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La guerra del pane

Il ritorno della guerra in Europa è stato uno dei eventi più segnanti e barbari degli ultimi anni, non per altro, anche a causa di un diffuso sentimento comune che questi episodi fossero destinati a non accadere più, almeno nel nostro continente. Ma come nella maggior parte dei casi, le aspettative difficilmente coincidono con la realtà, e ciò riporta brutalmente di fronte alle difficoltà ed alle crudeltà dei conflitti.

Dinnanzi a questi episodi storici diventa però necessario mantenere lucidità e razionalità - il che non preclude assolutamente la mancanza di umanità - , imprescindibili per analizzare ed affrontare quanto le guerre ci pongono di fronte. L’invasione dell’Ucraina può essere studiato secondo tre principali chiavi di lettura: una strategico-militare, una umanitaria, ed infine economica.

Tre dimensioni fortemente collegate fra loro, ed altrettanto importanti, che pongono l’accento su aspetti differenti inerenti al conflitto, o che perlomeno sono correlati ad esso, diventandone variabile di rilievo. In questo caso l’intento è di affrontare un aspetto che sta assumendo una connotazione crescente nel conflitto: la dimensione economica.

L’azione mirata attraverso la somministrazione di sanzioni di carattere economico, sta infatti isolando progressivamente, ma con una velocità più sostenuta del previsto la Russia, a cui si è aggiunto un impegno non indifferente, anche di attori economici privati, come mai prima d’ora era accaduto, che stanno conducono al default il Paese[1]. Ma le implicazioni economiche potrebbero anche essere non dirette, esplodendo in un periodo di medio-lungo periodo, come la questione inerente le forniture di grano, orzo, mais, oltre che di olio vegetale, provenienti da Russia ed Ucraina.

L’impegno delle due nazione nel settore agricolo è infatti cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni. Per rendere chiaro le dimensioni del fenomeno è necessario tenere in considerazione come attualmente la Russia risulti essere il primo esportatore a livello mondiale di frumento, circa 35 Mt (milioni di tonnellate), all’anno; mentre l’Ucraina è attualmente il terzo esportatore (24 Mt all’anno), superando gli Stati Uniti, come segnala l’International Grains Council[2].

A cui si affiancano altre due importantissime statistiche riguardanti le esportazioni di mais, dove il dato aggregato dei due paesi corrisponde a circa un quinto del totale dell’export globale e dell’olio di girasole, che raggiunge la cifra record dell’80% [3]. A questo proposito l’avvento del conflitto che ha trasformato il paese in un campo di battaglia avrà gravissime ripercussioni in merito, a cui si aggiunge il problema del deterioramento dei rapporti economici con la stessa Russia.

Dallo scoppio della guerra si registra infatti un aumento del prezzo del grano intorno al 38%, a cui ha fatto seguito anche una crescita del 17% del mais e del 6% della soia, cifre che potrebbero ulteriormente crescere nelle prossime settimane e mesi.[4] È chiaro quindi che la situazione è destinata a generare degli effetti negativi e critici in diversi contesti, motivo per cui la stessa FAO sta cercando di monitorare la situazione per evitare il verificarsi di scenari estremamente gravi[5].

Il primo pensiero riguarda proprio la fornitura di Paesi considerati strutturalmente più fragili, che hanno maturato una crescente dipendenza dalle esportazioni soprattutto di frumento da Ucraina e Russia. Fra questi di particolare interesse vi è l’Egitto, tuttora uno dei paesi più popolosi del mondo arabo, il cui fabbisogno di grano è stato raggiunto in gran parte grazie alle forniture russe (due terzi delle importazioni totali), ma non solo, anche Marocco e Tunisia, si trovano ad affrontare il volgersi di una questione dalla portata potenzialmente catastrofica.

I due paesi hanno vissuto gli ultimi anni in una condizione di estrema difficoltà: mentre il primo è stato colpito da una gravissima siccità, che ha fatto salire i prezzi degli alimenti, mettendo in ginocchio un segmento consistente della popolazione; il secondo già ampiamente attraversato da una crisi economica gravissima, è stato ulteriormente afflitto da una crescente inflazione causata dalla guerra in Ucraina, in cui la crisi del pane sta diventando un elemento di insostenibile preoccupazione[6].

Ma questi non risultano casi isolati, vanno infatti considerati anche molti dei Paesi che tutt’ora stanno attraversando crisi internazionali e guerre come Libia, Siria, Yemen, Libano, tutte accomunate da un rapporto di dipendenza dal grano Ucraino e Russo. La situazione che si sta progressivamente delineando non lascia molti dubbi in merito: l’avvento di una delle più importanti carestie degli ultimi anni potrebbe infatti colpire proprio quei soggetti che già attualmente si trovano in una posizione di fragilità, anche a causa in un peggioramento generalizzato avvenuto negli ultimi anni.

Una condizione di scarsità che non si limita solamente alla questione del frumento, ma che investe anche le produzioni di mais ed altri cereali fondamentale soprattutto per l’approvvigionamento degli animali da allevamento.  Una questione che coglie in maniera preponderante la Cina, le cui importazioni per alimentare il proprio sistema di sussistenza interna sembrano essere cresciute negli ultimi mesi, forse in attesa di un potenziale acutizzarsi del conflitto nel confine fra Russia ed Ucraina; ma non per questo totalmente esonerata da una crisi di più ampio respiro[7].

A cui si aggiunge anche l’Italia dove il 53% del mais viene importato, e di cui il 20% proprio dall’Ucraina. Una situazione analoga a quella dell’olio vegetale, le cui riserve europee sono destinate ad esaurirsi nelle prossime 4- 6 settimane, secondo le ultime stime[8]. Una situazione quindi estremamente critica, che merita di essere analizzata e monitorata costantemente, soprattutto per le implicazioni devastanti che potrebbero essere generate nei Paesi più fragili, probabilmente destinati ad essere investiti da una delle crisi alimentari più importanti della storia.


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  • L'Autore

    Tiziano Sini

    Tiziano Sini dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze politiche presso la facoltà "Cesare Alfieri" di Firenze, si specializza presso la Luiss "Guido Carli" di Roma in Relazioni Internazionale con una tesi in Economia Europea sull'analisi dell'European Green Deal e la relazione con le politiche promosse dal Next Generation Eu.

    Da sempre appassionato di politica nazionale ed internazionale, con uno sguardo sempre rivolto alla dimensione economica.

    All'interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di autore occupandosi di tematiche europee.

    Tiziano Sini after having obtained the Bachelor's Degree in Political Science at faculty "Cesare Alfieri" of Florence, majored at Luiss "Guido Carli" of Rome in International Relations with dissertation in European Economy on the analysis of the European Green Deal and the relationship with policies promoted by the Next Generation Eu.

    He was always been passionate about national and international politics, always looking at the economic dimension.

    In the context of Mondo Internazionale he holds the position of author dealing with European affairs.


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Temi Organizzazioni Internazionali


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