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La geopolitica della Cina secondo Kissinger (1)

La lunga esperienza di Henry Kissinger, prima consigliere per la sicurezza nazionale e successivamente Segretario di Stato durante le Presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford, permette di raccontare un punto di vista dettagliato ed articolato dell'ordine mondiale, in particolare sugli aspetti geopolitici della Cina. Quest'ultimo l'ha caratterizzato nel corso della storia essendo l'artefice dell'avvio dei rapporti diplomatici tra gli Stati Uniti e la Cina durante gli anni settanta.

  

INTRODUZIONE

 La nostra epoca è alla ricerca insistente di un’idea di ordine ed equilibrio globale. Questo, purtroppo, non è mai esistito. Ciò che ai giorni nostri passa come “ordine” è stato escogitato circa quattro secoli fa, con l’assenza della maggior parte degli attori principali di oggi. L’attenzione si focalizza su un aspetto particolare, quello della radice culturale, religiosa e politica del concetto di ordine. La geopolitica racchiude gli elementi principali secondo i quali i leader mondiali prendono decisioni operative. Avendo a che fare i conti con la presenza di mari, fiumi, catene montuose, deserti, culture, tradizioni e religioni.   

L’influenza dell’area geografica è nota agli statisti secondo uno schema che si ripete nel tempo. La tecnologia sino ad ora non ha favorito la concretizzazione di un unico sistema globale come auspicato dall’ordine mondiale. Ciascuna realtà differente in Europa si riteneva un modello rappresentativo dell’umanità, secondo le tradizioni, culture e religioni del mondo. Non potendo, però, interagire tra loro ogni regione considerava unico il proprio ordine. In contrapposizione la Cina, situata all’estremo opposto del continente euroasiatico, riteneva di avere un’autorità morale sul tian xia, ovvero su “tutto ciò che sta sotto il Cielo”. Secondo tale concezione, la Cina, avrebbe agito incutendo un timore reverenziale alle altre società contigue per raggiungere lo scopo desiderato.

Tra l’Europa e la Cina, il concetto diverso è espresso dall’Islam. Con la sua visione di un unico governo sancito dalla divinità e in grado di unificare e pacificare il mondo, nel VII secolo era dilagato, in tre continenti, con un’ondata di esaltazione religiosa. Ha inglobato l’Impero persiano e unificato il mondo arabo. Al di là dell’Atlantico, invece, andava formandosi quello che venne definito da John Winthrop una “città sulla collina” destinata ad ispirare il mondo con la giustezza dei suoi valori e la forza del suo tempo. La situazione è mutata nel tempo, complicando lo scenario globale e modificando gli aspetti della dimensione geopolitica di tutti i continenti. L’Asia, il Medio Oriente, l’Europa, l’Africa e l’America hanno differenti concezioni di potere e articolate visioni geopolitiche e geostrategiche da tutelare.

La Geopolitica della Cina

Nel corso degli ultimi quarant’anni la posizione della Cina riguardo alle nazioni più avanzate del mondo è completamente cambiata. Con esse, negli ultimi decenni, ha firmato trattati in termini paritari. Il suo vantaggio relativo risiedeva nella ricchezza della sua economia, che produceva beni che tutti i vicini desideravano. Finora la Cina non è mai stata una potenza navale che potesse dominare i mari poiché concentrata sulle strategie terrestri. Ci sono voluti 4000 anni, ma adesso i cinesi sono pronti ad assumere un ruolo centrale. Con il suo territorio sterminato, i suoi molteplici confini e le rotte brevi che la univano ai suoi partner commerciali, non aveva nessun bisogno di diventarlo e non ha tentato quasi mai di esportare la propria ideologia. La difficoltà di pattugliare le grandi rotte commerciali dell’Oceano Pacifico, dell’Atlantico e dell’Oceano Indiano non valeva lo sforzo. Era sempre stata una potenza terrestre, grazie alle dimensioni del suo territorio e all’entità della sua popolazione, che conta attualmente circa 1,4 miliardi di persone.

