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La politica estera del Qatar: tra soft power e ambiguità

Dal vertice di Al-Ula di inizio gennaio, il Qatar può considerarsi sicuramente uno degli attori privilegiati e usciti vincitori dagli accordi che hanno portato alla fine dell’embargo imposto nei suoi confronti dal Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) nel 2017. Il piccolo emirato negli ultimi anni ha perseguito una politica estera che lo ha portato a divenire uno dei principali attori regionali, riuscendo a proiettare la propria influenza ed il proprio soft power anche oltre i confini del Medio Oriente.

Vediamo quindi come Doha, negli ultimi anni, ha orientato la propria azione nell'arena internazionale e i suoi possibili sviluppi futuri.



Un piccolo ma influente attore internazionale

Pur essendo territorialmente una piccola appendice della più grande penisola arabica, l’emirato governato dalla dinastia Al-Thani ha assunto una sempre maggior rilevanza nelle vicende politiche del Medio Oriente. In particolare, dalla salita al trono del nuovo emiro, Tamim bin Hamad al-Thani, il Paese è riuscito ad espandere la propria proiezione internazionale.

Questo piccolo ma potente emirato trae la propria forza da una serie di fattori. Innanzitutto, come i suoi vicini, deriva la maggior parte della ricchezza dai proventi dell’estrazione di risorse naturali. Infatti, il Qatar condivide con l’Iran la più grande riserva di gas naturale al mondo. Le sue piccole dimensioni e la ridotta popolazione gli hanno anche permesso un relativo vantaggio nella diversificazione economica rispetto ad alcuni suoi vicini.

Proprio grazie alle copiose rendite derivanti dall’estrazione di petrolio e gas, Doha è riuscita negli anni ad ampliare ed approfondire la propria rete di influenze facendo ampio uso di strumenti di soft power.

Doha è stata tra le principali promotrici delle Primavere Arabe. Uno dei maggiori megafoni amplificatori delle proteste e del messaggio rivoluzionario è stato infatti il network Al-Jaazera, che ha sede nella capitale qatariota. Inoltre, è ormai ampiamente noto il pieno sostegno alla Fratellanza Musulmana e lo stretto rapporto con la Turchia, rafforzatosi successivamente alla rottura delle relazioni diplomatiche tra Qatar ed alcuni membri del CCG. Infatti, alcuni dei membri di tale organizzazione non hanno mai perdonato al Qatar la propria esuberanza in politica estera e il suo rapporto ambiguo con la Repubblica Islamica Iraniana. I principali critici della postura regionale dell’emirato sono stati gli Emirati e l’Arabia Saudita. In più, Doha è rimasto uno dei pochi Paesi arabi del Golfo a sostenere fortemente la causa palestinese, tanto da sostenere Hamas, il gruppo terrorista di stampo sunnita che domina la Striscia di Gaza.

Il Qatar non si è però limitato a partecipare ed influire attivamente nelle vicende dell’area MENA. Le mire e l’azione di politica internazionale dei suoi governanti si è espansa in Occidente. Il Paese promuove da anni la propria immagine negli Stati Uniti attraverso una poderosa e dispendiosa attività di lobbying volta a creare buone relazioni e collegamenti nel panorama politico americano. Pur con alcune difficoltà, in particolare con l’amministrazione Trump, il rapporto con il partner americano rimane necessario e mutuamente utile a livello strategico. In Qatar è stanziato il maggior contingente militare di Washington della regione e Doha è uno degli intermediari del processo di pacificazione afghano.

Un altro strumento di soft power si è concretizzato nel tentativo di inserirsi nel mondo dello sport, della moda e della finanza, provando così ad ottenere ulteriori fonti di rendita e molteplici vetrine che ne risaltassero l’immagine internazionale. In particolare, negli ultimi anni Doha ha puntato molto nella promozione della propria posizione all’estero investendo nel settore sportivo. Pur avendo vinto la competizione per ospitare i mondiali del 2022, il Paese è stato anche attaccato da varie associazioni internazionali per la tutela dei diritti umani in merito allo scarsissimo rispetto dei diritti delle comunità straniere che lavorano nell’emirato.

Inoltre, attraverso il proprio fondo sovrano, il Paese arabo controlla famose catene come Harrods e il più famoso club di calcio francese, il PSG. Ma la Qatar Investment Authority partecipa con proprie quote anche a grandi società europee, come l’azienda automobilistica tedesca Volkswagen.

In Europa il Qatar ha intensificato la propria azione diplomatica putando a rafforzare i rapporti con alcuni Stati, tra cui l’Italia. Doha è uno dei grandi clienti italiani nel settore della difesa che, negli ultimi anni, ha fruttato un giro di affari miliardario. Inoltre, nell’estate del 2020 i due Paesi, in seguito all’approvazione del parlamento, hanno sancito l’accordo di cooperazione culturale che include ambiti quali l’istruzione, la ricerca e l’università.



I recenti sviluppi

Con la fine dell’embargo imposto dal CCG, il Qatar ha iniziato un graduale processo di riavvicinamento con l'Arabia Saudita e l’Egitto. In tale contesto spicca il viaggio del ministro delle finanze qatariota in Egitto per l’inaugurazione di un hotel di lusso, nonché il recente invito del Re dell’Arabia Saudita, Salman, rivolto all’emiro di Doha per un futuro incontro. Precedentemente, il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman, aveva intrattenuto delle conversazioni telefoniche con l’emiro qatariota per provare a sviluppare la cooperazione tra i due Paesi arabi nel campo delle energie rinnovabili e delle politiche ambientali.

Rimangono alcuni nodi irrisolti riguardo la politica estera del Paese, come il rapporto con l’Iran e il sostegno all’Islam politico. Inoltre, Doha conta in un’amministrazione americana più incline alla collaborazione e potrebbe utilizzare questa leva per isolare - o almeno indebolire - il proprio rivale all’interno del CCG, ovvero gli Emirati Arabi Uniti

Fonti consultate per il presente articolo: 

https://www.middleeastmonitor.... 

https://www.mei.edu/publicatio... 

https://www.cesi-italia.org/ar... 

https://formiche.net/2020/05/o... 

https://agsiw.org/qatars-regio... 


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  • L'Autore

    Michele Magistretti

    Mi chiamo Michele Magistretti, classe 1997, nato a Milano ma residente a Buccinasco.

    Dopo aver ottenuto il diploma di maturità linguista al liceo civico Alessandro Manzoni, ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche presso l'Università Statale di Milano dove attualmente frequento il corso magistrale di Relazioni Internazionali. Appassionato di Storia fin da bambino ho maturato negli anni una passione per la Geopolitica e le Relazioni Internazionali.

    In Mondo Internazionale ricopro il ruolo di relatore nel progetto di "Framing the World", nel quale mi occupo della sezione MENA.

    My name is Michele Magistretti, born in 1997 in Milan but resident in Buccinasco.

    After obtaining a high school diploma in linguistics at the Alessandro Manzoni civic high school, I took a three-year degree in Political Science at the State University of Milan, where I am currently attending the master's course in International Relations. Passionate about history since I was a child, over the years I have developed a passion for Geopolitics and International Relations.

    At Mondo Internazionale I am an author in the "Framing the World" report, in which I write about the MENA section.


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Dal Mondo Medio Oriente & Nord Africa Sezioni Sicurezza Internazionale Framing the World


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#geopolitics geopolitica dell'acqua #politicaestera #MENA Medio Oriente #middle east

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