background

La geopolitica dell'India e del Pakistan secondo Henry Kissinger (1)

Parte 1

L’India ha sviluppato a lungo le sue qualità all’incrocio di diversi ordini mondiali, determinandone i ritmi e venendo da essi plasmata. Più che dai suoi confini politici, è stata definita da uno spettro condiviso di tradizioni culturali. 

La storia ne ha delineato la sua evoluzione, in modo oscuro e incompleto, tramite una sintesi di inni, leggende e rituali tradizionali provenienti da culture fiorite lungo i fiumi Indo e Gange e sugli altopiani e sulle alture a nord e a ovest.

Nei periodi in cui fu unita – come tra il IV e II secolo a.C., e tra il IV e il VII secolo d.C. – l’India generò correnti con un vasto ascendente culturale: il buddismo si diffuse dall’India in Birmania, a Ceylon, in Cina e in Indonesia, mentre l’arte e la scienza politica indù esercitarono la loro influenza in Thailandia, in Indocina e oltre.

La Cina, fino all’epoca moderna, impose la propria matrice di costumi e cultura agli invasori con tale successo che questi divennero indistinguibili dal popolo cinese. 

Le religioni fondamentali dell’India non sono ispirate da visioni profetiche di adempimento messianico; danno piuttosto testimonianza della fragilità dell’esistenza umana. La diversità linguistica e culturale è parzialmente dovuta alle differenze climatiche, ma anche ai fiumi e alle religioni del subcontinente. Lungo i fiumi Gange, il Brahmaputra e l’Indo, che percorrono tutta la regione, sono nate varie civiltà. I centri più popolosi punteggiano tuttora le loro rive, e le regioni, così diverse l’una dall’altra, si basano su divisioni geografiche. 

   I regni cadevano e il mondo veniva distrutto, ma veniva ricreato e nuovi regni tornavano a sorgere. La vera natura dell’esperienza umana era nota soltanto a coloro che sopportavano e trascendevano questi sconvolgimenti temporali. Kautilya, considerato l’artefice dell’ascesa della dinastia Maurya, espulse i successori di Alessandro il Grande dall’India settentrionale e unificò per la prima volta il subcontinente sotto un unico governo. La tradizione vuole che a un certo punto, durante la sua attività o dopo averla portata a termine, Kautilya abbia registrato le pratiche strategiche e di politica estera che aveva osservato in un ampio manuale sull’arte di governo, l’Arthasastra. 

Quest’opera espone, con chiarezza spassionata, una visione di come fondare e difendere uno Stato e al contempo neutralizzare, sovvertire e (quando si sono determinate opportune condizioni) conquistare gli Stati vicini. Geografia, finanza, forza militare, diplomazia, spionaggio, legge, agricoltura, tradizioni culturali, morale e opinione popolare, dicerie e leggende, vizi e debolezze umane dovevano essere tutti plasmati in modo unitario da un sovrano saggio per rafforzare ed espandere il suo regno. Era una combinazione di Machiavelli e Clausewitz. L’obiettivo doveva essere un sistema di alleanze con il conquistatore al centro.

Come lo stratega cinese Sun Tzu, Kautilya riteneva che la via meno diretta fosse spesso la più saggia: fomentare la discordia tra i vicini o tra potenziali alleati, «far combattere un re vicino con un altro vicino e avendo così impedito che si unissero, procedere all’invasione del territorio del proprio nemico». 

Quelle che ai giorni nostri sono chiamate operazioni segrete di intelligence erano descritte nell’Arthasastra come un importante strumento. Agenti attivi in «tutti gli Stati del cerchio» cioè, in quelli amici non meno che in quelli nemici. L’appello alla morale e alla religione era fatto in nome più degli obiettivi operativi pratici che del principio in sè stesso, ed esse erano concepite come elementi della strategia e della tattica di un conquistatore, non come imperativi di un concetto unificante di ordine. 

