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La legge della Florida soprannominata “Don’t say gay”

Recentemente in Florida è stata proposta la legge “Parental Rights in Education” Bill, approvata dalla Camera con 69 voti a favore e 47 contrari e dal Senato con 22 voti a favore e 17 contrari, alla quale, per un’effettiva entrata in vigore, manca solo la firma del Governatore Ron DeSantis.

La legge in questione - che vieta nelle scuole pubbliche fino al terzo anno delle scuole elementari l’insegnamento o l’utilizzo di contenuti relativi alle tematiche di identità di genere o l’orientamento sessuale da parte dei docenti - ha suscitato non poche critiche, trascinando nel ciclone della disapprovazione anche il colosso industriale Disney.

Criticità del linguaggio

Le prime criticità insorgono nel testo della nuova legge dove non solo si nega esplicitamente la trattazione delle tematiche LGBTQ+ nei programmi formativi, ma si invita i docenti a non menzionarle anche generalmente “in una maniera che non sia adeguata all’età o allo sviluppo degli studenti” - dicitura legislativa che potrebbe essere approvata anche per gli studenti di età superiore alla terza elementare. Come spiegato dal Senatore Dennis K. Baxley, sostenitore della legge ed esponente del Partito Repubblicano, di cui anche il Governatore DeSantis è membro, fra le conseguenze della legge ci sarà quello di non poter più citare famiglie con genitori dello stesso sesso nelle consegne dei problemi di matematica. Ma se la rinuncia al poter dire “Sally ha due papà” o “Mark ha due mamme” durante le spiegazioni di una materia ai bambini potrebbe risultare quasi banale, lo strumento legale che rappresenta questa normativa banale non lo è per nulla, poiché potrebbe essere utilizzata dai genitori per fare causa alle scuole nel caso ritengano che i propri figli stiano ricevendo un’educazione che includa l’orientamento sessuale o l’identità di genere.

In molti considerano questa legge in contrapposizione con il testo del Primo Emendamento del Bill of Rights americano, nel quale, oltre alla garanzia della tutela della libertà di culto, il diritto di riunirsi pacificamente ed il diritto di appellarsi al Governo per correggere i torti, viene chiaramente menzionato il diritto di parola e di stampa.


Criticità sociale


Se il linguaggio utilizzato dalla “Parental Rights in Education” bill, parte fondamentale di ogni testo giuridico, presenta numerose di sfaccettature e può essere definito “discriminatorio” a seconda delle interpretazioni, le criticità sociali che questa proposta di legge ha scatenato sono evidenti.

Le proteste studentesche contro la legge soprannominata “Don’t say gay” si sono diffuse a macchia d’olio nello Stato della Florida, attirando l’attenzione ed il disappunto della stampa internazionale, attori di successo di Hollywood e della Casa Bianca.

Emblematica la vicenda di Jack Petocz, studente della Flagler Palm Coast High School, sospeso dal campus per aver organizzato una delle tante manifestazioni “We say gay!” ed aver distribuito 200 bandiere arcobaleno simbolo della comunità LGBTQ+.

Gli esponenti politici promotori della “Parental Rights in Education” bill dichiarano che gli obbiettivi della legge non sono quelli di porre limitazioni alla libertà di espressione o incitare alla discriminazione, ma favorire un ruolo attivo dei genitori nell’educazione dei propri figli, in particolare per questioni delicate come la sessualità e l’identità di genere. In più, sottolineano come sia un dovere ma anche un diritto genitoriale decidere come e quando trattare queste tematiche.

Secondo molti invece, appartenenti alla comunità LGBTQ+ e non, evitare di parlare di questi argomenti in un contesto scolastico non solo metterebbe in difficoltà i docenti con un partner dello stesso sesso, non più liberi di fare riferimenti alla propria vita privata, ma alimenterebbe già dalla tenera età l’idea che il riconoscersi in un genere diverso da quello biologico (o una relazione consensuale fra due persone dello stesso sesso) sia qualcosa di sbagliato, da tenere segreto, favorendo la disinformazione e l’emarginazione sociale.

Persino l’azienda Disney, la cui presenza economica è molto importante nello Stato della Florida data la presenza del parco a tema Disney Word, è stata costretta ad affrontare la questione spinosa legata alla legge “Don’t say gay”.

Secondo il New York Times, l’amministratore delegato Disney Bob Chapek, lunedì 7 marzo aveva inviato una nota al proprio staff nel quale dichiarava che, nonostante il proprio sostegno e della dirigenza Disney a tutti i dipendenti della comunità LGBTQ+, l’azienda non si sarebbe schierata pubblicamente contro la proposta di legge “Parental Rights in Education”. Il tentativo di rimanere neutrale, considerate anche le presunte donazioni Disney a tutti i politici promotori della legge, è andato in fumo attirando non solo il malcontento dei dipendenti ma anche della pronipote di Walt Disney, Abigail Disney. Quest'ultima ha definito Bob Chapek più preoccupato delle opinioni politiche della destra che di quelle dei propri dipendenti e affermato che la legge “Don’t Say Gay” non rispecchia i valori di fantasia, amore e gentilezza di cui la Disney si fa promotrice attraverso le sue opere cinematografiche, costringendo l’amministratore delegato a chiarificare e ritrattare le proprie dichiarazioni.

Ad oggi, nonostante il cospicuo dissenso ed il tentativo da parte di Disney di intercedere per bloccare la proposta, il Governatore repubblicano DeSantis sembra intenzionato a firmarla ufficializzando così l’entrata in vigore della “Don’t say Gay” Bill.


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  • L'Autore

    Graziana Gigliuto

    IT

    Graziana Gigliuto è nata e cresciuta in Sicilia. Al momento è una studentessa del percorso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali Comparate, curriculum Global Studies presso l'università Ca' Foscari di Venezia. Ha conseguito la laurea triennale in Lingue,Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea, curriculum Cina presso il medesimo ateneo.

    Durante i suoi studi non solo ha sviluppato un forte interesse per l'apprendimento di lingue straniere, consolidato durante i soggiorni di studio all'estero, ma anche una spiccata curiosità verso tutto ciò che riguarda la cultura, le dinamiche sociali e la politica estera, in primo luogo dell'Asia, per poi estendersi ad altre aree geografiche.

    All'interno della stimolante realtà di Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice per l'area tematica Legge e Società.

    EN

    Graziana Gigliuto was born and she grew up in Sicily. She is currently a student for a Master degree in Comparative International Relations, curriculum Global Studies at Ca’ Foscari University in Venice. She obtained a Bachelor Degree in Language,Culture,Society of Asia and Mediterranean Africa, curriculum China at the same university.

    During her studies, besides developing a strong interest for the process of learning foreign languages, consolidated during her periods of studies abroad, she also developed a particular curiosity regarding culture, social dynamics and foreign policy, initially of Asia, and later of others parts of the globe.

    She is working as an author for the thematic area of Law and Society in the stimulating reality of Mondo Internazionale.

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