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La moda giapponese in Europa e in Italia

Una panoramica sulle influenze delle case di moda giapponesi nell'Europa del XXI secolo

L’influenza della moda giapponese nel mondo e, in particolar modo, in Europa affonda le sue radici nel 19esimo secolo, momento in cui alcune delle grandi potenze europee e statunitensi approdarono sulle coste giapponesi, dando inizio a secoli di scambi commerciali e di innovazioni sociali, tecnologiche, economiche e politiche. Il periodo Meiji, il cui inizio viene convenzionalmente fatto risalire al 1868, ha rappresentato per il Giappone un periodo di profondo rinnovamento e una grande opportunità di avvicinamento a società differenti. Dal punto di vista culturale, i campi più toccati da questo stretto contatto sono stati quelli della letteratura, dell’arte, della scienza e della moda. Se molte sono state le nuove tecnologie introdotte in Giappone da paesi esteri, forte è stata l’influenza di usi e costumi giapponesi, specialmente in Europa. Il termine Japonisme  venne coniato nel 1872 in Francia, dall’artista e collezionista Philippe Burty. Esso indicava la forte presenza nipponica nelle arti decorative e pittoriche del 19esimo secolo. Questo movimento ebbe inizio grazie alla massiccia presenza di manufatti (in particolare porcellane) e stampe su legno nel mercato dell’arte. Il movimento dell’ukiyo-e giapponese (letteralmente ''mondo fluttuante'') divenne ben presto un modello per gli artisti della Parigi della seconda metà dell’800: Van Gogh, Degas e Manet furono solo alcuni dei più famosi pittori che si rifecero a motivi, colori e indumenti giapponesi. In particolare, il kimono divenne simbolo di agiatezza economica e sociale. Molte donne ritratte in questo periodo indossavano un kimono di vari colori, accompagnati da oggetti e arredamento considerati esotici. Anche in Italia, si diffuse l’utilizzo di questo capo come veste da camera. Importato quasi esclusivamente dal mercato francese, ben presto iniziò ad essere prodotto anche da aziende nazionali, come testimoniano le inserzioni nel “Corriere delle Signore” del 1913.

Da questo capo di abbigliamento hanno preso spunto alcuni dei più grandi stilisti giapponesi al mondo, che si sono imposti nel mercato europeo dal 1980. Proprio in quel decennio, infatti, il Giappone si collocò come potenza economica e culturale, esportando nuovi ideali del mondo della moda.

Kenzo Takada, Issey Miyake e Rei Kawakubo con il suo brand Comme Des Garcons hanno rielaborato la figura del kimono, adattandolo a tessuti e trend in voga al momento. Cambiando totalmente il modo tradizionale di concepire lo stile giapponese, hanno introdotto nelle passerelle delle grandi capitali europee tagli ampli ed androgini, colori accesi e forme geometriche. I modelli proposti introdussero un nuovo modo di concepire la moda nipponica nel mondo, avviando un’idea di estetica basata sull’imperfezione e la sperimentazione. Molti fashion designers europei plasmarono le loro collezioni su questi modelli: Marni, Prada, Armani, Proenza Schouler e Dior adattarono motivi, colori e tagli di tradizione nipponica ai loro capi e stili. Non solo, numerose furono anche le collaborazioni tra case di moda e designers, tra le più importanti Marc Jacobs e Takashi Murakami, Louis Vuitton e Yayoi Kasama o la più recente tra Gucci e Comme des Garcons.

Il successo di questi grandi designers nelle capitali della moda come Parigi e Milano ha permesso una forte diffusione dell’ideale di moda nipponica in Europa tale da spingere altri brand ad inserirsi nel mercato. Oltre a marche di lusso, aziende già molto seguite in Asia come Uniqlo e Muji sono state protagoniste di un forte sviluppo nel panorama italiano (con l’ultima apertura del megastore Uniqlo in Piazza Cordusio a Milano) e più in generale in Europa, imponendosi in grandi città come Londra, Berlino e Parigi. Portatori di un ideale di comfort e di democratizzazione della moda, con capi dalle linee morbide e leggere, questi due brand hanno coniugato la qualità di tessuti come il cotone e il lino con prezzi accessibili ad un pubblico più vasto.

Con l’apertura del primo megastore in Gran Bretagna nel 2001, Uniqlo ha promosso gli ideali di Made for All e LifeWear: capi semplici, al giusto prezzo, utilizzabili da chiunque in qualsiasi situazione. Questa brand strategy ha portato Uniqlo (e più in generale il suo gruppo di appartenenza – Fast Retailing) a divenire una delle più grandi aziende di retail al mondo, superando colossi come H&M e rimanendo seconda solo al gruppo Inditex. Il suo ingresso a Milano ha dato un ulteriore spinta alla crescita su scala globale della città del nord Italia, aprendo il suo primo punto vendita affianco alla catena Starbucks. Come Uniqlo, anche Muji ha investito nel mercato italiano con l’apertura del più grande store in Europa, sempre a Milano: nata come linea di abbigliamento e articoli di cancelleria, il brand si è imposto per la sua semplicità e la totale assenza di loghi nei suoi prodotti.

Vicini ai valori dell’estetica giapponese basata sulla bellezza della semplicità e sulla raffinatezza, questi brand incarnano gli ideali più conosciuti ed apprezzati in Europa. Dopo quasi due secoli di scambi economici e sempre più strette relazioni diplomatiche, si può facilmente notare come la moda e l’estetica giapponese stiano prendendo sempre più piede negli ultimi anni. Il forte interesse ed apprezzamento per l’attualità sociale e culturale giapponese hanno, senza dubbio, contribuito all’espansione delle case di moda che, visti i buoni risultati degli ultimi anni a livello di fatturato (eccezione fatta per l’ultimo anno di crisi pandemica), non possono che auspicare una continua crescita nel settore.

Fonti consultate per il presente articolo:

Cate, Phillip Dennis; Eidelberg, Martin; Johnston, William R.; Needham, Gerald; Weisberg, Gabriel P. (1975). Japonisme: Japanese Influence on French Art 1854–1910. Kent State University Press (pp. 12-15)

https://www.universityoffashion.com/blog/japan-influence-contributions-global-fashion/

https://www.economyup.it/innovazione/uniqlo-pronto-al-debutto-in-italia-una-storia-giapponese-di-innovazione/

Carlotto Federica, Vestirsi d’Occidente. Abbigliamento e identità nel Giappone moderno, Edizioni Ca’ Foscari – Digital Publishing, Venezia, 2012

https://www.nippon.com/en/japan-topics/g00646/how-the-kimono-has-influenced-the-world-of-fashion.html

https://unsplash.com/photos/Z5... 


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  • L'Autore

    Irene Melinu

Categorie

Dal Mondo Asia Centrale Sezioni Imprenditoria


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Moda fashion Japan entrepreneurship europe Italy

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