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La Propaganda Occidentale ai Tempi del Conflitto Russo-Ucraino

L’attuale conflitto tra la Russia e l’Ucraina non è il primo che vede l’informazione di guerra intrecciarsi con la propaganda. La propaganda di guerra, infatti, è stata impiegata nel corso di numerosi conflitti come vera e propria arma che, attraverso la disseminazione di informazioni e tecniche di persuasione, volgeva a creare consenso e promuovere la partecipazione attiva all’interno dell’opinione pubblica, giustificare una serie di azioni portate avanti dal governo, nonché favorire la demonizzazione del nemico. Se applicato al contesto attuale, specificatamente all’interno delle guerre ibride, la propaganda ha subito un significativo incremento in termini di distorsione, soppressione ed occultamento di informazioni e fatti, danneggiando significativamente il criterio empirico e l’analisi oggettiva degli stessi. La comunicazione di guerra, dalla quale spesso emerge una manipolazione politica, economica e sociale dell’informazione comporta ciò che la filosofa Hannah Arendt ha definito “defattualizzazione” della realtà empirica, ossia il processo secondo il quale uno o più individui perdono la capacità, in qualche caso la volontà, di distinguere la realtà dalla costruzione, la verità dalla finzione.

A partire dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, lo scorso 24 febbraio, si è discusso molto della propaganda di Mosca sulla guerra, caratterizzata dalla censura ed il controllo del Cremlino su internet, media, giornali, tv e radio. Si tratta di una vera e propria macchina di propaganda, molto articolata, sostenuta dal Presidente Putin e dalla recente legge contro la pubblicazione o diffusione di presunte “fake news” relative alle attività russe all’estero. È attraverso queste strategie che il governo mira a combattere e reprimere ogni forma di dissidenza interna al Paese.

Nel corso di questi stessi mesi, la maggior parte dei paesi occidentali e democratici ha brutalmente condannato le azioni di Vladimir Putin, sostenendo in modo piuttosto compatto la difesa dell’Ucraina sia sul campo di battaglia che su quello dei valori e dei principi di libertà e democrazia. Il sostegno dell’Occidente all’Ucraina si è intensificato anche in campo mediatico, grazie al quale innumerevoli cittadini provenienti da diversi Paesi hanno assistito, forse per la prima volta, ad una vera e propria “guerra in diretta”, così definita nei giorni scorsi dal quotidiano La Repubblica. La guerra è stata, infatti, scrupolosamente e costantemente monitorata dai media, i quali hanno provveduto a diffondere notizie, aggiornamenti, immagini e video in tempo reale. Questa intensa campagna mediatica “live” ha, da una parte, permesso ai cittadini di rimanere costantemente aggiornati sull’evoluzione del conflitto ed osservare con i propri occhi immagini e video legate sia alla sfera umana che strettamente bellica. Allo stesso tempo però, la grande quantità delle notizie diffuse da giornali, telegiornali, media e talk show, molto spesso emittenti di un’informazione a senso unico e straripante di emotività, non ha sempre rispettato i criteri di qualità dell’informazione stessa, generando un circuito di disinformazione, fake news e propaganda. Premettendo l’insostenibilità di un paragone tra l’informazione mainstream rilevata in Occidente con la propaganda del Cremlino, che punisce con la violenza la libertà di espressione e di stampa, resta necessario puntualizzare che il “bombardamento” mediatico parziale può comportare numerosi rischi, tra cui l’annullamento della complessità di un conflitto e dell’analisi oggettiva dello stesso, nonché l’eliminazione del dibattito costruttivo tipico di un sistema democratico e liberale.

A contrastare questo fenomeno, già manifestatosi durante la pandemia, vi sono storici, esperti ed analisti che, osservando in modo scientifico ed oggettivo gli eventi, riescono a ricostruire i fatti e ad indebolire l’ondata di defattualizzazione che ricade sull’opinione pubblica. L’obiettivo degli esperti è dunque quello di affrontare l’analisi di un conflitto da un punto di vista più ampio sia in termini di spazio che di tempo, restituendo alle sorti e alle origini di un determinato evento la complessità che merita. Un approccio del tutto differente e distante da quello recentemente proposto dai media occidentali, i quali hanno offerto una visione sostanzialmente binaria della guerra tra Russia ed Ucraina, identificando il nemico e l’amico, l’aggressore e l’eroe, andando a ledere tutta una serie di sfumature e contorni determinanti per l’analisi critica del conflitto in corso.

A tal proposito, analizzando alcuni episodi avvenuti all’interno dell’Unione Europea e più specificatamente in Italia, si possono evidenziare una serie di perplessità in merito alla libertà di espressione e di informazione, principi fondanti dell’intero circuito democratico. Si pensi alla mossa avanzata dal Presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, di rendere inaccessibile in Europa la diffusione di due dei principali media russi, RussiaToday e Sputnik, al fine di garantire la compattezza dell’Unione ed impedire la diffusione della propaganda del Cremlino. Tralasciando l’infondatezza dei contenuti diffusi dalle testate più vicine al Presidente Putin, la forza della democrazia è anche determinata dalla capacità di tollerare il dissenso radicale e le presunte bugie, lasciando che sia l’analisi critica ed oggettiva a dimostrarne l’inconsistenza. A destare preoccupazione in Italia, invece, è stato quanto accaduto ad una serie di esperti, come il docente Paolo Nori, a cui l’Università Bicocca aveva temporaneamente impedito di tenere un seminario incentrato su Dostoevskij, la filosofa Donatella di Cesare e ancora il professore Alessandro Orsini, ritrovatosi tra accuse e censura per essersi discostato dalla narrazione dominante e aver sollevato una serie di critiche nei riguardi della NATO e dell’Occidente. Questi, insieme a molti altri episodi, hanno dimostrato una ridotta apertura al dibattito, nonché un crescente timore di tutto ciò che faccia riferimento alla Russia e al conflitto, suscitando confusione e preoccupazione tra la popolazione.

Alla luce di quanto accaduto sul territorio ucraino, risulta fondamentale, ora più che mai, celebrare e combattere per tutti quei principi democratici che si trovano a rischio, tra questi la libertà di espressione, opinione, stampa e manifestazione. Oggi più che mai è importante ricordare che in democrazia la disinformazione e le fake news possono essere sconfessate attraverso il dialogo, il confronto costruttivo, l’argomentazione e i dati, non con la manipolazione e la censura.


Fonti consultate

https://www.micromega.net/guerra-ucraina-disinformazione-propaganda/

https://www.romait.it/guerra-in-ucraina-sta-vincendo-la-censura-e-il-pensiero-unico.html

https://www.lindipendente.online/2022/03/03/leuropa-avvia-la-censura-di-guerra-al-bando-i-media-russi-rt-e-sputnik/

https://www.mardeisargassi.it/la-guerra-in-ucraina-e-il-pericolo-del-pensiero-unico/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/03/24/la-rai-cancella-il-contratto-di-orsini-dopo-le-polemiche-di-pd-e-iv-berlinguer-non-mi-hanno-informata-il-docente-vengo-gratis/6535918/



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  • L'Autore

    Michela Rivellino

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