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La rappresentazione (e non) dei corpi nei media

Come e quali corpi vengono rappresentati nei media oggi? La complessità e la diversità dei nostri corpi è rappresentata o esistono ancora dei tabù e delle non-rappresentazioni?

La rappresentazione mediatica dei corpi femminili è ancora influenzata da un ideale magro, tonico, perennemente giovane e abile; per quanto riguarda invece la rappresentazione mediatica maschile, il corpo ideale ha spalle larghe, vita sottile, muscoli delineati e pronunciati ed è abile.

Ma dove sono i corpi non abili, trans, non-bianchi, grassi... insomma, i corpi non conformi agli standard accettati?

CORPI DELLE DONNE

Fin dall’antichità, la bellezza e il valore delle femmine sono stati valutati e misurati sulla base di un modello estetico riconosciuto dalla società in un determinato contesto storico e culturale, ogni epoca storica ha avuto un peculiare modello di bellezza ideale.

Oggi vige ancora lo standard affermatosi negli anni Novanta, ovvero l’idea che “magro è bello” e che un corpo esile e scattante sia attraente e desiderabile sessualmente; averlo è segno di sicurezza in sé, determinazione e autoaffermazione sociale. Non solo, l’eccessiva magrezza e il rigido controllo del peso vengono esaltati. I corpi formosi e grassi vengono disprezzati, evitati, considerati non in salute e brutti, associati a persone svogliate e quindi colpevoli di avere quel corpo. Questa comunicazione porta ad aderire a quel prototipo, perché si crede che solo così si possano ottenere successo e apprezzamento sociale.

L’ideale di magrezza estrema, intesa come simbolo di bellezza, la ricerca di un corpo perfetto, senza difetti e idolatrato, contribuiscono ad aumentare il rischio di disturbi legati al corpo e all’alimentazione (anoressia e bulimia).

Potrebbe insorgere il cosiddetto “disturbo da dismorfismo corporeo”, ovvero la preoccupazione ossessiva per un difetto nell’aspetto fisico, spesso sproporzionata rispetto all’effettiva gravità dello stesso.

Questo disturbo, con i nuovi mezzi di comunicazione, ha avuto un’ulteriore evoluzione, tanto che è nata un’altra definizione che si riferisce a un fenomeno recente: la “dismorfofobia da Snapchat”. Definizione che deriva dal nome del social che per primo ha introdotto l’utilizzo dei filtri, ora approdati anche su Instagram.

Guardarsi frequentemente attraverso lo schermo di un telefono applicando queste piccole distorsioni, si inizia a pensare di essere più belle utilizzando il filtro e ci si sente brutte guardandosi allo specchio. Infatti, si inizia a registrare la richiesta di interventi chirurgici per assomigliare all’immagine di sé che si ottiene con i filtri.

CORPO DEGLI UOMINI

Gli standard di bellezza non esistono solo per le donne, ma anche per gli uomini, e possono essere altrettanto irraggiungibili e mortificanti. Anche gli uomini si sentono a disagio se sono troppo bassi o troppo alti, troppo magri o troppo grassi, se perdono i capelli o se non hanno la barba. Essere forti, muscolosi, prestanti e alti, significa essere virili e forti (simbolo di potere maschile e patriarcale). Non solo, anche le dimensioni del pene continuano a essere un metro di valutazione sull’uomo, che va a influenzare la sua autostima.

È vero, inoltre, che oggi gli uomini iniziano a prendersi molta più cura di sé rispetto a qualche anno fa, anche se rimane un tabù poiché vengono ridicolizzati. I dati però ci dicono che le linee di make-up e di skin care per maschi sono sempre più diffuse, il 46% di loro si depila e aumentano anche coloro che ricorrono a interventi di chirurgia plastica. Questi dati possono dirci che anche gli uomini subiscono una maggiore pressione nella rincorsa e nel raggiungimento di un certo standard di bellezza proposto dai mass media: muscolosi, alti, con la barba, con la mascella strutturata, performativi.

Le conseguenze cognitive e comportamentali per gli uomini che soffrono di un’elevata insoddisfazione del corpo e perseguimento di un corpo muscoloso, possono essere: bassa autostima, dipendenza dall’esercizio fisico, patologie alimentari e abuso di steroidi anabolici-androgenici; questi possono sfociare addirittura nel dismorfismo muscolare, che si caratterizza per la convinzione persistente e patologica che il proprio corpo non sia sufficientemente snello e muscoloso.

CORPI NON-ABILI

Nei media, le persone disabili sono abitualmente infantilizzate, asessualizzate, proposte come oggetto di pietà o di ispirazione, e le loro vite presentate come una tragedia, accettate solo attraverso la compassione.

