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La crisi politica italiana mette in difficoltà Bruxelles

Si sa, l’Italia è il Paese europeo con il più alto tasso di litigiosità politica e questo porta, ormai con una certa frequenza, a repentini cambi di governo. In una situazione di normalità, quindi, una nuova crisi politica italiana con un eventuale cambio di maggioranza potrebbe essere vista come qualcosa "nell’ordine delle cose", anche se il cambio di linea fra il governo Conte I e il Conte II ha messo a dura prova perfino l’opinione pubblica italiana.

Tuttavia, il momento storico che stiamo attraversando è forse il più complicato della storia repubblicana e sorge qualche dubbio sull’opportunità di aprire una crisi politica in questo momento. Numerosi sondaggi hanno evidenziato come gran parte dei cittadini non abbia compreso quali siano le ragioni alla base della caduta del governo, complice anche la poca popolarità di cui gode Matteo Renzi nel Paese. Ciò che preoccupa maggiormente è l’impatto che questa crisi potrebbe avere sulla vaccinazione di massa e sulla stesura del Piano di ripresa da parte del governo per ottenere le risorse del Next Generation EU.

La politica europea osserva con attenzione i recenti sviluppi della situazione italiana, preoccupata di quello che potrebbe succedere. Ciò che interessa a Bruxelles, non è tanto chi sarà il Presidente del Consiglio, se Conte o qualche altro esponente della maggioranza, ma che l’Italia sia in grado di presentare un Piano di spesa per le risorse del Next Generation EU coerente con le indicazioni della Commissione e che serva a rilanciare la Penisola. Da troppo tempo, infatti, il nostro Paese cresce ad un tasso inferiore rispetto a quello dei nostri vicini e i circa 200 miliardi messi a disposizione dall’Europa sono un’occasione unica per affrontare tutti quei problemi strutturali che permetterebbero al Paese di modernizzarsi. Purtroppo, non è questo lo spirito con il quale la politica italiana guarda a quello che viene chiamato emblematicamente “Recovery Fund”, dando l’impressione che sia uno strumento volto a tamponare le drammatiche conseguenze economiche causate dalla pandemia, piuttosto che un modo per disegnare l’Italia dei prossimi decenni.

La crisi di governo attuale distoglie l’attenzione del Parlamento e del governo dalla stesura del Piano che andrà presentato a Bruxelles nei prossimi mesi, rischiando quindi di posticipare l’arrivo delle risorse. Nonostante la maggioranza sia d’accordo sui principi generali di spesa - digitalizzazione, sostenibilità e rilancio della competitività del Paese -, manca una chiara definizione dei singoli progetti sui quali si intende lavorare. I fondi del Next Generation EU, infatti, hanno delle profonde condizionalità. Bruxelles si aspetta che il governo italiano presenti nel dettaglio le riforme che verranno implementate, accompagnate da una stima dell’impatto macroeconomico che queste possono avere. L’erogazione delle risorse, quindi, è associata al raggiungimento di precisi obiettivi e ciò solleva non poche preoccupazioni, vista la storica incapacità italiana di spendere gli ordinari fondi europei. Nello scenario peggiore, l’Italia potrebbe intraprendere ambiziosi progetti di spesa per poi vedersi sospendere i prestiti e i contributi a fondo perduto che, comunque, andrebbero ripagati. Il governo italiano, infatti, ha presentato all’opinione pubblica il Next Generation EU come se fosse un regalo di Bruxelles dopo anni di politiche di austerità, evitando di sottolineare che si tratta pur sempre di nuovo debito.

La crisi di governo italiano pone in una posizione difficile la Commissione Europea. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la Presidente von der Leyen si è esposta molto per far approvare il Recovery Fund, destinando la quota maggiore di risorse proprio all’Italia. Nei mesi passati, però, l’opposizione a questo strumento e alle relative cifre è stata molto serrata, soprattutto da parte di quei Paesi che vengono etichettati come “frugali”. Aprire una crisi in questo momento, rischiando di compromettere la presentazione del Recovery Plan, è il miglior assist possibile agli Stati e alle forze politiche che si sono dimostrate scettiche fin dall’inizio. È possibile interpretare in tal senso le parole di Lukas Mandl, eurodeputato austriaco del PPE, a Euronews, quando ha ricordato che i fondi del Next Generation EU sono pur sempre soldi dei contribuenti che devono essere spesi nel miglior modo possibile. L’Italia è, quindi, sotto osservazione. Ci sarà un attento controllo su come verranno impiegate queste risorse.

Un fallimento italiano, in un momento così delicato, può compromettere il progetto europeo. La Germania ha fatto un fine lavoro di mediazione per convincere i Paesi frugali ad accettare l’accordo sul Next Generation EU lo scorso luglio. Si è parlato molto della portata storica di quel Consiglio Europeo e di come, questo, possa aprire ad una nuova fase di integrazione. Per fare ciò, però, è necessario un clima di fiducia fra gli Stati membri che rischia di non esserci se l’Italia spenderà male le risorse a lei destinate. Le questioni politiche che hanno innescato la crisi, forse avrebbero potuto essere risolte in seno alle forze di maggioranza se queste non avessero preferito trincerarsi dietro le loro posizioni, facendo saltare la trattativa.

La scelta del Presidente Mattarella di convocare al Quirinale l’ex Presidente della BCE Mario Draghi, proponendo un governo di “alto profilo” deve essere letta proprio in quest’ottica: in un momento estremamente delicato, non possiamo sprecare le poche opportunità che ci vengono concesse. Una figura come quella di Mario Draghi manda un chiaro segnale alla Commissione Europea e agli Stati membri. Adesso la palla passa al Parlamento e alle forze politiche che dovranno decidere se appoggiare o meno un esecutivo guidato dall’ex Presidente della BCE, ottenendo una seconda opportunità per dimostrare il loro spessore istituzionale.


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  • L'Autore

    Leonardo Cherici

    Leonardo Cherici si è laureato in Filosofia Politica all’Università di Padova con una tesi sul processo di integrazione europeo e sulle teorie politiche che lo hanno ispirato. Si è poi iscritto ad una Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, discutendo una tesi di economia politica nella quale si analizza il recente fenomeno di aumento della diseguaglianza economica e la sua relazione con l’innovazione tecnologica e la globalizzazione.

    All’interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di Vicedirettore di Redazione, coordinando il lavoro dei nostri autori. Fin dal 2019 scrive per l’Area Tematica Europa e per Framing the World

    Leonardo Cherici graduated in Political Philosophy from the University of Padua with a thesis on the European integration process and the political theories that inspired it. He then enrolled for a Master's Degree in International Relations at the Catholic University of Milan, discussing a thesis on political economy in which he analysed the recent phenomenon of increasing economic inequality and its relationship with technological innovation and globalisation.

    Within Mondo Internazionale he holds the position of Deputy Editor-in-Chief, coordinating the work of our authors. Since 2019 he has been writing for the Europe Thematic Area and Framing the World


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