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La campagna diffamatoria di Meta contro TikTok

Negli anni il mondo si è abituato ad un settore digitale sempre più monopolizzato da alcuni grandi marchi come Facebook (ora Meta), Google e Apple, al punto che non ci stupisce più se questo sistema impedisce a qualunque azienda concorrente di emergere perché viene inglobata in questi immensi conglomerati di servizi e prodotti tecnologici. E se la serie di scandali di cui Meta è stata protagonista negli ultimi anni ci insegna qualcosa, è che al di là del marketing le big tech farebbero di tutto per mantenere questo status quo.

In questo contesto di velato oligopolio, TikTok si situa in una posizione molto delicata. Da un lato il suo essere almeno in parte controllata dal governo cinese la rende facile preda delle critiche dell’opinione pubblica come delle aziende occidentali. Tuttavia, a livello puramente commerciale, è una grande spina nel fianco per Meta, che per una volta non ha fatto in tempo a comprare un competitor prima che potesse arrivare a sfidarlo, dato che l’app cinese si è sviluppata molto in fretta e in un mercato impermeabile ai social occidentali.

È qui che comincia la storia di questo ennesimo scandalo: il Washington Post ha pubblicato una serie di mail di contrattazione fra Meta e Targeted Victory, azienda statunitense specializzata in campagne di pressione politica assunta in questo caso per influenzare negativamente l’opinione pubblica circa TikTok. E la domanda sorge spontanea: molti hanno proprio questa visione della piattaforma cinese e non si fidano dell’azienda che la gestisce, ma quanto di questa percezione è vera e quanto è influenzata dalla campagna diffamatoria di Meta?

Cosa è successo?

Targeted Victory è normalmente legata alla parte più sporca della politica, con connessioni con il Partito Repubblicano statunitense e contratti per centinaia di milioni di dollari. Ma in questo caso l’azienda sarebbe stata pagata da Meta per far sì che, attraverso media e figure di rilievo a livello locale negli USA, venisse trasmesso il messaggio che TikTok è pericolosa specialmente per giovani e giovanissimi. Questo perché, come testimoniato dagli ormai famosi Facebook Papers, TikTok è il principale concorrente di Meta per queste fasce d’età, con dati che mostrerebbero che gli adolescenti passano dalle due alle tre volte più tempo su TikTok di quello speso su Instagram.

Ma cosa significa che TikTok è pericolosa? Molti, infatti, non si fidano della piattaforma perché non si fidano di come ByteDance, azienda cinese che la controlla, potrebbe gestire i dati degli utenti data la sua vicinanza al governo di Pechino. Questa è una preoccupazione di natura politica, che si estende infatti anche ad altri servizi e prodotti di compagnie cinesi, dato che il sistema politico cinese non prevede una netta distinzione fra privato e pubblico e questo è ancora più problematico quando si parla di materiale sensibile come dati e informazioni personali.

Tuttavia, l’azione di Targeted Victory non è stata solamente quella di ingigantire queste preoccupazioni, che essendo argomenti complessi arrivano comunque ad una fascia ristretta della popolazione, ma si è focalizzata sullo spaventare le famiglie, che esercitano grande influenza su giovani e giovanissimi. Infatti, la campagna diffamatoria si è basata sul raggiungere gruppi d’interesse, giornali e politici locali non solo e non tanto per parlare dei problemi di sicurezza di ByteDance, bensì del pericolo per i giovani che TikTok rappresenterebbe, portando come prove tendenze e mode socialmente pericolose lanciate sulla piattaforma che renderebbero TikTok il luogo prediletto per comportamenti scorretti o dannosi dei giovani. Ma il castello di carte crolla quando si scopre che queste presunte challenge pericolose promosse dall’app cinese sono in realtà inventate o vere ma nate invece proprio sulle piattaforme di Meta e spacciate poi per contenuti di TikTok.

E sembra che questa campagna abbia avuto risultati, anche perché Targeted Victory è molto navigata nel lavorare ai limiti della diffamazione e della disinformazione. Infatti, come riportato dal Washington Post, uno degli effetti più evidenti sono state le reazioni sul territorio, dalle inchieste di telegiornali e giornali locali a lettere di genitori che scrivevano alle varie redazioni e addirittura azioni penali iniziate in tribunali di vari stati degli USA per indagare su quanto l’influenza di TikTok sia dannosa per gli adolescenti.

