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La geopolitica dell'India e del Pakistan secondo Henry Kissinger (5)

Parte 5

Oggi l’India persegue una politica estera per molti aspetti analoga a quella adottata per l’ex Raj britannico, in quanto cerca di fondare un ordine regionale su un equilibrio di potere in un’area che si estende per mezzo mondo.

Durante l’amministrazione di George W. Bush fu occasionalmente discusso un coordinamento strategico su scala globale tra India e Stati Uniti. Esso rimase limitato all’Asia meridionale, perché il tradizionale non allineamento dell’India impediva un accodo globale e nessuno dei due paesi desiderava adottare il confronto con la Cina come principio permanente della politica nazionale. Con la riconfigurazione della presenza americana nel Medio Oriente, i vari paesi della regione cercheranno nuovi partner per rafforzare le loro posizioni e per sviluppare una sorta di ordine regionale. L’analisi strategica dell’India stessa non consentirà il determinarsi di un vuoto in Afghanistan o l’egemonia in Asia di un’altra potenza.

India e Pakistan cercano di plasmare a propria immagine e somiglianza il governo dell’Afghanistan – o, per dirla in un altro modo, ognuno dei due vuole che Kabul sia nemico del suo nemico.

Nel 1979 quando i sovietici invasero l’Afghanistan, l’India diede il suo appoggio diplomatico a Mosca, ma il Pakistan aiutò prontamente gli americani e i sauditi ad armare, addestrare e pagare i mujhaeddin da mettere in campo contro l’Armata Rossa. Una volta sconfitti i sovietici, l’intelligence del Pakistan (ISI) contribuì a creare, e poi a finanziare, i talebani, che conquistarono il paese.

Il Pakistan aveva un’affinità «naturale» con i talebani. Sono quasi tutti pashtun, come i pakistani della Frontiera nord-occidentale. 

Il confine afghano-pakistano è noto anche come Durand Line: Sir Mrtimer Durand, il Segretario agli Esteri del governo coloniale indiano, lo tracciò nel 1893 e l’emiro locale lo accettò. Ma nel 1949 il governo afghano «annullò» l’accordo, convinto che fosse un residuo artificioso dell’era coloniale. Da allora il Pakistan cerca di far cambiare idea all’Afghanistan, ma quest’ultimo non cede, e i pashtun i entrambi i versanti delle montagne tentano di andare avanti come hanno fatto per secoli, ignorando il confine e mantenendo gli antichi collegamenti. 

Al centro di questa zona, detta anche Pashtunistan, si trova la città pakistana di Peshwar, una sorta di complesso militare-industriale urbano dei talebani. 

Peshwar è anche una «tappa obbligata» per i funzionari dell’ISI diretti in Afghanistan con fondi e istruzioni per i gruppi neotalebani che operano al di là del confine.

Nel 2001 i talebani finanziati dal Pakistan ospitavano i foreign fighter di al-Qaeda ormai da parecchi anni. Gli Stati Uniti vennero colpiti l’11 settembre dello stesso anno nel loro territorio, proprio da al-Qaeda, con un’operazione organizzata in Afghanistan. Le forze armate statunitensi reagirono cacciando i talebani e al-Qaeda dalla città di Kabul. L’Afghan Nothern Alliance anti-talebani conquistò, successivamente, il paese e lasciò il posto a una forza di stabilizzazione della NATO. Le forze armate pakistane e l’ISI dovettero contrastare gli stessi leader talebani che avevano addestrato e con cui avevano fatto amicizia dieci anni prima. I talebani reagirono duramente, assumendo il pieno controllo di varie regioni nelle zone tribali.

L’intervento degli americani e della NATO in Afghanistan, e le misure adottate dai pakistani al di là del confine, avevano contribuito a disperdere i foreign fighter di al-Qaeda nelle loro roccaforti, dove i leader del movimento sono stati rintracciati e uccisi.

