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Kurdistan: the stateless nation (seconda parte)

Nel primo articolo abbiamo tracciato un frame storico e politico della questione curda, con un focus particolare sulle minoranze curde ubicate in Siria e Turchia. In questa seconda parte, l’oggetto della nostra analisi sarà il Kurdistan iracheno (o meridionale), un territorio situato nell’Iraq settentrionale.

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Per quanto concerne le vicende storiche dell’ultimo centennio, il Kurdistan iracheno si contraddistingue specialmente per le profonde divergenze/fratture interne, nonché per il rapporto alquanto problematico con Baghdad. Dalla nascita dello stato iracheno, a seguito del primo conflitto mondiale, sono emerse le prime imperfezioni di un sistema basato sui calcoli politici e strategici della Gran Bretagna. La volontà di Londra è quella di estendere la propria area di influenza in Iraq, inglobando al suo interno la regione del Kurdistan meridionale. In questo contesto, sono chiare fin da subito le numerose complessità relative all’integrazione dei curdi in un sistema composto principalmente da arabi. Le tensioni si concretizzano quando, nel 1918, il Kurdistan iracheno proclama unilateralmente (per la prima volta nella storia) un governo indipendente, sotto la leadership di Shaykh Mahmud - un influente capo tribale curdo. La reazione inglese è piuttosto contraddittoria a causa di vari fattori contingenti; inizialmente, Londra reagisce in modo ostile alla creazione di una nuova entità politica curda, la cui affermazione andrebbe a minare il progetto inglese di annessione del Kurdistan meridionale nel resto dell’Iraq. Ben presto, però, l’ascesa di Ataturk determinerà un mutamento della posizione britannica nei confronti dei curdi iracheni. Londra, infatti, anziché contrastare Shaykh Mahmud, decide di sostenerlo e di sfruttare la sua influenza per opporsi al leader turco - che costituisce una seria minaccia alle ambizioni inglesi volte al controllo di alcuni territori del Medioriente. Nel 1923, conseguita la pace con la Turchia e definiti i nuovi confini, la Gran Bretagna riduce radicalmente il sostegno ai curdi iracheni e, pertanto, le speranze di un Kurdistan locale indipendente diventano mere illusioni. Termina, di conseguenza, la breve esperienza dell’autogoverno curdo di Shaykh Mahmud. Ancora una volta, i curdi divengono uno strumento utile al perseguimento delle agende regionali di attori esterni; sostenuti e poi abbondonati quando gli interessi in gioco mutano. Nel corso dei decenni successivi, i rapporti tra la regione del Kurdistan e il governo centrale di Baghdad si deteriorano drasticamente. In particolare, il regime autoritario di Saddam Hussein (al potere dal 1979) darà vita ad una massiccia campagna repressiva nei confronti dei curdi. Questi ultimi sono accusati dalle autorità irachene di aver sostenuto tra il 1986 e 1988 l’Iran - impegnato dal 1980 in un sanguinoso conflitto contro l’Iraq ( “la guerra imposta”). Terminato il confronto bellico tra i due stati, nel 1988, il leader baathista decide di vendicarsi contro la minoranza curda, intraprendendo una serie di azioni brutali, quali uccisioni di massa, deportazioni sommarie e distruzione di villaggi. La cosidetta “campagna di Al-Anfal” provocherà circa 150.000 vittime e trova la sua manifestazione più cruenta nell’offensiva con armi chimiche presso la cittadina di Halabjia.

La Prima Guerra del Golfo (1990, ’91) costituisce un determinante turning point nella storia dei curdi iracheni. Infatti, a seguito dell’intervento statunitense contro il regime di Saddam, viene istituita la regione autonoma del Kurdistan iracheno - Kurdistan Regional Government (KRG). Tuttavia, tale entità politica rimane ufficialmente dipendente dall’autorità centrale di Baghdad ed è strutturata all’interno del più ampio contesto federale iracheno. I maggiori rappresentanti del governo regionale curdo sono il KDP (Kurdistan Democratic Party- guidato da Barzani) e il PUK (Patriotic Union of Kurdistan – guidato da Talabani); Il primo con sede ad Erbil, il secondo a Sulaymaniyyah.  Le relazioni tra suddetti partiti sono contrassegnate da una forte rivalità, nonché da profonde divergenze, talvolta più marcate e radicali di quelle che caratterizzano i rapporti tra KRG e Governo federale iracheno. Le tensioni tra KDP e PUK si accentuano ulteriormente intorno alla metà degli anni ’90 e, ad aggravare la situazione, interviene l’embargo internazionale contro il regime di Saddam - che ha delle gravi ripercussioni altresì nel Kurdistan iracheno. Tali complessità  - prettamente di carattere politico ed economico - trascinano il KRG in un feroce conflitto civile (1994-97) che vede contropposti il movimento politico di Erbil e quello di Sulaymaniyyah. Durante gli scontri, terminati unicamente grazie all’intervento statunitense e turco, sono emerse delle alleanze strategiche (tra le fazioni curde e i players regionali) che si sono protratte anche negli anni successivi. La Turchia, per esempio, ha rafforzato i propri legami con il KDP al fine di contrastare le cellule locali del PKK, stanziate principalmente nella regione curda-irachena di Qandil. Il PUK, invece, ha instaurato un canale di dialogo con l’Iran, a sua volta interessato ad estendere la propria influenza in Iraq tramite l’alleanza con un attore del luogo. Inoltre, il partito di Talabani non si oppone al PKK poiché la sua presenza in loco può, seppur in modo indiretto, controbilanciare l’egemonia del KDP negli equilibri interni del Kurdistan iracheno. Quanto appena detto, evidenzia chiaramente le divisioni tra i due gruppi politici curdi: divisioni che non si manifestano semplicemente nelle difformità delle loro agende politiche, bensì anche nelle reti di alleanze che questi ultimi tessono con altri attori esterni. Ciò, ovviamente, va ad inficiare sui processi finalizzati al conseguimento dell’indipendenza del Kurdistan iracheno. 

