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La crisi energetica, le promesse russe e i rischi per la transizione ecologica

Il mercato del settore energetico non è nuovo alle variazioni di prezzo improvvise, sebbene le oscillazioni più recenti stiano facendo preoccupare l’Europa. Si registra un’impennata dei prezzi dell’energia che desta preoccupazioni tra istituzioni, aziende e cittadini. Il rincaro del gas naturale e del carbone influirà conseguentemente sul prezzo di elettricità e gas nelle nostre bollette. Se già nell’ultimo periodo si è parlato di crisi energetica globale, bisogna evidenziare come i più recenti aumenti dei prezzi in Asia e in Europa siano caratterizzati da un nuovo elemento: seguire di pari passo il cambiamento climatico e la transizione all’energia pulita. Ma procediamo con ordine.

La netta diminuzione di stoccaggio e fornitura di energia fa aumentare i prezzi, alimentando quindi l’inflazione che ostacola la ripresa economica. La domanda del carbone è conseguentemente aumentata, in quanto combustibile sostituibile al gas per la produzione di elettricità, e così anche i suoi prezzi. Nella catena di contraccolpi si aggiunge poi la lavorazione di materie prime, le quali richiedono energia per essere trattate, e ciò porta le aziende a dover ridurre la propria produzione. Il Regno Unito, solo nel mese di settembre, ha già visto fallire nove aziende elettriche (che servivano un totale di 1,73 milioni di clienti) e molte altre hanno dovuto ridurre la produzione su richiesta del governo; gli stessi cittadini britannici hanno visto aumentare il prezzo massimo che può essere addebitato ai consumatori di energia, adeguato alle nuove tariffe.


Ma da dov’è partita la crisi energetica europea?

Da diversi fattori, spesso interconnessi tra loro. Partiamo dalla pandemia. La tanto attesa ripresa economica è stata significativa in tutto il globo, e lavorare in smart working ha inevitabilmente aumentato il consumo di energia nelle abitazioni, sebbene questo incremento sia stato necessario soprattutto per la ripartenza di tutte le realtà produttive. Dall’inizio del 2021 abbiamo assistito ad andamenti stagionali che potremmo definire “più duri” degli anni precedenti: il freddo più rigido ha fatto sì che la domanda di riscaldamento a gas aumentasse, sostituita poi dalla domanda di elettricità per i condizionatori nei mesi più caldi dell’anno. A influire negativamente sulla produzione di energia rinnovabile c’è stata anche la mancanza di energia eolica, compensata con la domanda di carbone e gas.

Inoltre, bisogna fare riferimento alle politiche climatiche dell’Unione Europea. L’UE ha previsto infatti che fabbriche e centrali elettriche chiedano un permesso di emissione per ogni tonnellata di anidride carbonica prodotta (rispettando ovviamente una quota massima di emissioni che si compra all’asta). Un pacchetto di riforme ha limitato i permessi disponibili, i quali hanno raggiunto, di conseguenza, prezzi altissimi.

Consideriamo poi un ultimo fattore che a livello politico e mediatico sta venendo considerato l’unico colpevole della crisi attuale: la Russia. Secondo i dati Eurostat, nel 2020 la Russia è stata il maggior importatore di gas naturale (43,6%, quasi la metà della totalità delle importazioni) nell’Unione Europea, seguita da Norvegia (22,5%) e Algeria (9%). Già quest’estate la Russia ha offerto all’Europa una fornitura di gas ridotta rispetto al periodo pre-pandemico, infatti solo tra settembre e ottobre è calata del 17%. Il 5 ottobre scorso il prezzo del gas toccava i 117,50 euro per megawattora (400% in più rispetto all’inizio dell’anno), attenuato poi dalla dichiarazione del presidente Putin di un incremento della fornitura di gas all’Europa. Gazprom, azienda statale russa e principale esportatrice di gas, ha annunciato di non potere – o volere, il dubbio è lecito – garantire forniture aggiuntive a quelle già previste contrattualmente, con una sostanziale riduzione dei flussi e il calo delle scorte di gas dell’azienda russa in Europa. La promessa di riempire sedi di stoccaggio in Germania e Austria entro l’8 novembre aveva fatto ben sperare, ma concretamente Gazprom ha rifornito solo parzialmente i suoi impianti.

L’azienda russa ha però annunciato il completamento di Nord Stream 2, un gasdotto che collega la Russia alla Germania passando per il mar Baltico (e allacciato poi alla rete di distribuzione dell’UE). Coi suoi 1.230 km è attualmente il gasdotto più lungo del mondo, e probabilmente anche il più discusso, in quanto da sempre la Russia utilizza l’esportazione di gas come strumento politico per proiettare la propria influenza all’estero, oltre che come risorsa economica.

Diversi parlamentari europei hanno accusato la Russia di aver ridotto strategicamente le forniture di gas all’Unione Europea con l’obiettivo di fare pressioni per poter attivare al più presto Nord Stream 2. Il gruppo di parlamentari ha formalmente chiesto l’apertura di un’indagine sulla Gazprom, mentre gli Stati Uniti hanno denunciato una possibile manipolazione del mercato. In qualsiasi caso, la situazione attuale è molto critica, poiché questo periodo dell’anno è il momento in cui le riserve di gas aumentano al fine di assicurarsi scorte per l’inverno, e gli impianti di stoccaggio registrano livelli estremamente bassi di gas naturale.

Riscaldamento globale e transizione sono i due elementi che caratterizzano la crisi energetica attuale. È importante prevedere le oscillazioni dei mercati a cui si lega la transizione energetica per poter attuare misure più corrette e concrete nella lotta al cambiamento climatico. Questi mesi hanno reso chiara la difficoltà nel mantenere l’equilibrio tra la domanda e l’offerta di energia, e il passaggio all’energia pulita non diventerà più semplice nel breve periodo, ma sarà sempre più necessaria un’accelerazione in questa direzione.

La situazione attuale è una prefazione del futuro che ci aspetta, e un ulteriore campanello d’allarme per la necessità di combattere il riscaldamento globale.


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  • L'Autore

    Chiara Calabria

    Chiara Calabria vive a Palazzolo sull'Oglio, in provincia di Brescia. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Linguistiche e Letterature Straniere, curriculum Esperto linguistico per le Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.

    I suoi studi le hanno permesso di sviluppare un ampio interesse per le relazioni internazionali, la geopolitica e culture politiche. Al contempo ha potuto approfondire le competenze di lingue straniere, potenziate tramite il programma Erasmus a Tilburg, in Olanda.

    In Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice per l'area tematica Legge e Società.


    Chiara Calabria lives in Palazzolo sull'Oglio, a city in the province of Brescia. She obtained a Bachelor Degree in Linguistic Sciences and Foreign Literatures, curriculum International Relations Language Specialist at Catholic University of the Sacred Heart in Brescia.

    During her studies, she developed a strong interest for international relations, geopolitics and political cultures. She also had the chance to deepen her expertise in foreign languages, consolidated during an Exchange program in Tilburg, Netherlands.

    Within Mondo Internazionale, she is an Author for the thematic area of "Legge e Società".

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