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La Corte di Giustizia Europea respinge i ricorsi di Polonia e Ungheria: l'importanza dello Stato di diritto nell'UE

Il 16 febbraio 2022 la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha preso una decisione storica in relazione al rispetto dello Stato di diritto all’interno dell’UE. Più in particolare, ha respinto i ricorsi di Polonia ed Ungheria in opposizione al Regolamento 2020/2092, relativo ad un regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell’Unione. Tale Regolamento costituisce un punto di svolta, in quanto prevede che per ottenere finanziamenti dall’UE sia necessario il rispetto dello Stato di diritto da parte degli Stati. Esso è stato adottato nel 2020, quando si discuteva delle misure da adottare per finanziare gli Stati per la ripresa economica necessaria a causa della pandemia, ha sostanzialmente imposto parametri più rigidi per poter attingere ai fondi dell’UE.

Nel marzo del 2021 Polonia ed Ungheria, finite da tempo nel mirino dell’Unione in relazione al rispetto dello Stato di diritto, hanno presentato un ricorso alla Corte di Giustizia, lamentando l’illegittimità di un meccanismo quale quello contemplato all’interno del Regolamento 2020/2092. Tale meccanismo prevede la possibilità per la Commissione europea di inviare una notifica agli Stati che presume stiano tenendo condotte in contrasto con lo Stato di diritto. Tale procedura, prevista all’interno dell’articolo 6 di tale regolamento, prevede poi la possibilità per gli Stati interessati di dialogare con la Commissione al fine di chiarire eventuali aspetti su cui vi siano visioni contrastanti. Laddove, al termine di questo eventuale dialogo tra lo Stato coinvolto e la Commissione, questa ritenga che vi siano violazioni dello Stato di diritto, essa formula delle conclusioni e le sottopone al Consiglio, insieme alle misure ritenute opportune nel caso concreto. Queste misure vengono scelte tra quelle previste all’interno dell’articolo 4, e prevedono possibilità quali la sospensione di pagamenti, sospensione dell’erogazioni di versamenti, interruzioni dei termini di pagamento e divieti di assumere nuovi impegni giuridici. Il Consiglio ha quindi il compito di valutare se adottare o meno una decisione di esecuzione delle misure indicate dalla Commissione.

Descritta brevemente la procedura disciplinata, si possono individuare le ragioni dell’adozione del Regolamento all’interno del considerando 5: “Quando un paese candidato diventa uno Stato membro, aderisce a una costruzione giuridica che poggia sulla premessa fondamentale secondo cui ciascuno Stato membro condivide con tutti gli altri Stati membri, e riconosce che questi condividono con esso, una serie di valori comuni sui quali l’Unione si fonda, così come precisato all’articolo 2 TUE.”. Da ciò discenderebbe poi che: “[…] il rispetto dello Stato di diritto è essenziale per la tutela degli altri valori fondamentali su cui si fonda l’Unione, quali la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti umani. Il rispetto dello Stato di diritto è intrinsecamente connesso al rispetto della democrazia e dei diritti fondamentali. L’uno non può esistere senza gli altri, e viceversa.”, come precisato nel considerando successivo. A concludere il ragionamento, il considerando 7 chiarisce che: “Quando gli Stati membri eseguono il bilancio dell’Unione […] il rispetto dello Stato di diritto è un presupposto essenziale per il rispetto dei principi di una sana gestione finanziaria, sanciti nell’articolo 317 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).”.

I ricorsi presentati da Ungheria e Polonia (rispettivamente C-156/21 e C-157/21) l’11 marzo 2021 sono stati respinti con sentenza il 16 febbraio 2022 dalla Corte di Giustizia, dando anche la possibilità alla Corte di prendere posizione su alcune questioni aperte.

I ricorsi chiedevano l’annullamento del Regolamento 2020/2092 ex articolo 263 TFUE. Nessuna delle venti richieste contenute nei ricorsi dei due Paesi è stata accolta dalla Corte, segnando una sconfitta totale di Polonia e Ungheria dinanzi al massimo organo giuridico europeo. Inoltre, a segnalare come vi sia una sorta di spaccatura politica tra l’UE ed i due Paesi, è il fatto che si siano entrambi sostenuti nel rispettivo processo ma che siano intervenuti a sostegno del Parlamento e del Consiglio dell’Unione Europea ben dieci Stati membri (Belgio, Danimarca, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Finlandia e Svezia) oltre alla Commissione europea. Le richieste dei due Paesi hanno tentato di colpire le basi giuridiche del Regolamento, sia con riferimento al processo legislativo alla sua origine, che in relazione agli elementi sostanziali, senza tuttavia riuscire ad ottenere una pronuncia parzialmente favorevole.

Le due decisioni della Corte hanno segnato un nuovo passo nel rispetto dello Stato di diritto, quanto meno per quanto riguarda la possibilità di sanzionare Stati eventualmente non rispettosi. La Commissione ha ora la possibilità di valutare se sia già necessario intervenire applicando il Regolamento o se vi siano i presupposti per un dialogo con eventuali Stati non allineati.


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  • L'Autore

    Alessandro Micalef

    Laureato in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Milano.

    Ha una propensione per lo studio delle materie umanistiche sin dagli anni del liceo, soprattutto quelle storiche.

    Durante i suoi studi universitari sviluppa un interesse per il Diritto Internazionale ed Europeo, più in particolare per i Diritti dell’Uomo in entrambi i contesti.

    Oggetto della sua tesi di laurea è stato il caso che coinvolge Gambia e Myanmar davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, in cui il Myanmar viene accusato di genocidio ai danni della minoranza etnica Rohingya.

    All’interno di Mondo Internazionale è autore per l’area tematica di Organizzazioni Internazionali.

    Law Graduate from Università degli Studi di Milano.

    He has a propensity for humanistic subjects since high school, especially for historical ones.

    During his academic studies, he develops an interest for International Law and European Law, in particular Human Rights in both contexts.

    His final dissertation was related to the case concerning The Gambia and Myanmar in front of the International Court of Justice, where Myanmar is accused of genocide perpetrated against Rohingya ethnic minority.

    Within Mondo Internazionale he is author in the context of International Organizations.

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