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La guerra di Erdogan e il timore europeo

Giochi di potere sulla pelle della popolazione civile

Nell’ultimo mese si è parlato molto dell’attacco turco ai danni del Kurdistan siriano, regione nord-orientale della Siria. Il 9 ottobre 2019 Erdogan aveva annunciato l’inizio dell’operazione militare denominata “Fonte di Pace” contro i combattenti curdi residenti in Siria, offensiva condotta dalle forze armate turche insieme all’esercito nazionale siriano, agevolata dalla decisione del presidente Usa Donald Trump di ritirare i soldati americani presenti nella zona.

Cerchiamo quindi di capire i motivi per cui Erdogan ha deciso di invadere quello specifico territorio. Una prima motivazione può essere definita politica: infatti, la sua popolarità in Turchia era in netto ribasso, come si è visto alle ultime elezioni amministrative, mentre l’opposizione ha ottenuto un notevole successo che è stato subìto dal presidente come un’umiliazione. Una seconda motivazione, non meno importante rispetto alla prima, è ideologica: un’espressione onnicomprensiva che rappresenta una variante contemporanea di una famosa paranoia turca è : "I turchi non hanno altri amici che i turchi”. Difatti, la storia della Turchia è significativa in questo senso, perché la nazione è stata costruita sulle ceneri di un impero multietnico, multiconfessionale e poliglotta, la cui diversità è stata sistematicamente distrutta nel tempo. L’"ideale” è quello di una nazione turca omogenea in tutti gli aspetti, da quello linguistico a quello etnico-religioso, e ciò è ancora in corso di realizzazione. Numerose pulizie etnico religiose sono state realizzate per raggiungere l’obiettivo di omogeneità, anche attraverso la forzatura di questo processo, che ha portato la popolazione turca e le sue istituzioni a vivere in un continuo stato di ossessione riguardo alla propria sicurezza, poiché basa le sue fondamenta su sangue, uccisioni di massa e ingiustizie.

Queste minacce alla sicurezza turca non sono però reali, perché non esiste un singolo paese al mondo che minacci direttamente o indirettamente la sicurezza della Turchia. Nonostante ciò, le istituzioni occidentali credono alle preoccupazioni turche: queste creano la scusa perfetta per permettere agli osservatori internazionali di non condannare le implacabili azioni coercitive e le palesi aggressioni della Turchia.

Per le questioni sopracitate, Erdogan ha deciso di attaccare i curdi siriani, per creare una “zona cuscinetto”, un limes fortificato usato sistematicamente nel corso della storia da vari imperi come quello Bizantino, quello Romano o quello Ottomano, con il fine di allontanare dal confine con la Turchia le milizie dell’Ypg, le unità combattenti di protezione popolare curde considerate dal governo turco come un gruppo terroristico alla stregua del Pkk. Il presidente turco vorrebbe quindi trasferire nella zona attaccata e occupata due milioni di rifugiati siriani che attualmente si trovano in Turchia, insieme a gruppi armati jihadisti pagati dall’autorità centrale di Ankara per difendere il territorio, che consiste in un corridoio lungo 340 chilometri e largo trenta. Nei piani turchi tutti gli abitanti della zona saranno oggetto di purga.

Vagamente deludente è stata la risposta europea a questa violenta azione turca. L'Unione Europea può avere la grande ambizione di diventare un attore chiave sulla scena mondiale, ma la sua limitata reazione all'offensiva della Turchia ai danni della Siria settentrionale dimostra la mancanza di influenza dell'UE. Dopo un vertice tenutosi a Lussemburgo il 14 ottobre 2019, al quale hanno partecipato i ministri degli esteri europei, si dichiara la condanna europea all’azione bellica lanciata da Ankara e che l’operazione militare “causa sofferenze umane inaccettabili, compromettendo inoltre la lotta contro Daesh (il cosiddetto gruppo dello Stato Islamico) e minaccia pesantemente la sicurezza europea”. Gli Stati membri dell’UE hanno concordato di limitare le esportazioni di armi. Tuttavia, gli esperti dicono che i loro sforzi non dissuaderanno la Turchia, un membro della NATO che è stato desideroso di diventare autosufficiente nelle capacità di difesa e che può condurre l'operazione senza il sostegno europeo. Questa decisione è stata presa per evitare di scomodare i Paesi membri della Nato che - in primis il Regno Unito - si erano opposti ad un embargo formale europeo alla vendita di armi ad un loro alleato.

La migrazione è una carta importante in mano turca, infatti, grazie ad un accordo del 2016, la Turchia ospita la maggior parte dei flussi di rifugiati verso l'Europa in cambio di aiuti finanziari. Il 10 ottobre, quando l’Europa ancora discuteva se applicare un embargo totale oppure solo una restrizione alle esportazioni, Erdogan ha minacciato l’UE che "aprirà le porte" e invierà in Europa 3,6 milioni di rifugiati attualmente presenti in Turchia, se questa non rimarrà inerme alle azioni turche. La minaccia pesa sull'Ungheria, che ha intimato all’Europa di essere cauta nel rilasciare un comunicato congiunto per condannare la Turchia per le sue azioni; il tutto per i timori che avrebbe fatto naufragare l'accordo migratorio. La Grecia, la quale sta affrontando un numero cospicuo di richiedenti asilo, ha espresso anch’essa la sua preoccupazione per una nuova ondata di migrazione dopo l'offensiva.

Il governo turco ha dichiarato che "riesaminerà seriamente" la sua cooperazione con l'UE alla luce della restrizione alle esportazioni delle armi. Il commercio, la sicurezza e un patto migratorio con l'UE sono stati reciprocamente vantaggiosi e la posizione geografica della Turchia tra l'Est e l'Ovest, così come le sue risorse energetiche nel Mar Caspio, hanno reso la Turchia un importante alleato dell'UE. Tuttavia, dopo l'offensiva, le relazioni sono diventate problematiche e le istituzioni sono consapevoli del fatto che entrambe le parti hanno bisogno dell'altra.


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  • L'Autore

    Camilla Giovanelli

    Studentessa al terzo anno di Scienze Internazionali e Istituzioni Europee, curriculum Istituzioni e Organizzazioni Internazionali. Ho intrapreso questo percorso di studi perché l'internazionalità mi affascina e mio obiettivo è quello di impegnarmi nella tutela dei diritti umani. Mentre perseguo i miei obiettivi, mi impegno con Mondo Internazionale a raccontare i fatti del nostro periodo storico.

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Dal Mondo Europa Medio Oriente


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Europa Erdogan Turchia Kurdistan Siria combattenti curdi migrazione

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