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La letteratura giapponese è donna

Per esserne sicuri basti pensare che The Tale of Genji della scrittrice Murasaki Shikibu è spesso considerato il primo romanzo della storia

Attraverso la letteratura di un Paese si può avere una comprensione più profonda di com'è la vita in quella parte del mondo. Le opere degli scrittori giapponesi, a volte realiste e cupe o sfuggenti e oniriche, raccontano molto della società e il punto di vista femminile ne è stata parte integrante fin dagli albori. Il primo romanzo giapponese infatti è stato scritto da una donna.

The Tale of Genji, di Murasaki Shikibu, prende forma nel XI secolo (epoca Heian) ed ha al centro le fortune alterne di Genji, il Principe Splendente, figlio dell'imperatore. L'epopea segue il suo carattere burrascoso, circostanze familiari, vicende amorose, alleanze e fortune politiche, lasciando testimonianza della vita dell'epoca.

Di Murasaki Shikibu è interessante ricordare anche Murasaki Shikibu nikki, ovvero il diario dell'autrice. Tra le sue pagine, storie di corte anche personali, amori imbarazzati, la ricerca del suo posto nella vita sociale d'élite. Le scrittrici di corte come Murasaki Shikibu erano vedove o divorziate, e vi entravano come una sorta di dama di compagnia. Erano tuttavia molto influenti e altamente istruite, per questo ci si aspettava che educassero i loro superiori.

Anche The Pillow Book, di Sei Shonagon, risale all'epoca Heian ed è rimasto nella storia come racconto della vita di corte, lì dove c'era il vero centro del potere, di intrighi e manovre strategiche. The Pillow Book presenta una miscela di saggi, liste, poesie e vignette che prendono esempio dallo stile zuihitsu, pensiero frammentato, ancora oggi molto popolare. Entrambe le opere sono arrivate fino ad oggi grazie alla loro universalità e capacità delle autrici di raccontare la condizione umana.

Gli scrittori giapponesi hanno da sempre tra i temi prediletti l'accettazione della vita - con un senso di rassegnazione quasi claustrofobico - se non fosse che l'attenzione, privata di una speranza futura, è tutta concentrata sul presente, sulla profondità di un attimo fugace. Questa logica del naturale scorrere del tempo è pervasiva di tutta la cultura e letteratura.

Nell'era Meiji (1868 - 1912) la letteratura occidentale fu introdotta per la prima volta in Giappone. I romanzi stranieri furono spesso tradotti dagli autori giapponesi, che a loro volta ne furono pesantemente influenzati. L'avvento di scrittori come Zola, accelerò l'allontanamento dalle forme di racconto più tradizionali.

Raicho Hiratsuka (1886-1971, Tokyo) è stata la prima autrice giapponese femminista e attivista. Nel 1919 fondò la rivista letteraria femminile Seito, che raccolse attorno a sé un enorme fermento. La sua autobiografia, In the Beginning, Woman was the Sun è una cronaca di tempi turbolenti dal punto di vista femminile, un manifesto che spiega quanto le donne giapponesi siano, da sempre, molto più del proverbio "buone mogli, madri sagge".

Dopo la Seconda guerra mondiale, scrittori come Mishima e Murakami hanno preso posto di primo piano sulla scena letteraria mondiale, ma ciò non ha implicato un'egemonia maschile in quell'ambito.

Una delle autrici contemporanee più influenti è Yuko Tsushima (1947-2016, Tokyo). Nei suoi lavori, che prendono spunto dall'esperienza personale, si leggono le difficoltà e le gioie della vita femminile a Tokyo, dagli anni Settanta in poi. Territory of Light, è stato pubblicato postumo negli Stati Uniti, ma in Giappone venne pubblicato come rubrica mensile, una quarantina d'anni fa. La protagonista è una madre single, recentemente separata, che si trasferisce e scopre pian piano come affrontare questa nuova solitudine. La protagonista si trova a negoziare le norme patriarcali che anche Tsushima, madre single a Tokyo negli anni Settanta, si è ritrovata ad affrontare. Il romanzo è percorso da un senso di desolazione e sogni vividi, una cifra mista al fantastico che si ritrova spesso nel genere.

La letteratura giapponese di oggi riflette le crisi degli ultimi vent'anni: dal terremoto di Kobe del 1995, all'attentato nella metro di Tokyo, fino allo tsunami del 2011. Tutto questo si è rovesciato sulla letteratura sotto forma di rabbia e insicurezza. Si scopre che (anche) i giovani giapponesi sono destinati alla precarietà. Ancora una volta torna un realismo rassegnato, alternato a una mix costante con il sogno.

La voce femminile che ha sicuramente raggiunto fama internazionale è quella di Banana Yoshimoto (Tokyo, 1964) che nel 1988 ha esordito con il rivoluzionario Kitchen. Penna altrettanto incisiva, ma meno nota globalmente, è quella di Yoko Ogawa (Okayama, 1962). Vincitrice di tutti i maggiori premi letterari giapponesi, compresi l'Akutagawa e il Tanizaki. La voce narrante dei suoi racconti è spesso femminile e si tiene a una sottile distanza d'osservazione dal centro della storia. Questa scelta non è casuale: secondo l'interpretazione della critica letteraria, è simbolica della stessa distanza che le donne sono tenute a mantenere all'interno della società giapponese.

The Housekeeper and the Professor, di Yoko Ogawa, pubblicato in Giappone nel 2003, è considerato un caso letterario. Il professore del titolo è un brillante studioso di matematica con un problema di memoria a breve termine. La governante che viene assunta per prendersi cura di lui, giovane e astuta, ha un figlio di dieci anni. The Housekeeper and the Professor è un romanzo d'amore, ma nel senso più ampio possibile. C'è quello per la matematica e il mistero dei numeri. L'amore tra madre e figlio; tra un professore smemorato e un ragazzo senza padre.

Il Japan Times spiega, in un articolo intitolato Is Japan enjoying a new literary golden age? che “la letteratura in Giappone nel 2020 si è fatta più delicata, più diretta, non più appannaggio dell'élite che ha frequentato l'Università di Tokyo. Abbraccia più donne, minoranze e voci meno privilegiate. Genera opere di valore sociale, d'intrattenimento e di profonda rivisitazione della vita moderna. Eppure non è più eccezionale di decine di altre letterature in tutto il mondo”. Al centro, donne che navigano in una società oppressiva, che lottano per un'egoistica indipendenza.

Esponente di questa nuova letteratura è Sayaka Murata, 36 anni, autrice di Convenience Store Woman, dove racconta la storia di Keiko, una donna lontana da ogni nozione di successo sociale. Bloccata in un lavoro senza prospettive e a secco di vita sentimentale, appare completamente disillusa. La singolarità del punto di vista narrativo si può intuire dal fatto che Murata è impiegata tuttora nel minimarket che le ha ispirato la storia, nonostante la fama e i premi (155° Premio Akutagawa).


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  • L'Autore

    Anna Carla Zucca

    Laureata in Comunicazione Media Pubblicità all'Università IULM di Milano. Attualmente lavora come giornalista freelance ovvero: scrivo, intervisto, racconto di musica, cibo, tendenze, diritti umani ed Europa. E tutto mi incuriosisce.

    All'interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di Segretario della divisione Hub e Vice Responsabile del progetto TrattaMiBene.

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