Cosa possiamo trarre da questa storia?

La situazione è più delicata di quanto non sembri: nonostante il comportamento di Meta sia stato unanimemente condannato, perché volto a creare o ingigantire artificialmente le preoccupazioni relative all’azienda cinese in quanto competitor, questo non rende tali preoccupazioni illegittime in toto. In effetti, la privacy policy di TikTok è realmente legata alle decisioni del governo cinese, e questo fatto non cambia. Mentre quindi è facile condannare le azioni di Meta, che sono solo l’ultima di una serie di scandali fra cui i casi di Cambridge Analytica e dei Facebook Papers, è più complesso mantenere una posizione neutrale ma critica verso ByteDance, che rimane comunque un’azienda controllata da un governo autoritario e molto ambiguo nel suo atteggiamento nei confronti della privacy degli individui, esteri come cinesi. Infatti, venire a scoprire questo genere di scandali sprona a generalizzare, considerare tutte le aziende ugualmente deplorevoli e quindi mettere qualunque loro azione in un calderone indistinto di indignazione, senza considerare invece l’enorme differenza di gravità e di pericolosità che intercorre anche fra comportamenti similmente sbagliati come quelli di Meta e di ByteDance.

Tuttavia, non è la prima volta che Meta attua questo genere di misure contro un concorrente, dato che nel 2018 aveva creato una simile campagna diffamatoria contro altri grandi competitor come Apple e Google, per cercare di sviare l’attenzione pubblica dal caso di Cambridge Analytica. Quindi, al di là dell’eccezionalità di ByteDance, da questa storia possiamo forse trarre una riflessione di carattere più generale sui problemi della competizione nel settore digitale, dominato da aziende gigantesche che vogliono e possono spendere in queste campagne diffamatorie più di interi partiti in campagna elettorale. Queste pratiche commerciali così aggressive da parte di Meta tradiscono infatti un certo atteggiamento da parte del colosso, che si sente libero di attuare qualunque strategia per eliminare la concorrenza, ricorrendo anche a strumenti palesemente illeciti quando non riesce a comprare un competitor prima che questo diventi abbastanza grande. È quindi forse il caso di chiedersi quanto di “libero mercato” sia rimasto nel comparto tecnologico, e se e quando le autorità statali metteranno dei paletti più rigidi all’operato di queste big tech per impedire loro di fare il bello e il cattivo tempo nel mercato digitale.


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  • L'Autore

    Davide Bertot

    IT

    Davide Bertot, torinese classe 2000, è un ragazzo fortemente interessato alle relazioni internazionali, alla politica e all'attualità. Attualmente studente di laurea triennale in International Relations and Diplomatic Affairs presso l'Università di Bologna, collabora con Mondo Internazionale come Caporedattore per l'area tematica Tecnologia e Innovazione, in particolare in ambito economico, contribuisce come autore e revisore per altre associazioni ed è volontario presso Volt Torino. Ragazzo intraprendente, pragmatico, curioso e sempre pronto ad imparare, spera un giorno di poter lavorare nelle istituzioni europee e dare il suo contributo per il miglioramento della società. Studia e lavora con la politica e l'attualità perché crede nella capacità delle persone di avere un impatto e nella necessità di parlare dei problemi e lavorare insieme per risolverli.

    EN

    Davide Bertot, born in Turin in 2000, is a boy strongly interested in the field of international relations, politics and current affairs. Currently an undergraduate student of International Relations and Diplomatic Affairs at the University of Bologna, he works with Mondo Internazionale as Chief Editor for the section Technology and Innovation, in particular of economic matters, gives his contribution as writer and editor for other associations, and volunteers at Volt Torino. Resourceful, pragmatic, curious, and a fast-learner, he hopes one day to work in the European institutions and do his part to improve our society. He studies and works with politics and current affairs because he believes in the people's capacity to have an impact and in the need to acknowledge problems and work together to fix them.

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Temi Tecnologia ed Innovazione


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Meta Facebook Instagram TikTok ByteDance Cina USA Stati Uniti Targeted Victory campagna diffamazione disinformazione Fake News giovani adolescenti famiglie pericolo mode pressione politica Privacy sicurezza dei dati monopolio oligopolio settore digitale Economia mercato digitale Digitale Big Tech Apple Google Facebook Papers Cambridge Analytica

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