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La deterrenza necessaria

La Corea del Nord, confinante a nord con Cina e Russia e a sud con la Corea del Sud, si è resa spesso protagonista della storia internazionale tramite minacce e dimostrazioni di forza che hanno portato in ultima istanza ad un sentimento condiviso di ostilità e attenzione nei suoi confronti. 

La sua storia recente ha caratterizzato in parte questo suo sentimento di inimicizia verso l’esterno. Conseguentemente alla caduta dell’impero Giapponese nel settembre del 1945 , che causò anni di abusi e brutalità sul territorio coreano, la Corea veniva dichiarata “Nazione neutrale” con la conferenza del Cairo del 1943. Venne occupata dall’Unione Sovietica che vedeva contrapposto nella parte meridionale della penisola lo schieramento Statunitense. Con lo scatenarsi di grandi rivolte dovute al mancato riconoscimento da parte statunitense del Governo provvisorio della repubblica popolare di Corea, accusato di sospetto comunismo, si venne a creare una suddivisione delle due Coree. Nell’agosto del 1948 si istituì un governo sudcoreano che operò una repressione dei comunisti e nel settembre dello stesso anno toccò alla Corea del Nord istituire il proprio. Il confine venne fissato al 38° parallelo, che divideva a Nord un governo filosovietico con capitale Pyongyang ( presieduto da Kim Il-Sung) e a Sud invece un governo nazionalista filoamericano con capitale a Seul (Guidato da Syngman Rhee). Dopo il periodo che va dal 1950 al 1953, conosciuto come Guerra di Corea, venne firmato a Luglio un armistizio che ristabiliva la situazione antecedente al conflitto e la creazione della Zona Demilitarizzata Coreana. Non si arrivò mai ad un trattato di pace e nel 2009, dopo altre tensioni con la corea del sud, Pyongyang decise di ritirarsi dall’armistizio. 

Una situazione alquanto irrequieta identifica quindi la penisola nell’Asia Orientale e ancor di più la sua parte settentrionale. Tutto questo è scaturito in uno degli stati più isolazionisti della storia, tanto da introdurre un’ideologia ufficiale denominata Juche (Corrente principale), che porta all’estremo quello che è il concetto di autosufficienza. 

Uno dei filoni sull’analisi della politica estera della Corea del Nord, che sembra puntare sempre di più nei confronti dell’intimidazione, è quello riguardante la sua natura apparentemente sconsiderata nell’uso di armi nucleari come strumento di minaccia dell’uso della forza. Le ragioni di un comportamento di questo tipo sono in parte da ricondurre alla sua storia più antica. La Corea infatti si trova in una posizione geografica che la identificava come un terreno di scontro tra la Cina, il Giappone e la Russia, venendo quindi utilizzata come un vero e proprio campo di battaglia. Quello che ha permesso alla Corea di sopravvivere è stata la sua abilità diplomatica nel corso degli anni nello stipulare alleanze con i contendenti cercando di deviare il conflitto verso altri teatri e mettendo gli attori uno contro l’altro, assumendo a volte una posizione di subordinazione. 

Un’eredità storica di questo genere ha alimentato la paura nei confronti di altri stati più potenti e questo stato precario potrebbe aver inciso particolarmente sulla mentalità politica che poi ha caratterizzato maggiormente il regime del Nord. In secondo luogo, assumono importanza quelle che sono le variabili geopolitiche. Con la caduta dell’Unione Sovietica, la Corea del Nord si è trovata senza un appoggio economico e militare, avvicinandosi cosi alla Cina e mettendo in atto un rapporto di dipendenza univoca.

La precarietà della sua situazione, il suo isolamento, il sentimento costante di una minaccia da parte delle potenze al di fuori dei suoi confini e le condizioni tutt’altro che ottimali per garantirle una posizione di rilievo all’interno del quadro internazionale, hanno contribuito a questa escalation verso la forza nucleare. 

All’interno del concetto di geopolitica, infatti, vanno a configurarsi molte variabili tra cui il territorio, le barriere naturali, la vicinanza al mare e la lontananza dalla minaccia. Secondo Harold Sprout però “Quando diventa possibile lanciare razzi balistici con esplosivi nucleari da qualsiasi luogo sulla superficie terrestre […] allora le ipotesi geopolitiche basate sulla configurazione, la disposizione delle terre e dei mari avranno raggiunto la loro fine”. Infatti, nazioni piccole o grandi che siano, protette o meno da barriere naturali, possono godere di una sicurezza quasi assoluta se sono dotate di un arsenale sufficientemente robusto ed efficiente. 

In questo senso quindi, la politica estera nucleare della Corea del Nord sembra configurarsi in un tentativo di riequilibrare il differenziale di potere che caratterizza le potenze egemoniche regionali, come la Cina, e gli Stati Uniti a livello universale. La minaccia dell’uso della forza rientra in uno dei divieti posti dalle nazioni Unite nell’articolo 2 della carta, ma sembra che il violare questa norma generale sia l’unico modo per il regime di Pyongyang di non scomparire.


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  • L'Autore

    Stefano Sartorio

    Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e studente di Relazioni internazionali, mi piace indagare sulle cause delle problematiche e capire i fondamenti che caratterizzano le più odierne sfide globali. Attualmente sono Junior Researcher per l'università statunitense di Harvard ma partecipo ad altre iniziative e forum internazionali in associazioni Italiane e non. Ho studiato all'interno dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale a Milano le implicazione dell'intervento umanitario e dell'aiuto allo sviluppo. Sono molto sensibile alle tematiche ambientali e sociali e spero un giorno di poter contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile della nostra civiltà.

Categorie

Geopolitica Mondo Asia


Tag

Corea Kim Jong Un Nucleare

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