I loro corpi sono visti come malati, sbagliati e per questo devono essere sanati per farli rientrare in una dimensione uniformata e dunque accettabile.
I mass media e la società presentano la vita e i corpi delle persone con disabilità come una tragedia drammatica, per cui la persona deve riscattarsi curando e sconfiggendo la sua “malattia”. Questo tipo di rappresentazione porta a credere che le persone con disabilità siano sofferenti e che il loro corpo sia brutto, indesiderabile sessualmente, non attraente e per questo da nascondere. La conseguenza è che passa un messaggio sottinteso per cui le persone abili debbano considerarsi felici a non essere “sfortunate” come le persone con disabilità.


Dunque, i corpi non-abili non vogliono essere visti, fanno paura, rimandano a un’idea di sofferenza e disgusto e i mass-media si conformano in maggior parte a questo oscurantismo.

Non solo i corpi di persone disabili non sono sufficientemente rappresentati, ma anche quelli di persone trans, no-binary, non-bianche e non magre.

VERSO NUOVE RAPPRESENTAZIONI

C’è da dire che negli ultimi anni vediamo una timida crescita nel coinvolgimento delle comunità LGBTQ+ da parte delle grandi aziende, che cercano di mettere in campo altri corpi, altre persone, altre vite e narrazioni finora tenute nascoste e oscurate, ma che esistono nella realtà di tutti i giorni.

Un esempio sono gli spot di Pantene:

Raymond & Robbi on becoming a family

Sawyer & Ashley on the power of visibility

Gli spot di Zalando:

We will hug again | Holiday 2020

Change Never Ends | Zalando Autumn/Winter 2020

Il nuovo spot di H&M:

Paloma Elsesser's summer in H&M swimwear ft. Fousheé

I media sono plasmati da determinati contesti socio-culturali, ma allo stesso tempo influenzano l’ambiente in
cui sono immersi attraverso la rappresentazione della realtà. A tal proposito, i mass media hanno il compito di diffondere la molteplice varietà dei corpi esistenti nella realtà: donne, uomini, abili, non abili, magri, grassi, trans, bianchi e non bianchi, giovani e non. Tale rappresentazione sarebbe più veritiera e meno discriminatoria verso quei corpi e quelle persone che NON rientrano nello standard “magro, tonico, giovane e bello”. L’obiettivo dovrebbe essere rompere la credenza che solo certi corpi vanno raffigurati e che solo questi hanno valore di esistere.


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  • L'Autore

    Irene Ghirotto

    Irene Ghirotto è laureata in Educazione Sociale e Culturale presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.
    Nella sua tesi di laurea in “Empowerment e strategie di cittadinanza attiva” ha osservato come la lingua italiana sia usata in modo sessista e la necessità di modificarla per raggiungere una reale parità di genere, che è uno dei diritti umani essenziali. È un’attivista femminista intersezionale, ritiene che bisogna cambiare la cultura patriarcale in cui viviamo, poichè produce oppressioni e discriminazioni verso la maggior parte delle persone, togliendo loro non solo opportunità di migliorare le personali condizioni di vita ma anche i diritti umani di base che dovrebbero essere garantiti a chiunque. Per poter contribuire a questo cambiamento e andare verso un mondo più equo, ha fatto attività di volontariato presso una Casa delle Donne occupandosi della parte di comunicazione e sensibilizzazione sulle questioni di genere, inoltre, ha contribuito alla formazione di un Collettivo transfemminista LGBT+ che si occupa principalmente di informare e formare su svariate tematiche come: violenza sistemica e violenza sulle donne, identità di genere, decostruzione di stereotipi tossici.
    Pensa che per riuscire a creare un mondo più equo bisogna partite dalla scuola, dove introdurre l’educazione: sentimentale e sessuale; ai generi; anti-razzista, solo così si può capire il rispetto verso se stesse/i e le altre persone. In Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice nell’area di Diritti Umani e in particolare nella sezione Domina.


    Irene Ghirotto graduated in Social and Cultural Education at the Alma Mater Studiorum in Bologna.
    In her thesis on "Empowerment and active citizenship strategies" she noted that the Italian language is used in a sexist way and the need to change it to achieve real gender equality, that is one of the essential human rights. She is an intersectional feminist activist, she believes that we need to change the patriarchal culture in which we live, because it produces oppression and discrimination against most people, taking away from them not only opportunities to improve personal living conditions but also basic human rights that should be guaranteed to anyone. To contribute to this change and move towards a more equitable world, has volunteered at a Women’s House dealing with the communication and awareness of gender issues, in addition, she has contributed to the formation of an LGBT+ Transfemminist Collective which is primarily concerned with informing and training on various topics such as: systemic violence and violence against women, gender identity, deconstruction of toxic stereotypes.
    She thinks that to succeed in creating a more equitable world it is necessary to start from school, where to introduce education: sentimental and sexual; gender; anti-racist, only in this way we can understand the respect towards ourself/s and other people. In the International World she holds the role of author in the area of Human Rights and in particular in the section Domina.

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Sezioni Diritti Umani Agenda 2030 Ridurre le disuguaglianze


Tag

corpi mass media rappresentazione DISCRIMINAZIONI Diritti umani

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