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La condizione delle donne iraniane e la nuova legge contro la violenza di genere

Sebbene la violenza di genere sia un problema globale, l’Iran rappresenta uno dei casi in cui la vita delle donne è ancor più a rischio. Oltre a risultare ancora tra i pochi Stati a non aver ratificato la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW) adottata nel 1979 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, lo stesso assetto legislativo iraniano non garantisce piena tutela dei diritti delle donne. Insieme ad una presenza ancora allarmante di casi di “spose bambine” date in matrimonio prima dei 13 anni, l’Iran registra un tasso del 40% di violenze domestiche – contro cui non esiste legge apposita – ed impone alle donne l’utilizzo forzato dell’hijab. Uno dei fenomeni più lesivi del benessere femminile è addirittura oggetto di tutela da parte della legge iraniana: si tratta del cosiddetto “delitto d’onore”, ovvero qualsiasi delitto perpetrato dal genitore o da un parente maschio allo scopo di “riscattare l’onore della famiglia”. L’articolo 220 del Codice penale iraniano stabilisce uno sconto di pena per reati di tal genere, considerando il padre come il “guardiano” delle proprie figlie, mentre l’articolo 301 stabilisce che la pena corrispondente ad un crimine di omicidio è applicabile solo se il colpevole non è il padre o il nonno paterno della vittima.

Alla luce di ciò, già nel 2012 Amnesty International aveva stilato un report [1] in cui veniva denunciata la natura discriminatoria delle leggi iraniane. Fu grazie all’emissione di quel documento che, nel 2013, il governo di Mahamoud Ahmadinejad presentò al Parlamento una prima proposta di legge che garantisse più tutele per le donne iraniane, ma tale proposta fu presto rigettata e solo a seguito dello scoppio del movimento #MeToo in Iran prima, e dell’aumento delle violenze durante il periodo pandemico poi, il dibattito sulla necessità di maggiori tutele riprese vigore. Due sono stati gli eventi che hanno impresso una forte spinta alla lotta per maggiori diritti: l’ennesimo “delitto d’onore” compiuto ai danni di Romina Ashrafi, una ragazza di soli 14 anni decapitata nel sonno dal padre per essere scappata di casa con il fidanzato, e l’accusa di violenza sessuale rivolta a più di 130 uomini, tra i quali spiccano Aydin Aghdashloo, famoso artista, e Kameel Ahmady, rinomato professore di sociologia.

Nel 2021 si è finalmente giunti alla formulazione del “Protection, Dignity and Security of Women Against Violence bill”, un disegno di legge approvato il 3 gennaio da parte del governo dell’attuale presidente Hassan Rouhani. Risultato della strenua lotta delle attiviste iraniane, esso è ancora soggetto a valutazione da parte del Parlamento, a seguito del cui voto sarà necessaria una revisione anche da parte del “Concilio dei Guardiani”, ovvero un organo di controllo costituzionale composto da giudici ed esperti religiosi. La bozza presentata dal Governo sancisce in maniera ufficiale la condanna di «ogni atto intenzionale contro una donna, commesso per il suo essere tale, per la sua posizione vulnerabile o per la natura della relazione e che possa arrecarle danno fisico, morale o spirituale», includendo l’atto di violenza perpetrato ai danni di una donna nell’ambito dei crimini contro l’integrità fisica o contro il benessere spirituale di quest’ultima, in quello dei crimini contro la pubblica morale ed in quello dei crimini contro i diritti di famiglia. Assieme a questo primo e fondamentale traguardo, il disegno include delle linee guida per il Governo, tra cui l’allocazione di risorse finanziarie a supporto delle vittime di violenza, sia dal punto di vista legale che economico, ed un focus sull’educazione al riconoscimento degli atti di violenza in quanto tali, sia tramite l’istruzione scolastica che attraverso spot pubblicitari e programmi televisivi ad hoc.

Il disegno di legge è stato accolto con entusiasmo dalle attiviste iraniane; la stessa Shima Ghoosheh, avvocata di Teheran e consulente del Governo nella stesura della bozza, ha riferito al New York Times come «questo sia un passo avanti perché ci fornisce una legge generale per la protezione delle donne che poi potremo costruire e modificare». Tuttavia, secondo l’organizzazione Human Rights Watch, il disegno di legge non rispecchia totalmente gli standard internazionali in materia di violenza di genere e numerose critiche sono state rivolte al documento in questione, prima fra tutte riguardo al fatto che la legge prevede la possibilità di mediazione nei casi di delitto in cui l’accusato sia il marito o il padre della vittima, quando secondo gli standard internazionali il ricorso alla mediazione sarebbe proibito nei casi di violenza di genere. Manca, inoltre, una ben definita criminalizzazione di alcuni tipi di violenza di genere, quali il matrimonio infantile e lo stupro all’interno del matrimonio, poiché di base viene a mancare una definizione chiara di stupro, ancora riconosciuto solo in quanto violenza extraconiugale. In ultimo, non viene citato il fenomeno della violenza domestica, lasciando ancora le donne in balia dell’autorità maschile all’interno del nucleo familiare. Se, quindi, l’attuale bozza supererà il vaglio del Parlamento, la nuova legge costituirà un punto di partenza più che esserne uno di arrivo.

Fonti consultate per il presente articolo:

[1] Iran: Joint Statement on the status of violence against women in the Islamic Republic of Iran (amnesty.org)

Iran gov’t approves bill to combat violence against women | Women News | Al Jazeera

In Iran il governo vuole una legge sulla violenza contro le donne - Il Post

LIMITI E CONQUISTE DELLA LEGGE IRANIANA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE – IARI

Violence Against Women in Iran Mandated by Law (iran-hrm.com)

Iran Has Passed a Bill That Would Protect Women From Domestic Violence (goodnewsnetwork.org)

Iranian Cabinet Passes Bill to Fight Violence Against Women | January 4, 2021 | Daily News Brief

Iran May Pass #MeToo Law Outlawing Sexual Violence Against Women - The New York Times (nytimes.com)

Iran: Adopt Draft Law to Protect Women | Human Rights Watch (hrw.org)

Photo: group of people in black walking photo – Free Human Image on Unsplash


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  • L'Autore

    Sara Scarano

    Sara Scarano, classe 1996, è una studentessa di Laurea Magistrale in International Cooperation on Human Rights and Intercultural Heritage all’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove ha conseguito anche la Laurea Triennale in Sociologia con una tesi sul fenomeno del karoshi ed il ruolo della donna nel mercato del lavoro giapponese. Femminista, ambientalista, con un forte interesse per la cooperazione e la politica internazionale, la questione migratoria, e in generale i Diritti Umani. Sogna di fare dell’aiutare gli altri la propria carriera.

    Sara Scarano, class 1996, is a student of the Master Degree in International Cooperation on Human Rights and Intercultural Heritage at the Alma Mater Studiorum of Bologna, where she also graduated in Sociology with a thesis about the phenomenon of karoshi and the role of women in the Japanese job-market. Feminist, environmentalist, with a strong interest for international policy and cooperation, migration, and Human Rights in general. She dreams of making supporting others her career.

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#violenceagainstwomen #iran #cedaw #genderbasedviolence #newlaw

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