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La caccia al tesoro americana in Venezuela

Analisi della crisi venezuelana attaverso una visione prettamente filo-russa. Lavoro svolto in occasione del Press Game organizzato da Mondo Internazionale in collaborazione con MSOI Milano.

Tra le tante situazioni di crisi che stanno devastando il mondo, quella in Venezuela è ancora in fase di stallo. Nello specifico, forze governative e oppositori non riescono a giungere ad una soluzione concertata. Il tutto mentre tre milioni di venezuelani soffrono di gravi carenze alimentari e di una scarsa tutela dei loro diritti fondamentali, anche a causa dell’ostile politica degli Stati Uniti che, erigendo una barriera commerciale a danno del nemico socialista, contribuiscono ad esacerbare la catastrofica condizione in cui riversa il paese. Lo stupore, però, non è ai massimi livelli. Quello del Venezuela non è infatti il primo (e si suppone nemmeno l’ultimo) esempio di un intervento coercitivo statunitense volto a sottomettere la volontà di un paese terzo alla propria.

Ma a questo punto porsi il dubbio è lecito: gli Stati Uniti adoperano la loro retorica per mantenere la pace tra i popoli o il dominio su di essi? È ben noto, infatti, l’interesse americano per l’oro nero di Caracas. Il Pil del paese venezuelano dipende totalmente dalle esportazioni del greggio, sulle quali si è fondato lo sviluppo economico del paese. Parte di esse venivano indirizzate verso Cuba, partner importante per il Venezuela di Chavez, in cambio di personale medico. Le scelte economiche del governo chavista di uno sviluppo economico basato sul petrolio hanno, tuttavia, messo in difficoltà il suo successore Maduro. Il Venezuela, in seguito al disgelo nelle relazioni tra Cuba e USA, ha dovuto individuare un altro importante partner commerciale. La scelta è ricaduta sulla Russia, la quale ha pertanto deciso di fornire un prestito iniziale del valore di 4 miliardi di dollari, a cui sono seguite altre concessioni. Il profondo legame economico tra Mosca e Caracas ha portato gli USA ad intervenire nello scacchiere geopolitico. L’intromissione statunitense si è tradotta in un pesante embargo sulle esportazioni del greggio di Caracas per il quale la compagnia petrolifera Petróleos de Venezuela (PDVSA) ne è stata la vittima principale.

L’attuale presidente americano ha una chiara intenzione di isolare lo Stato venezuelano e, non potendovi riuscire per mezzi militari, si destreggia tra illecite sanzioni economiche ed alleanze strategiche con i paesi limitrofi. In più, Trump e la sua amministrazione hanno denunciato l’invio in Venezuela di personale militare ed armamenti russi a sostegno dell’alleato Maduro, presenze del tutto coerenti con gli accordi bilaterali che da sempre caratterizzano l’amicizia tra i due paesi. Al contrario, sono i propositi degli USA a non rispondere alle norme di diritto internazionale. Difatti, oltre le varie dichiarazioni più o meno aggressive fatte in questi mesi, gli stessi hanno presentato un progetto di risoluzione in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite concernente l’invio di aiuti umanitari in Venezuela e l’indizione di nuove elezioni nel Paese. Ciò rappresenta chiaramente un progetto finalizzato ad un repentino cambio di regime a Caracas, il tutto sotto le mentite spoglie dell’invio di aiuti umanitari. Non sarebbe infatti una novità per il gigante a stelle e strisce agire in tal senso dopo averlo fatto nei confronti di Libia, Siria, Iraq e Afghanistan. L’intento americano è stato prontamente bloccato dall'esercizio del potere di veto. Dalla gran confusione in cui si trova il paese venezuelano, nell’equazione che risolverà la sua instabilità economico-sociale-politica rientrerà inconfutabilmente la costante del Cremlino. Negli anni, infatti, Caracas e Mosca hanno portato avanti relazioni, accordi bilaterali e cooperazioni internazionali sempre più proficue su tutti i livelli: a partire dall’agricoltura, passando per tecnologia e case popolari fino ad arrivare al nucleare come fonte di energia alternativa. È assiomatico come, sin dai tempi di Chavez, il Venezuela abbia potuto riconoscere nella Russia un grande amico ed alleato. Il Cremlino già da tempo ha pubblicamente manifestato le proprie intenzioni e posizioni nei confronti della crisi venezuelana: protezione della sovranità del paese e principio di non interferenza nei suoi affari interni sono cardini dai quali è fondamentale iniziare a ragionare per avviarsi veramente verso una risoluzione pacifica delle controversie. È chiara quindi la necessità di favorire una soluzione pacifica e diplomatica che rispetti la Costituzione venezuelana ed agevoli il dialogo tra governo ed opposizione. Un processo, questo, che Mosca sarà ben disposta a sostenere anche e soprattutto economicamente, nella speranza di accompagnare l’emancipazione e il riscatto di un Paese soffocato da disagi interni e soprattutto manipolazioni esterne.

A cura di Domenico Barbato, Edoardo Pozzato, Federica Sulpizio, Giulia Geneletti


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  • L'Autore

    Domenico Barbato

    Laureato in Scienze Internazionali Istituzioni Europee a dicembre 2018 con una tesi sul caso Saramaka, primo caso di violazione del diritto di proprietà indigena di fronte agli organi dell'OSA. A gennaio ha inoltre svolto un corso sulla cybersecurity che gli ha permesso di comprendere le dinamiche relative alla privacy e ai diritti ad esso inerenti. Ha partecipato a diverse simulazioni delle Nazioni Unite MUN e ha anche assistito al primo International Participant Meeting, nella funzione di staff. Attualmente coopera con Mondo Internazionale con l'obiettivo di farsi conoscere e diffondere le proprie conoscenze con un pubblico più vasto possibile. Il suo sogno sarebbe quello di poter diventare un doomwriter o di poter scrivere su dinamiche internazionali o sullo sport. Magari aggiungendo le competenze acquisite durante i tre anni di studi, tra cui la buona conoscenza di inglese e spagnolo con quella relativa alle dinamiche sportive. Come sostiene Federico Buffa mi sento un "Bastardo Privilegiato". Reputo inoltre che sia importante fare approfondimenti su tematiche attuali poco trattate dalla stampa. Il segreto del giornalista è quello di scegliere bene le proprie fonti.

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