India e Pakistan possono concordare su una cosa: nessuno dei due vuole avere attorno l’altro. Ambedue i paesi sono carichi di antagonismo e di armi nucleari, perciò il modo in cui gestiscono questa difficile relazione è questione di vita o di morte per decine di milioni di persone. L’India ha circa 1,3 miliardi di abitanti, mentre il Pakistan ne ha solo 195 milioni. Povero, instabile e diviso, il Pakistan sembra definirsi in base all’opposizione all’India, mentre quest’ultima, benché ossessionata dal Pakistan, si definisce in tanti modi diversi: è anche e soprattutto una potenza globale emergente con un’economia in crescita e una classe media sempre più numerosa. 

I due paesi hanno combattuto quattro grandi guerre e hanno avuto innumerevoli schermaglie. Alla fine del 2014, l’affermazione di un funzionario pakistano secondo cui il suo paese avrebbe dissanguato l’India ha avuto una dura risposta sulla «India Defence Review» da parte dell’analista militare Amarjit Singh.

India e Pakistan sono uniti dalla geografia del subcontinente indiano, che crea una cornice naturale. Il Golfo del Bengala, l’Oceano Indiano e il Mare Arabico sono rispettivamente a sud-est, sud e sud-ovest, mentre a nord-ovest c’è l’Hindukush e a nord la catena dell’Himalaya. 

In senso orario, l’altopiano del Belucistan sale gradualmente prima di formare le montagne della Frontiera nord-occidentale, che salgono ancora di più per diventare l’Hindukush. Piegando a destra si arriva alla catena del Karakorum, che poi conduce all’Himalaya. Queste montagne costeggiano il confine con la Cina fino al Myanmar. Da lì, dove l’India si incurva intorno al Bangladesh, la terra digrada verso sud fino al Golfo del Bengala. 

L’India raggiunse il culmine dell’estensione territoriale nel III secolo a.C., quando il venerato imperatore Asoka governava un’area comprendente tutta l’India, il Bangladesh, il Pakistan e parte dell’Afghanistan e dell’Iran dei giorni nostri. 

Nel corso dei secoli diverse potenze hanno invaso il subcontinente, ma nessuna l’ha mai veramente conquistato. Ancora oggi New Delhi non controlla realmente l’India e Islamabad controlla ancora meno il Pakistan. I musulmani sono riusciti a unire il subcontinente sotto una sola leadership, ma nemmeno l’islam ha mai superato le differenze linguistiche, religiose e culturali. La prima invasione dei musulmani risale addirittura all’VIII secolo d.C., quando gli arabi del califfato degli Omayydi arrivarono fino al Punjab, in corrispondenza dell’odierno Pakistan. Da allora fino al XVIII secolo varie invasioni straniere portarono l’Islam nel subcontinente, ma a est della valle dell’Indo una maggioranza della popolazione indù resistette alla conversione, creando così i presupposti per lo smembramento definitivo dell’India. 

Fonti principali:
- Marshall Tim, (2017), Le 10 mappe che spiegano il mondo, Garzanti. Traduzione a cura di Roberto Merlini. 
- Kissinger Henry, (2017), Ordine Mondiale, Mondadori. Traduzione a cura di Tullio Cannillo.
- Kissinger Henry, (2012), On China, The Penguin Press. 
- Kissinger Henry, (1994), Diplomacy, Simon&Schuster Paperbacks, Rockefeller Center.


Condividi il post

  • L'Autore

    Michele Pavan

    ITA

    Michele Pavan è fondatore di Mondo Internazionale e Membro del Comitato Tecnico e Scientifico del CESMA - Centro di Studi Militari Aeronautici "Giulio Douhet" con focus sulle Military Policy, in particolare con l'utilizzo di tecnologie satellitari e droni.

    Si laurea in Relazioni Internazionali – Diplomazia ed Organizzazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano, specializzandosi nella prevenzione delle crisi e analisi di politica estera, in particolare dell'Africa Sub-Sahariana e dell'area MENA - Medio Oriente e Nord Africa. Si è soffermato sullo studio sperimentale dei fattori di prevenzione, distinti in statici e dinamici, che indicano l'evoluzione di un contesto di crisi, determinandone il rischio e le diverse variabili.