L’America aveva la sua strategia, ma il Pakistan conosceva quello che sapevano anche i talebani: un giorno gli americani se ne sarebbero andati e a quel punto la politica estera del Pakistan avrebbe richiesto ancora la presenza di un governo amico in Afghanistan. Fazioni interne alle forze armate e al governo del Pakistan hanno continuato a dare aiuto ai talebani, scommettendo sul fatto che, dopo il ritiro della NATO, come minimo la metà meridionale dell’Afghanistan sarebbe tornata sotto il loro controllo, costringendo Kabul a dialogare con Islamabad. 

La slealtà del Pakistan è emersa quando, nel 2011, gli americani hanno scoperto che il leader di al-Qaeda, Osama bin Laden, si nascondeva sotto gli occhi del governo ad Abbottabad, sede di una guarnigione. A quel punto, la sfiducia degli americani nei loro «alleati» pakistani era tale che si sono guardati bene dall’avvisare Islamabad che le forze speciali stavano per liquidare bin Laden. Era una violazione di sovranità che ha umiliato le forze armate e il governo del Pakistan, come l’argomentazione che la sottendeva: «Se non sapevate che era là, eravate incompetenti; se lo sapevate, eravate complici».

Quanto all’India, può fare più cose nello stesso tempo- anzi, deve farle, visto che ha altre cose a cui pensare oltre al Pakistan, che resta comunque la priorità in politica estera. Avere accanto una potenza nucleare ostile obbliga a focalizzarsi su di essa ma senza tralasciare i paesi circostanti.

Il rapporto con la Cina dominerà, in futuro, la sua politica estera, ma per una sola cosa: la catena dell’Himalaya. Come già visto, lungo la catena montuosa ci sono problemi che causano attriti, primo tra tutti il Tibet.

Il monito cinese rivolto all’India si vede nel Nepal dove Pechino sostiene il movimento maoista. L’India non vuole un Nepal maoista controllato dalla Cina, ma sa che i soldi e la potenza commerciale di Pechino le procurano molte simpatie nella regione. Oggi la Cina se ne infischia del maoismo, ma ci tiene abbastanza al Tibet da segnalare all’India che può permettersi anch’essa di pagare una polizza di assicurazione a lungo termine. 

Fonti principali:
- Marshall Tim, (2017), Le 10 mappe che spiegano il mondo, Garzanti. Traduzione a cura di Roberto Merlini. 
- Kissinger Henry, (2017), Ordine Mondiale, Mondadori. Traduzione a cura di Tullio Cannillo.
- Kissinger Henry, (2012), On China, The Penguin Press. 
- Kissinger Henry, (1994), Diplomacy, Simon&Schuster Paperbacks, Rockefeller Center.


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  • L'Autore

    Michele Pavan

    Nasco a Gallarate nel 1995 e mi laureo in Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee nel luglio 2017, ormai prossimo al conseguimento della laurea magistrale in Relazioni Internazionali - Diplomazia ed Organizzazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Milano.
    Una grande passione per la diplomazia e gli studi strategici ed un particolare interesse per il settore di intelligence, mi hanno portato a seguire diverse iniziative a carattere internazionale, sia per il mio percorso formativo che lavorativo.
    Negli ultimi anni a contatto con diverse culture ho sviluppato un particolare interesse per le strategie di sviluppo e innovazione in diversi settori e questo ha suscitato in me il desiderio di realizzare progetti internazionali. Nello specifico l'attenzione è rivolta a sviluppare idee e proposte pensate per i giovani, dando loro uno spazio per esprimere le proprie potenzialità in diversi ambiti e che permetta la concretizzazione delle loro ambizioni.
    Per questo l'idea di creare con i miei colleghi, nonché amici, Mondo Internazionale.
    Mi piace descrivermi come creativo, ambizioso, equilibrato, sensibile e flessibile nella vita e nel contesto lavorativo, ed altrettanto desideroso di imparare da chi mi circonda confrontandomi.

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Dal Mondo America del Nord Asia


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Geopolitica Kissinger Diplomacy Diplomatico Diplomazia India Pakistan

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