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La cooperazione multilaterale contro l’elusione fiscale

Ultimi progressi

In occasione della riunione tenutasi a Londra il 4 e 5 giugno scorsi, i Ministri delle Finanze dei paesi del G7 hanno raggiunto un importante accordo su alcune cruciali misure di riforma fiscale riguardanti la tassazione delle imprese, da anni oggetto di discussione nel contesto dell'OECD/G20 Inclusive Framework on BEPS (Base Erosion and Profit Shifting).

L'OECD/G20 Inclusive Framework on BEPS è un progetto sviluppato dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Internazionale, in collaborazione con il G20, al fine di contrastare l'elusione fiscale di cui si rendono responsabili numerose imprese multinazionali – causa ogni anno di enormi perdite per le casse degli Stati. Attraverso strategie di base erosion e profit shifting (BEPS), che sfruttano le incongruenze esistenti tra i sistemi fiscali vigenti di Stato in Stato e le loro debolezze, numerose multinazionali riescono infatti a eludere la tassazione. Questo genera perdite che l'OECD stima ammontare annualmente a 100-240 miliardi di dollari (a livello globale), pari al 4-10% del gettito fiscale derivante dalla tassazione del reddito d'impresa.

L'OECD/G20 Inclusive Framework è stato istituito nel 2016 e rappresenta l'evoluzione dell'OECD/G20 BEPS Project. Quest'ultimo, avviato nel 2013, ha condotto nel 2015 all'inaugurazione di un pacchetto di 15 azioni finalizzate al contrasto all'elusione fiscale (Pacchetto BEPS), cui i 60 paesi allora aderenti al Progetto si sono impegnati a dare implementazione. L'OECD/G20 Inclusive Framework on BEPS coinvolge oggi 139 paesi, che dal 2018 collaborano all'individuazione di soluzioni consensuali e di lungo termine alle sfide fiscali scaturenti dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione dell'economia. Il lavoro condotto in questo senso, in seno all'Inclusive Framework, si muove lungo i due binari paralleli (e parimenti importanti) dell'identificazione di soluzioni al problema di come allocare i diritti di tassazione delle multinazionali (il cosiddetto primo pilastro) e dell'introduzione di un'aliquota minima globale, da applicarsi ai profitti delle stesse multinazionali (il secondo pilastro).

L'accordo raggiunto dai Ministri delle Finanze di Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, membri del G7, riguarda entrambi i pilastri, nonostante l'attenzione mediatica sia stata catturata perlopiù dal consenso raggiunto dai 7 intorno all'introduzione di un'aliquota fiscale minima globale sui profitti delle imprese (il secondo pilastro).

Riguardo all'allocazione dei diritti di tassazione sulle maggiori imprese multinazionali (tra le quali rientrano i colossi digitali Google, Facebook, Amazon etc., ma non solo), nel comunicato finale trasmesso il 5 giugno, i ministri si sono detti favorevoli a una soluzione che preveda che quelle che registrano un margine di profitto superiore al 10% siano tassate almeno al 20% sui profitti eccedenti tale soglia (del 10%), nei paesi in cui tali profitti sono stati generati[1]. Questo significherebbe, per le imprese rientranti nella platea di destinatari di questo tipo di misura, essere tassate ovunque si generi il loro profitto, ovvero in tutti i paesi in cui esse vendono i propri beni e servizi, indipendentemente dal fatto che vi siano in qualche misura stabilite. Insomma: più tasse da pagare e in più paesi, come riconosciuto dal Vicepresidente di Facebook per gli affari globali e la comunicazione Nick Clegg (che nonostante ciò ha detto di auspicare il successo della proposta). Questo tipo di misura, in combinazione con la definizione di un'aliquota fiscale minima globale sui profitti, mira a scoraggiare le multinazionali dallo stabilirsi in quei paesi, conosciuti come paradisi fiscali, in cui la tassazione sulle imprese è più bassa.

Relativamente al secondo pilastro della riforma internazionale della tassazione delle imprese, a cui da tempo lavora l'OECD/G20 Inclusive Framework – l'introduzione, appunto, di un'aliquota minima globale sui profitti delle multinazionali –, l'accordo raggiunto tra i Ministri delle Finanze delle 7 maggiori economie (di mercato) al mondo prevede che tale aliquota ammonti al 15%. Ad aver favorito la conclusione di un accordo è stata soprattutto la disponibilità in questo senso degli Stati Uniti che, dopo anni di opposizione, si sono aperti al confronto.

Trattasi, tuttavia, di niente più che una dichiarazione d'intenti, se così si può dire. Infatti, non è al G7 che spetta decidere sulla materia, ma molti osservatori hanno interpretato la conclusione di un accordo in quella sede come un primo passo per il conseguimento di un più ampio consenso intorno alla definizione di un'aliquota minima globale prima in seno al G20, che si riunirà a luglio a Venezia, e poi anche tra i restanti paesi coinvolti dall'OECD/G20 Inclusive Framework on BEPS. Solo così le misure concordate a Londra potranno, presto o tardi, trovare reale implementazione. È in quest'ottica, che il Segretario Generale dell'OECD, Mathias Cormann, ha salutato con favore il raggiungimento di un accordo tra i paesi del G7 e ha dichiarato: “resta ancora molto lavoro da fare, ma questa decisione dà un importante slancio alle prossime discussioni che coinvolgeranno i 139 paesi e giurisdizioni membri dell'OECD/G20 Inclusive Framework on BEPS, dove persevereremo nella ricerca di un accordo che assicuri che le società multinazionali paghino ovunque la propria parte”.

Nulla è però garantito. In Europa, per esempio, tra i 27 Stati membri si registrano aspri disaccordi in materia di tassazione delle imprese (e si ricordi che la politica fiscale resta di competenza nazionale, nonostante il coordinamento di livello europeo). L'Irlanda, con una tassazione sulle imprese al 12.5%, Cipro e l'Ungheria (9%), in particolare, sembrano determinati a opporsi duramente alla definizione di un'aliquota minima globale sui profitti del 15%. Anche la posizione statunitense non è ancora del tutto certa: qualsiasi accordo l'amministrazione Biden concluda a livello internazionale, spetta al Congresso ratificarlo e le mid-term elecions – che potrebbero modificarne significativamente la composizione – non sono così lontane, essendo previste per il novembre 2022.

[1]Nel comunicato, più precisamente, si legge: “we commit to reaching an equitable solution on the allocation of taxing rights, with market countries awarded taxing rights on at least 20% of profit exceeding a 10% margin for the largest and most profitable multinational enterprises”.


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  • L'Autore

    Irene Boggio

    IT_ Irene Boggio si è laureata in Scienze Politiche e Sociali presso l'Università degli Studi di Torino con una tesi in Analisi delle Politiche Pubbliche sul ruolo dell'expertise nel policy-making ed è prossima a conseguire la laurea magistrale in Scienze Internazionali presso la medesima università, con specializzazione in Studi Europei. E' inoltre studentessa della Scuola di Studi Superiori "Ferdinando Rossi" di Torino, sin dall'inizio del suo percorso universitario.

    EN_ Irene Boggio graduated in Political and Social Sciences at the University of Turin, with a dissertation in Public Policy Analysis on the role of expertise in policy-making. She is about to earn a masters' degree in International Studies at the same university, specializing in European Studies. She's also been a student at the "Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi" of Turin right from the beginning of her academic journey.

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Temi Imprenditoria Organizzazioni Internazionali Società


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Elusione fiscale Tassazione multinazionali G7 OECD G20

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