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Kaliningrad riapre la ferita della deterrenza nucleare in Europa

In questi giorni, l’attenzione di diverse testate giornalistiche internazionali si è spostata sul piccolo oblast russo di Kaliningrad, a ridosso tra i confini di Polonia e Lituania. In seguito alla dichiarazione di Vladimir Shamanov, Presidente della Commissione Difesa della Duma, sullo spostamento dei missili balistici Iskander verso il Baltico, il clima di un possibile confronto con la Russia a richiamo della Guerra Fredda è palpabile.

La dichiarazione di Shamanov ha suscitato preoccupazione per quei paesi che sarebbero possibili bersagli all’interno della gittata dei missili russi; come affermato dal Ministro della Difesa lituano Caroblis, i missili Iskander costituirebbero una minaccia per l’intera Europa, non essendo stata definita la loro permanenza all’interno dell’oblast russo.

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Anche il Ministro degli Esteri lettone Rinkevics ha affermato che la possibilità di uno schieramento permanente di missili balistici a Kaliningrad, a supporto della 152/a brigata missilistica di stanza a Cerniakhovsk, abbia dato il via non solo a timori nazionali ma anche all’interno della NATO, un fatto che potrebbe accelerare il processo decisionale per modificare e trasformare le capacità di deterrenza dell’Alleanza Atlantica, con particolare attenzione alla sicurezza della regione baltica.

La risposta della Russia, di nuovo posta sotto i riflettori occidentali, ha rivendicato il suo diritto esclusivo a decidere sullo spostamento delle proprie truppe all’interno del territorio nazionale, come affermato dal portavoce del Cremlino Peskov, sembrando tralasciare il fatto che tali mosse possano influire ulteriormente sul deterioramento delle sue relazioni con l’Europa.

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I missili Iskander stazionati permanentemente a Kaliningrad, insieme all’annessione arbitraria della Crimea nel 2014, costituiscono dunque un ulteriore prova che la Russia si stia nuovamente muovendo sulla scacchiera europea, in maniera tutt’altro che discreta.

La questione della deterrenza nucleare russa ha messo in discussione l’efficacia del Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), firmato da Reagan e Gorbačëv nel 1987 per mediare alla proliferazione dei missili a raggio intermedio in Europa durante il confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Come annunciato dalla portavoce del Dipartimento di Stato Heather Nauert, l’accordo sarebbe “sotto minaccia”. A ragione di ciò, il Congresso americano ha approvato, nel novembre 2017, un incremento di 58 milioni nella spesa per la difesa per avviare un programma di ricerca missilistico al fine di contrastare la deterrenza russa verso l’Europa e la NATO.

La situazione attuale, come descritta da Robert D. Blackwill, Consigliere per la sicurezza nazionale in entrambe le amministrazioni Bush, e da Philip H. Gordon, sottosegretario di Stato per gli affari europei ed euroasiatici, sembra non escludere un confronto diretto con la Russia:

"Having worked since the end of the Cold War to build more constructive U.S.-Russian relations, we come only reluctantly to the conclusion that the United States needs to confront Russia more forcefully. As it did during the Cold War, Washington should continue to interact with Moscow and to cooperate with it whenever cooperation is in the U.S. interest. But the United States cannot stand by when an adversary not only adopts an agenda of countering U.S. influence throughout the world but also strikes directly at the heart of American democracy."


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Il fatto che l’oblast di Kaliningrad possa diventare la “piattaforma di lancio” dei missili russi verso l’Europa, ha scatenato ancora una volta il dibattito verso la questione della riduzione delle armi nucleari, visti anche i recenti episodi di altissima tensione con la Corea del Nord.

Tuttavia, anche gli Stati Uniti sembrano aver cambiato direzione sul tema del confronto e della deterrenza nucleare. Rispetto alla precedente esperienza Obama, che ha dimostrato la volontà statunitense di favorire la non proliferazione nucleare, l’amministrazione Trump ha da poco proposto lo sviluppo delle cosiddette “mini-nukes”, una soluzione strategica che renderebbe l’utilizzo delle testate termonucleari meno distruttivo, e quindi più probabile il loro impiego in un eventuale confronto militare.

Una marcia indietro sui limiti che l’amministrazione Obama aveva cercato di costruire attorno al tema dell’impiego militare delle armi atomiche, come dimostratosi durante le negoziazioni per l’Iran Deal. Ora, anche l’America potrebbe tornare a giocare la partita della deterrenza con Russia e Nord Corea. Tuttavia, anche gli Stati Uniti non sono stati esenti da critiche, sia interne che esterne.

Steven Andreasen, funzionario del Dipartimento di Stato nelle amministrazioni Reagan e George H.W. Bush, e direttore per le politiche di difesa e controllo degli armamenti durante l’amministrazione Clinton, ha espresso la sua preoccupazione per tali sviluppi:

“If the U.S. moves now to develop a new nuclear weapon, it will send exactly the wrong signal at a time when international efforts to discourage the spread of nuclear weapons are under severe challenge."


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Sul piano internazionale, è stato l’Iran ad accusare gli Stati Uniti di sviluppare una “nuova arma atomica” per minacciare la Russia. Che sia questo il segno di un ulteriore avvicinamento tra Russia e Iran? Sicuramente, il fatto che gli Stati Uniti stiano ripensando alla loro politica nucleare, tornando alla strategia della deterrenza come misura preventiva, potrebbe mettere in discussione sia le politiche precedenti a favore della riduzione degli armamenti nucleari sia la credibilità internazionale statunitense; in questo caso, l’Iran potrebbe ancora sentirsi obbligato a rispettare l’accordo tanto messo in discussione?

L’Europa potrebbe di nuovo giocare il ruolo da mediatore, cercando di mettere sul tavolo una soluzione per evitare escalation di tensione, come ha dichiarato il Ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel. Sarà possibile per l’Unione Europea prendersi la responsabilità di negoziare tra le grandi potenze?


Copertina: Mikhail Voskresensky, Sputnik


  • Image

    Andrea Maria Vassallo

    Studente di scienze politiche appassionato di relazioni internazionali, con un forte interesse per la geopolitica e l'area centro-est europea. Lavorare in Mondo Internazionale significa confrontarsi con contesti differenti e punti di vista diversi per comprendere meglio le tematiche che si affronta nelle realtà internazionali

Data di pubblicazione 17 febbraio 2018

Tag Kaliningrad Russia Nucleare Stati Uniti NATO

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