L’idea cinese di ordine mondiale differiva notevolmente dall'esperienza europea. L’”ascesa” della Cina al primato nel XXI secolo non è cosa nuova, ma al contrario ristabilisce schemi storici. Peculiare è il fatto che la Cina sia tornata tanto come erede di un’antica civiltà quanto come grande potenza contemporanea. Essa combina i lasciti di “tutto quanto c’è sotto il Cielo”, la modernizzazione tecnocratica e una novecentesca e insolitamente turbolenta ricerca nazionale di una sintesi tra i due poli.

 La pianura cinese settentrionale è il centro di gravità politico, culturale, demografico e, soprattutto, agricolo del paese. In questa parte della Cina vivono quasi 1 miliardo di persone, anche se è grande quanto metà degli Stati Uniti, che hanno 322 milioni di abitanti. Poiché la pianura settentrionale si prestava per natura alla colonizzazione e all'attività agricola, le prime dinastie si sentivano minacciate dalle popolazioni di altre etnie delle regioni circostanti, in particolare da quelle della Mongolia con le sue bande nomadi di guerrieri spietati.

La Cina adottò la stessa strategia della Russia: l’attacco preventivo come difesa, per conquistare il potere. Si espanse fino alle barriere naturali che, se gli Han (maggior gruppo etnico cinese, il più grande al mondo per numero di individui) avessero potuto raggiungerle e acquisirne il controllo, li avrebbero protetti. Fu una lotta millenaria, che si concluse solo con l’annessione del Tibet nel 1951. Con l’apertura del commercio e l’arrivo degli europei, le zone costiere prosperarono e le zone interne vennero trascurate. Il crescente benessere della fascia costiera ha intensificato ulteriormente la migrazione di massa verso le grandi città e ha accentuato le differenze tra le regioni.

Nel XVIII secolo la Cina si proiettò su alcune parti della Birmania e dell’Indocina a sud, e conquistò la provincia nord-occidentale di Xinjiang, che divenne la provincia più grande del paese. Lo Xinjiang, con le sue aspre montagne e i suoi deserti, ha una superficie di 1,6 milioni di chilometri quadrati, il doppio del Texas. Ma aumentando la propria estensione territoriale, la Cina aumentò anche i suoi problemi. Lo Xinjiang, una regione popolata per lo più da musulmani, era una fonte perenne di instabilità, o per meglio dire di insurrezioni, al pari di altre regioni; ma per gli Han quella zona cuscinetto valeva il sacrificio, ancora di più dopo le sventure che abbatterono il paese tra Ottocento e Novecento con l’arrivo degli europei.

L’ultima dinastia imperiale crollò nel 1911, e la fondazione di una repubblica cinese a opera di Sun Yat-sen nel 1912 lasciò il paese con un governo centrale debole, dando inizio a un decennio di predominio dei signori della guerra. Un governo centrale più forte vide la luce nel 1928 con l’avvento di Chiang Kai-shek e si propose di mettere la Cina in condizione di trovare un posto nel sistema economico globale.

 Il 1° ottobre 1949, il leader vittorioso del Partito comunista Mao Zedong, annunciò la fondazione della Repubblica popolare cinese. L’intero spettro istituzionale fu messo in discussione: la democrazia occidentale, la leadership sovietica del mondo comunista e l’eredità del passato cinese. Arte e monumenti, feste e tradizioni, vocabolario e abbigliamento caddero sotto varie forme di interdizione, accusate di essere all’origine della passività che aveva reso la Cina impreparata di fronte alle intrusioni straniere.

Nello stesso anno, Mao annunciò che l’esercito popolare di liberazione doveva liberare tutti i territori cinesi, inclusi il Tibet, lo Xinjiang, Hainan e Taiwan. Mao trattava gli affari internazionali con la stessa fiducia nella natura unica della Cina. Sebbene il paese fosse oggettivamente debole secondo il criterio con cui il resto del mondo misurava la forza, Mao insisteva sul suo ruolo centrale dovuto alla superiorità psicologica e ideologica, da dimostrare sfidando, piuttosto che blandendo un mondo che dava importanza alla superiore forza fisica.

