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"Keeping the door open": la strada dell'Ucraina verso la NATO

Dopo l'ingresso del Montenegro come 29°membro, ora la NATO sembra voler porre le basi concrete anche per l'adesione dell'Ucraina. Un paese che da ormai 3 anni è al centro della scena politica internazionale per il conflitto con le forze separatiste nella regione del Donbass.

In seguito alla visita del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg a Kiev tra il 9 e 10 luglio, il Parlamento ucraino ha ridefinito l’ingresso nell’Alleanza Atlantica come il principale obiettivo della politica estera del Paese, un traguardo previsto per il 2020.

Una sfida ambiziosa e non semplice, considerati gli eventi che hanno danneggiato il territorio e l'unità nazionale in seguito alla vicenda della penisola di Crimea nel 2014, le cui conseguenze perseguitano ancora la popolazione locale.

Oltre al peso delle recenti vicende con la Russia, risultanti da una politica estera più assertiva da parte del Cremlino nell’area ex-sovietica, l’Ucraina dovrà portare avanti una serie di riforme economiche e politiche previste dal Membership Action Plan (MAP), il piano che dal 1999 regola i requisiti di ingresso nella NATO per gli aspirati Stati membri, adottato lo stesso anno dell'ingresso di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca nell'Alleanza.

Nello specifico, il MAP consiste in una serie di criteri che gli Stati devono rispettare per allinearsi agli altri membri della NATO, a partire dalla preparazione delle forze armate e dal livello di governance democratica, insieme al rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto; condizioni essenziali per garantire un effettivo controllo e tutela delle garanzie sociali ed economiche di uno Stato, oltre che dell'esercito.

Il Segretario Generale Stoltenberg, in occasione dell'incontro con la Commissione ucraina, ha sottlineato come l'importanza della partnership tra i due attori sia di grande importanza per l'ammodernamento dell'apparato non solo militare ma anche di sicurezza, incrementando in questo modo l'interoperabilità tra le forze ucraine e NATO, al fine di consentire un numero maggiori di esercitazioni coordinate.

LA RUSSIA

Il dibattito ha toccato punti rilevanti come la questione russa: la NATO, come riferito da Stoltenberg, intensificherà la collaborazione anche sul fronte degli attacchi informatici che hanno già colpito il governo e le imprese ucraine, alla cui fonte dovrebbe nascondersi il Cremlino.

Stoltenberg ha anche espresso grande soliderità con riferimento alla questione dell'integrità territoriale che l'Ucraina si trova ad affrontare già da 3 anni a questa parte; tuttavia, per garantirsi un posto tra i 29 membri della NATO Kiev dovrà prima risolvere la questione della Crimea e del conflitto contro le forze separatiste.

Il protocollo di Minsk, adottato il 5 settembre 2014 come una serie di accordi negoziati attraverso l'OCSE per fermare il conflitto interno al territorio ucraino, è risultato in un fallimento a causa delle continue violazioni da parte delle forze separatiste, una situazione rimasta tale anche dopo l'adozione del secondo protocollo nel febbraio 2015.

Ad aprile 2017, un inviato osservatore dell'OCSE è morto in seguito all'esplosione di una mina anticarro durante una missione di monitoraggio sugli armamenti pesanti nel nord della provincia di Lugansk ed altre 3 persone sono rimaste ferite.

La Russia non ha fatto attendere la sua risposta, affermando, come riportato dalla testata britannica Reuters, che si oppone duramente all'allargamento della NATO verso i suoi confini; la prospettiva dell'ingresso dell'Ucraina non promuoverebbe la stabilità e la sicurezza in Europa.

In ottica russa, l'adesione dei paesi europei all'Alleanza Atlantica ha impedito che il paese potesse riallacciare buoni rapporti con gli Stati confinanti ed ex satelliti sovietici, uno dei punti chiave della politica estera instaurata dal Presidente Vladimir Putin dopo la sua prima elezione nel 2000; la maggior predisposizione dei paesi del centro-est Europa ad instaurare nuove relazioni con l'Occidente, ha indebolito l'iniziativa politica del Cremlino.

UNA STRADA DIFFICILE

Ukraine is a partner, is a close partner of NATO


- Jens Stoltenberg, Segretario Generale della NATO, 24 aprile 2017

Già nel 2008, l'allora Presidente statunitense George W. Bush fallì, durante il summit di Bucarest, nel raccogliere il consenso degli altri alleati interni alla NATO riguardo un possibile ingresso di Ucraina e Georgia nell'Alleanza, sebbene la politica del "keeping NATO's door open" abbia fatto intendere che in futuro si sarebbero potuto porre le basi per l'ingresso di entrambi i paesi, come dedotto dal comunicato ufficiale rilasciato dopo il summit.

Sebbene il supporto ricevuto da molti degli Stati membri dell'Alleanza, oggi l'Ucraina si trova in una situazione ancora più difficile e gli effetti di un suo immediato ingresso nella NATO sarebbero non facili da gestire.

Così ha riferito il Vice Presidente del Parlamento Europeo Graff Lambsdorff: "L'Occidente non è pronto per difendere l'Ucraina".