Dal 2014 i curdi iracheni (analogamente ai curdi siriani) hanno assunto un ruolo rimarchevole nella lotta contro i gruppi jihadisti dello Stato islamico. Durante il conflitto, i peshmerga hanno riconquistato ampie regioni controllate precedentemente dai miliziani di Daesh - in particolare la zona petrolifera di Kirkuk. In questo contesto, il presidente del KRG, Masud Barzani (KDP), approfittando della debolezza del governo centrale di Baghdad e forte dei risultati conseguiti contro l’Isis, ha indetto un referendum per l’indipendenza della regione curda dall’Iraq (settembre 2017). Al di là dell’esito referendario, che ha registrato un’affluenza del 72,16% ed il 92,73% di voti favorevoli, Barzani ha sbagliato i suoi calcoli politici, sopravvalutando il sostegno internazionale al Kurdistan e minimizzando l’eventuale reazione di Baghdad. Sul piano diplomatico, la regione curda è stata isolata e la comunità internazionale ha adottato la “One Iraq Policy”, ossia un indirizzo volto a favorire l’unità irachena e la supremazia del governo federale. La località di Kirkuk, essenziale per gli introiti derivanti dal petrolio, è finita, senza combattere, sotto il controllo di Baghdad. In più, il governo federale ha intrapreso una serie di misure punitive economiche e finanziarie contro il Kurdistan.

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Truppe irachene riunite presso i giacimenti petroliferi di Kirkuk

Attualmente, il Kurdistan è alle prese con varie difficoltà di carattere politico, istituzionale, economico e sociale. In primo luogo, negli ultimi due anni si sono intensificate le tensioni tra KDP e PUK per due motivazioni in particolare. Nell’ottobre 2017, il PUK - che ha accolto il referendum con malcelata diffidenza, se non contrarietà - ha agevolato l’ingresso delle truppe irachene a Kirkuk, consegnando di fatto questa località al governo di Baghdad. Inoltre, i rapporti tra le due fazioni si sono incrinati ulteriormente quando, per la prima volta dopo 13 anni, il KDP e il PUK non hanno pattuito per un unico candidato alla presidenza federale dell’Iraq (le elezioni sono avvenute nel maggio 2018). Di conseguenza, è scaturita una lotta aperta tra Erbil e Sulaymaniyyah nella successiva formazione del governo iracheno, specialmente nell’assegnazione dei ministeri. Tuttavia, è bene ricordare che dalla caduta del regime Ba’th (Saddam) sino ad oggi, i due partiti principali curdi, nonostante la loro annosa rivalità, hanno governato insieme spartendosi il potere politico del KRG, istaurando pertanto una diarchia monopolistica - fondata sull’alleanza di compromesso tra due antagonisti. Sempre in riferimento al quadro politico/istituzionale, sussistono molteplici complessità, quali il malfunzionamento del Parlamento regionale (che ha perso la sua centralità) e la questione concernente la figura del Presidente della regione. Rispetto a quest’ultimo punto, il Kurdistan si trova al momento in una sorta di vuoto/stallo politico poiché, in seguito al referendum, Barzani ha optato per le dimissioni e la carica presidenziale regionale è stata sospesa (e divisa tra primo ministro, parlamento e magistratura). Inoltre, il Kurdistan iracheno è privo di un dettato costituzionale che possa definire in modo chiaro e concreto l’assetto politico/istituzionale del KRG. A questi elementi, va aggiunta una cronica e persistente crisi economica, correlata ad una serie di tensioni sociali.
Le dinamiche interne del Kurdistan sono chiaramente influenzate dai rapporti (non amichevoli) con il governo federale. Per tale motivo, diviene necessario ricucire le relazioni con Baghdad al fine di trovare un’intesa sui finanziamenti per la regione (contenuti nella legge di bilancio irachena), sullo sfruttamento delle risorse (con un occhio di riguardo per Kirkuk) e su una definizione accettabile relativa allo status delle aree contese. Infine, le vicende del Kurdistan iracheno sono altresì condizionate da fattori esterni ed in particolare dalle crescenti tensioni ragionali. Da un lato, la polarizzazione dei rapporti tra Usa e Iran, dall’altro, le offensive perpetrate da Ankara e Teheran contro le fazioni militari curde con base nel KRG.

Lo scorso settembre si sono tenute le elezioni regionali nel KRG che hanno visto il KDP affermarsi con 45 seggi (sui 111 totali), mentre il PUK ha ottenuto 21 seggi e il Gorran (partito politico nato nel 2009 dalla scissione di alcuni membri del PUK) si trova alla terza posizione con 12 seggi. Le formazione del nuovo esecutivo richiederà tempo e diversi analisti prevedono un accordo di governo tra KDP e PUK con un eventuale coinvolgimento del Gorran. L’esito delle trattative è tuttavia ancora incerto e non è erroneo aspettarsi qualche sorpresa nel breve periodo. Ciò che è certo, invece, è l’arduo compito che graverà sul nuovo governo (qualsiasi esso sia): affrontare il fitto groviglio di sfide politiche, istituzionali, economiche e sociali. Non sarà affatto un gioco facile.


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    Vincenzo Battaglia

Categorie

Geopolitica Mondo Medio Oriente


Tag

Barzani Indipendenza Iraq Kurdistan KDP PUK

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