Nel 1951 la Cina completò l’annessione del Tibet e da allora le cartine geografiche inserite nei libri scolastici cinesi iniziarono a rappresentare una Cina che si estendeva addirittura fino alle repubbliche dell’Asia centrale.

Nel 1957, parlando a Mosca a una conferenza internazionale di leader dei partiti comunisti, Mao sconvolse gli altri delegati predicendo che, nel caso di una guerra nucleare, la popolazione più numerosa e la cultura più tenace della Cina ne avrebbero fatto la vincitrice finale, e che nemmeno la morte di centinaia di milioni di persone l’avrebbe fatta deviare dalla sua linea rivoluzionaria.

Nel luglio 1971, durante la visita segreta a Pechino di Henry Kissinger, Zhou Enlai (primo ministro) sintetizzò la concezione di Mao dell’ordine mondiale evocando la sfera d’azione degli imperatori cinesi rivendicata dal presidente, con una variazione sardonica: “Tutto quanto c’è sotto il Cielo è nel caos, la situazione è eccellente”. Da un mondo di caos la Repubblica popolare, temprata da anni di lotta, alla fine sarebbe uscita trionfante non solo in Cina ma dovunque “sotto il Cielo”. L’ordine mondiale comunista si sarebbe fuso con la concezione tradizionale della corte imperiale.

Mao cercò di unificare la Cina sforzandosi al contempo di distruggere l’antica cultura che imputava la debolezza e l’umiliazione del paese. Nel 1969 l’Unione Sovietica parve sul punto di attaccare la Cina, tanto da indurre Mao a sparpagliare tutti i ministeri nelle province, lasciando a Pechino soltanto il primo ministro Zhou Enlai. A questa crisi Mao reagì, com'era sua caratteristica, con un’inattesa inversione di marcia e cercò di dare scacco matto all'Unione Sovietica avvicinandosi all'avversario fino a quel momento vilipeso: gli Stati Uniti.

Le rivoluzioni, per quanto radicali, hanno bisogno di essere consolidate e, alla fine, adeguate al passaggio da un momento di esaltazione a qualcosa che possa durare per un certo periodo di tempo. Tale fu il ruolo storico svolto da Deng Xiaoping. Ben presto si impegnò nella riforma dell’economia e nell'apertura della società. Perseguendo quello che definiva “socialismo con caratteristiche cinesi”, liberò le energie latenti del suo popolo. Nell'arco di meno di una generazione, la Cina progredì fino a diventare la seconda economia del mondo.

 

Fonti principali:
- Marshall Tim, (2017), Le 10 mappe che spiegano il mondo, Garzanti. Traduzione a cura di Roberto Merlini. 
- Kissinger Henry, (2017), Ordine Mondiale, Mondadori. Traduzione a cura di Tullio Cannillo.
- Kissinger Henry, (2012), On China, The Penguin Press. 
- Kissinger Henry, (1994), Diplomacy, Simon&Schuster Paperbacks, Rockefeller Center.


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    Michele Pavan

    Nasco a Gallarate nel 1995 e mi laureo in Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee nel luglio 2017, ormai prossimo al conseguimento della laurea magistrale in Relazioni Internazionali - Diplomazia ed Organizzazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Milano.
    Una grande passione per la diplomazia e gli studi strategici ed un particolare interesse per il settore di intelligence, mi hanno portato a seguire diverse iniziative a carattere internazionale, sia per il mio percorso formativo che lavorativo.
    Negli ultimi anni a contatto con diverse culture ho sviluppato un particolare interesse per le strategie di sviluppo e innovazione in diversi settori e questo ha suscitato in me il desiderio di realizzare progetti internazionali. Nello specifico l'attenzione è rivolta a sviluppare idee e proposte pensate per i giovani, dando loro uno spazio per esprimere le proprie potenzialità in diversi ambiti e che permetta la concretizzazione delle loro ambizioni.
    Per questo l'idea di creare con i miei colleghi, nonché amici, Mondo Internazionale.
    Mi piace descrivermi come creativo, ambizioso, equilibrato, sensibile e flessibile nella vita e nel contesto lavorativo, ed altrettanto desideroso di imparare da chi mi circonda confrontandomi.

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Geopolitica


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