Per questo motivo all'Ucraina viene chiesto che, se desidera sedere al tavolo del Consiglio del Nord Atlantico, debba prima risolvere la disputa territoriale con la Russia e gli indipendentisti.

La NATO aveva già elaborato questo criterio per l'adesione durante la stesura del documento definito "Studio sull'allargamento" del 1995, prima che avesse luogo l'ingresso di Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria.

Essendo caratterizzata da un sistema decisionale basato sul consenso di tutti i membri, la NATO è stata previdente riguardo la sua impossibilità ad intervenire nelle dispute territoriali altrui, a causa delle differenti prospettive ed interessi degli Stati che la compongono.

Ora più che mai, la NATO non può permettersi l'ingresso di membri che potrebbero far scattare il meccanismo di difesa previsto dall'articolo 5; questo specialmente se si tratta di Russia, uno dei paesi che giocano un ruolo fondamentale nello scacchiere internazionale.

Nonostante le difficoltà pratiche, la prospettiva di un'adesione alla NATO è stata accolta in maniera positiva anche dalla popolazione locale, a differenza del caso montenegrino. Sempre secondo Reuters, il 69% di coloro che hanno preso parte ad un sondaggio per un'eventuale ingresso nella NATO si sono espressi in maniera favorevole; una percentuale decisamente maggiore rispetto al 2014.

Infine, il Presidente Petro Poroshenko ha espresso il suo rinnovato impegno ad avviare il processo di riforme di lungo periodo fino al 2020, in modo da facilitare l'approccio alle istituzioni occidentali; anche l'Unione Europea farà la sua parte per stabilire la traiettoria del paese in questa direzione.

Durante il Consiglio NATO-Russia, che ha avuto luogo il 13 luglio, il Segretario Generale della NATO ha anche affermato la volontà del Consiglio del Nord Atlantico di monitorare l'esercitazione russa Zapad 2017, prevista per il mese di settembre e che si svolgerà in maniera congiunta tra Russia e Bielorussia.

C'è il dubbio che tale esercitazione venga sfruttata al fine di incrementare il numero di forze russe sul territorio come contromisura alle truppe NATO dispiegate sui territori dell'Europa orientale. L'auspicio di Stoltenberg è che esercitazione venga condotta secondo le norme stabilite dal documento di Vienna, che regola le modalità in materia di trasparenza e condotta da parte degli Stati coinvolti, così come discusso durante il Consiglio tra NATO e Russia.


GLI STATI UNITI

Sia il Segretario di Stato Rex Tillerson che il Segretario alla Difesa James Mattis si sono recati a Kiev per mostrare il loro supporto alla causa ucraina. Ma Washington sembra non aver ancora preso una posizione definitiva sull'Ucraina.

Sebbene Tillerson e Mattis abbiano auspicato ad un ripristino dell'integrità territoriale, non hanno fornito dettagli particolari su quale sia l'attuale strategia statunitense. La posizione instaurata dall'ex Presidente Barack Obama, ovvero quella di non riconoscere l'annessione della Crimea e di supportare l'Ucraina nello sviluppo delle riforme economiche e politiche, sembra aver subito dei cambiamenti con il nuovo Presidente. Rimangono molti dubbi su quello che sarà il futuro: gli Stati Uniti forniranno armi all'Ucraina per contrastare le forze separatiste? Influenzeranno i partner europei per contenere l'influenza russa?

Nonostante le questioni in sospeso, il Dipartimento di Stato ha nominato il nuovo uomo di Washington per l'Ucraina: Kurt Volker, ex ambasciatore presso la NATO durante la seconda amministrazione Bush.

La sua posizione davanti alla Commissione per gli affari esteri del Senato è stata molto chiara: "La Russia ha cercato di ribaltare la condizione post Guerra Fredda ridefinendo i confini tramite l'uso della forza militare. Le forze russe occupano zone dell'Ucraina, Georgia e Moldavia, e in un'impudente dimostrazione di forza, la Russia ha semplicemente annesso la penisola di Crimea" [5]. Volker, che ha già lavorato alla NATO durante il conflitto russo-georgiano del 2008, rappresenta il "falco" americano per la Russia, descrivendo una politica estera che a destabilizzare le democrazie occidentali attraverso l'utilizzo della propaganda e delle "fake news".

La sfida di Volker ora è di agire insieme al resto dell'amministrazione per delineare la futura linea politica degli Stati Uniti in Ucraina.

Copertina: 13 Luglio 2017, Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg, www.nato.int


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  • L'Autore

    Andrea Maria Vassallo

    Studente di scienze politiche appassionato di relazioni internazionali, con un forte interesse per la geopolitica e l'area post-sovietica.

    Il mio impegno in Mondo Internazionale è motivato dal confrontarmi continuamente con contesti e punti di vista diversi, così anche dall'incredibile opportunità di sviluppare e accrescere le soft-skills fondamentali per una maggiore abilità professionale e

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Dal Mondo Europa


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NATO Ucraina Russia Stati Uniti Kiev

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