caotici, bianchi come la neve e come la sabbia, lambiti da acque cristalline o sconvolti da fiumi imbizzarriti, paesaggi urbani circondati dalla minacciosa imponenza di una natura che tratta l’uomo come un fratello minore incapace di comprendere appieno la vita, un po’ ingenuo nel suo modo di fare, all’oscuro di tante verità. La magia sta lì, e sembra governare la realtà, sotto la corteccia degli alberi, sinuosa nello scintillio delle automobili, bruna sotto le carnagioni di chi la conosce; una magia vera per chi ci crede e per chi arriva, spaesato, e non può far altro che crederci perché altro modo per entrare in quella realtà non è contemplato. Niente è più reale, e al contempo più magico, di uno spettacolo naturale nel suo compimento integrale.

Io ho sentito il realismo magico avvolgersi su tutte le mie giornate mentre ero a Panama, lo percepivo nelle parole delle persone, nel loro modo di affrontare la vita, nel tocco di mistero e stranezza che in qualche modo contornava ogni gesto quotidiano. Così, quando si stava male, invece che il parere dal medico, assumeva importanza quello del “curandero”, un indigeno che abitava le pendici di un vulcano, abile nell’uso delle erbe e degli incantesimi; le notti tropicali erano infestate di presenze, benigne e maligne, che sussurravano storie all’orecchio di chi non riusciva a dormire; gli odori, i sapori, i colori assumevano il ruolo di stupefacenti messaggeri di una realtà nascosta, di un ombroso mondo sotterraneo, dell’alone di meraviglia che copre l’intero continente latinoamericano, nel quale sembra di vivere una perpetua leggenda popolata da creature incredibili e bellissime, protetti da una fitta rete di credenze secolari.

Non si provi a spiegarlo, non si tenti di svelare quale mistero si cela dietro a questa incomprensibilità: è realtà, concreta, vera, terrena; eppure sfuggirà sempre alla logica, magica nei suoi aspetti enigmatici. Non si privino questi popoli dei rimasugli di una tradizione millenaria che sembra gridare un ultimo, disperato, coraggioso grido per la bellezza della sua semplicità.


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    Avana Amadei

    Appassionata di storie, libri, viaggi (low cost); da quando ho imparato a scrivere ho capito che l’avrei fatto per sempre. Innamorata del mondo grazie all’anno all’estero.

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Dossier Storie


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realismo magico natura America del Sud America Centrale

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Glenda Ferrari
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