    Ha studiato per sei mesi presso l'Associazione Europea di Studi Internazionali - AESI di Roma dove, successivamente, ha ricoperto il ruolo di Direttore per le Relazioni Internazionali e le Attività Nazionali. Ha organizzato e partecipato a diversi incontri in merito alla prevenzione delle crisi presso le sedi delle Nazioni Unite a New York e Ginevra, al Pentagono, al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso le Nazioni Unite e l'Unione Europea, all'Ambasciata degli Stati Uniti d'America in Italia, all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, all'Ambasciata d'Italia presso gli Stati Uniti d'America, al Consolato italiano a St. Pietroburgo, alla Nunziatura Apostolica negli Stati Uniti, presso l'Unione Europea, al CASD, all'Istituto Diplomatico Villa Madama, alla Santa Sede, a Palazzo San Macuto, alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo, al Comando JFC della NATO, all'Università MGIMO, alla Saint Petersburg State University of Economics, all'American University e alla George Washington University.

    I suoi studi, le sue competenze e le conoscenze linguistiche della lingua inglese, spagnola e francese gli permettono di interagire con le diverse culture nei contesti internazionali.

    In qualità di Presidente e Co-Fondatore dell’Associazione Mondo Internazionale, la quale è nata per essere un centro fisico-virtuale interculturale e multidisciplinare di opportunità e conoscenza per i giovani a livello mondiale, operando in ambito di ricerca, formazione e informazione, si occupa di rappresentare l’intera associazione e di coordinare le attività, pianificando ed interagendo con gli Enti e le Istituzioni che collaborano con l’ente.

    ENG

    Michele Pavan is founder of Mondo Internazionale and Member of the Technical and Scientific Committee of CESMA - Center for Military Aeronautical Studies "Giulio Douhet" with focus on Military Policy, in particular with the use of satellite technologies and drones.

    He graduated in International Relations - Diplomacy and International Organizations at the University of Milan, specializing in crisis prevention and analysis of foreign policy, in particular Sub-Saharan Africa and the MENA area - Middle East and North Africa. He focused on the experimental study of prevention factors, distinct in static and dynamic, which indicate the evolution of a crisis context, determining the risk and the different variables.

    He studied for six months at the European Association of International Studies - AESI in Rome where, subsequently, he held the role of Director for International Relations and National Activities. He has organized and participated in several meetings on crisis prevention at the United Nations headquarters in New York and Geneva, the Pentagon, the United States Department of State of America, the Permanent Representation of Italy to the United Nations and the European Union, the Embassy of the United States of America in Italy, the Embassy of Italy to the Holy See, the Embassy of Italy to the United States of America, the Italian Consulate in St. Petersburg, to the Apostolic Nunciature in the United States, to the European Union, to the CASD, to the Diplomatic Institute Villa Madama, the Holy See, Palazzo San Macuto, the European Commission, the European Parliament, NATO JFC Command, MGIMO University, Saint Petersburg State University of Economics, American University and George Washington University.

    His studies, skills and linguistic knowledge of English, Spanish and French allow him to interact with different cultures in international contexts.

    As President and Co-founder of the Mondo Internazionale Association he is responsible for representing the entire association and coordinating activities, planning and interacting with the bodies and institutions collaborating with the Association. Indeed, Mondo Internazionale was born to be a physical-virtual center of intercultural and multidisciplinary opportunities and knowledge for young people worldwide, working in the field of research, training and information.

Categorie

Dal Mondo Asia Centrale


Tag

Kissinger Diplomacy Diplomatico India Pakistan Geopolitica

Potrebbero interessarti

Image

Framing the World, Numero XV

Redazione
Image

The Just War Theory and the International Order

Redazione
Image

La geopolitica della Cina secondo Kissinger (2)

Michele Pavan
Accedi al tuo account di Mondo Internazionale
Password dimenticata? Recuperala qui