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La questione del debito pubblico europeo

Nonostante il grande interesse generato dal Next Generation Eu e dalla tormentata campagna vaccinale, è tornato prepotentemente a far discutere uno dei temi più problematici a livello europeo: l’aumento del debito pubblico.

Gli interventi straordinari messi in campo per contrastare la crisi sanitaria e, di conseguenza, per sostenere l’economia fortemente colpita dalle politiche emergenziali di chiusura e blocco, sono stati possibili grazie all’indebitamento sui mercati da parte degli Stati.

Come è chiarito anche dalle statistiche rese pubbliche dal Fondo Monetario Internazionale, la situazione è notevolmente peggiorata in maniera generalizzata in tutta l’area europea, dove si è verificato un incremento dal 86% del 2019 al 102,7% del 2020 del debito pubblico. Questa tendenza che è stata ulteriormente rafforzata dalla decisione di sospendere le regole europee in materia [1].

Il dato che però risulta maggiormente allarmante, riguarda le ripercussioni e l’incidenza di questo fenomeno soprattutto in quei contesti (ad esempio Italia e Grecia) che godevano di problemi endemici pregressi e, nella cui situazione, un ulteriore deterioramento degli squilibri non fa altro che destare fortissime preoccupazioni per il futuro.

Secondo le ultime stime diffuse alla fine del mese di gennaio, il debito italiano oltre a passare dal 134,6% del Pil nel 2019 al 157,5% nel 2020, subirà un ulteriore probabile incremento, toccando il 159,7% [2].

In quest’ottica, però, le istituzioni internazionali ed europee appaiono positive, seppur attendiste, sulle sorti future nei confronti di uno dei problemi, che nella breve storia europea, è risultato una delle maggiori minacce per l’equilibrio dell’area.

Il ragionamento a sostegno di questa visione si fonda principalmente sulla “sostenibilità” del debito, previsione resa tale sia dai dati positivi provenienti dai tassi di interesse che, grazie alle politiche attuate dalla Banca Centrale, si attestano a livelli bassi.

Non è da tralasciare un aspetto importante: la prevista ripresa economica (stimata intorno al 4%) che dovrebbe coinvolgere l’Europa, grazie ai cospicui investimenti generati dal Next Generation Eu [3].

La reale “sostenibilità” del debito: convivenza o cancellazione

Fatte queste fondamentali premesse, che hanno mostrato l’attuale situazione in cui versa l’Unione Europea, si aprono però dei quesiti: se dal punto di vista teorico le istituzioni europee e le realtà nazionali dovessero perseguire un percorso virtuoso nei prossimi anni, il peso del debito risulterebbe, benché presente e minaccioso, comunque gestibile. In caso contrario, il sistema riuscirebbe a resistere, con l’incognita di rivivere una crisi del debito sovrano” [4], le cui conseguenze ed entità, visto anche il periodo attuale, potrebbero essere potenzialmente catastrofiche?

A questo proposito, si è generato un dibattito abbastanza acceso sulla possibilità, così come paventata da alcuni economisti, di intervenire sul debito pubblico, maturato soprattutto durante il periodo pandemico e detenuto in una parte consistente nelle casse della Banca Centrale Europea, cancellandolo.

L'ipotesi sostenuta da circa 100 economisti europei ha individuato il debito da cancellare nel 25% di quello maturato, detenuto nel bilancio nella BCE e corrispondente a circa 2.500 miliardi. Questi hanno proposto la riconversione di tale cifra per la realizzazione degli obiettivi dell’European Green Deal e per interventi sul piano sociale ed economico [5].

La cancellazione del debito è davvero una soluzione percorribile?

La proposta così concepita non ha tardato a sollevare numerosi quesiti e critiche.

A rispondere è stata la Presidente della BCE Christine Lagarde che, in un’intervista rilasciata ad una testata giornalistica francese, ha prontamente escluso questa tipologia di intervento, definendola come una vera e propria violazione dei trattati, e ricordando come questo tipo di soluzione vada a violare il divieto del finanziamento monetario da parte della Banca Centrale[6].

Analizzando non solamente il lato prettamente legislativo, dove vige la regola imposta dall’art.123 del TFUE [7], le conseguenze scaturite da una tale decisione sarebbero molteplici. In una situazione come quella attuale, infatti, creerebbe preoccupazione negli investitori con ripercussioni negative, come quella di determinare un incremento dei premi di rischio inclusi nei loro costi di indebitamento, che causerebbero di riflesso un costo maggiore del debito.

Ma non sarebbero le uniche conseguenze infatti, con molta probabilità, l’aumento dei tassi di interesse e dei premi avrebbe ripercussioni negative anche sui risparmi investiti in assicurazioni sulla vita e fondi pensione.

Capitolo a parte l’incidenza generata sulla BCE, che potrebbe portare ad un calo di credibilità dell’istituzione e di conseguenza della valuta stessa, con una crescente diffidenza da parte degli investitori. Senza dimenticare che l’attuazione di una politica straordinaria, come quella legata alla cancellazione del debito, avrebbe un impatto anche sul bilancio della Banca Centrale Europea, generando passività [8].

Immersi in questo dibattito, quindi, la contrapposizione sembra estrema ed inconciliabile, ma allo stesso tempo c'è consapevolezza nell'importanza che questo argomento giocherà in futuro.

Molti sono gli scenari e gli sviluppi che infatti sembrano potersi celare dietro un problema difficilmente trascurabile. Sarà senz’altro importante che i policy-makers lo affrontino con politiche serie e mirate che possano, all’interno di un dibattito sano e costruttivo, superare quelle che sono le rigidità e le incognite tuttora presenti nel sistema europeo.

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/patto-stabilita-sospeso-finita-l-emergenza-sara-rivisto-radicalmente-AD5VWdN

[2] https://www.wallstreetitalia.com/il-grafico-della-settimana-il-debito-pubblico-dei-paesi-europei/

[3] https://www.ilsole24ore.com/art/debito-pubblico-italiano-aumento-quasi-160percento-2021-l-fmi-ma-e-sostenibile-ADe6WNGB?refresh_ce=1

[4] https://st.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-04/causa-tutte-crisi-legate-142756.shtml?uuid=AaUFmatD

[5] https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-debito-detenuto-dalla-bce-si-pu-e-si-deve-annullare

[6] https://www.lejdd.fr/Economie/exclusif-la-presidente-de-la-bce-christine-lagarde-2021-sera-une-annee-de-reprise-4023489

[7] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A12016E123

[8] https://www.ilsole24ore.com/art/cancellare-debiti-pubblici-porterebbe-fine-dell-euro-ADwEB04


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  • L'Autore

    Tiziano Sini

    Tiziano Sini dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze politiche presso la facoltà "Cesare Alfieri" di Firenze, si specializza presso la Luiss "Guido Carli" di Roma in Relazioni Internazionale con una tesi in Economia Europea sull'analisi dell'European Green Deal e la relazione con le politiche promosse dal Next Generation Eu.

    Da sempre appassionato di politica nazionale ed internazionale, con uno sguardo sempre rivolto alla dimensione economica.

    All'interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di autore occupandosi di tematiche europee.

    Tiziano Sini after having obtained the Bachelor's Degree in Political Science at faculty "Cesare Alfieri" of Florence, majored at Luiss "Guido Carli" of Rome in International Relations with dissertation in European Economy on the analysis of the European Green Deal and the relationship with policies promoted by the Next Generation Eu.

    He was always been passionate about national and international politics, always looking at the economic dimension.

    In the context of Mondo Internazionale he holds the position of author dealing with European affairs.


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