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Is june the end of May?

Durante tutta la giornata dell’8 giugno per il Regno Unito si è consumata una vera e propria battaglia alla ricerca della maggioranza in seno alla House of Commons, la prima delle due camere all'interno del parlamento inglese. Theresa may si trova ora con una maggioranza di 318 seggi perdendone 13 di quelli posseduti prima delle elezioni.

 Aumenta invece il consenso nei confronti dei Labour, che ottengono un totale di 261 seggi, aumentando la loro presenza nella camera con 29 seggi in più rispetto alla situazione pre elettorale. Al terzo posto, per quanto riguarda i seggi all’interno del parlamento, troviamo SNP (Scottish National Party) con 35 deputati perdendone a loro volta 21. 

Vediamo poi al quarto posto i Liberal- democratici che riescono ad ottenere 12 seggi (4 in più) ma vediamo scomparire il partito leader nella campagna per la Brexit, lo UK Indipendent Party, che non riesce a raggiungere la maggioranza in alcun collegio.

 Infine conviene porre attenzione ad un’altra forza politica che sembra acquisire particolare importanza nella situazione che si va profilando: Il Democratic Union Party, che acquisisce 10 seggi in parlamento, aumentando la sua presenza di ben 2 seggi. 

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Al di là dei numeri (molto importanti per comprendere la situazione) cosa accade quindi in Gran Bretagna?

Theresa May ha deciso di indire nuove elezioni per acquisire una maggioranza più forte prima di entrare nel vivo dei negoziati per la Brexit. Questa maggioranza si attesterebbe di base ad un 326 seggi (posseduti dai Conservative già in precedenza) ma la leader del partito e primo ministro britannico voleva raggiungere una maggioranza più sicura per evitare soprattutto defezioni durante il processo di uscita dall'Unione. Ha perfino dichiarato, prima delle elezioni, di ritenere qualsiasi risultato minore di 330 seggi come un fallimento. Purtroppo per lei però questo si è verificato. Si trova ora all'interno di un “Hung parliament”, espressione con cui gli inglesi chiamano una house of Commons priva di una maggioranza assoluta (di 326 seggi appunto) al suo interno. 

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Credit: http://www.bbc.com/news/election/2017/results

Quali possono essere le conseguenze a questo punto?

Ebbene May si trova in difficoltà; Jeremy Corbyn, leader del partito laburista (261 seggi) non sembra essere troppo incline nel favorire la governabilità a fianco dei conservatori, avendo personalmente richiesto le dimissioni del PM. Una soluzione forse potrebbe essere rappresentata dallo Scottish National party, che però chiederebbe alla maggioranza ben più di una “soft Brexit”, ventilando la possibilità di un nuovo referendum per l’indipendenza che con molte probabilità potrebbe avere esiti favorevoli. Un costo troppo alto per il governo, che si trova stretto tra i liberal democratici e il partito unionista dell’Irlanda del nord (DUP). Ma è altrettanto difficile che i primi decidano di sostenere conservatori, in quanto già in passato (Governo di David Cameron 2010) tentarono questa strada per garantire la governabilità ma persero molti consensi nelle successive elezioni.

Per i Conservatori sembra rimanga quindi la soluzione del DUP che si è detto favorevole nel formare una coalizione. DUP che ha ottenuto 10 seggi e che quindi potrebbe contribuire a formare la maggioranza assoluta di 326 seggi in una più probabile coalizione Conservatives/DUP. Sembra quindi l’unica soluzione che traspare per ora nel panorama politico inglese. La posizione del partito unionista in materia di Brexit risulta essere però leggermente diversa da quella dei conservatori sostenendo l’idea di una “soft Brexit”, forse un pegno da pagare per poter confermare la rinomata stabilità del sistema britannico, che oggi sembra essere messa in dubbio. La stessa leader del partito unionista, Arlene Foster, ha dichiarato che “No-one want to see a hard Brexit, what we want to see is a workable plan to leave EU [..]”

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    Stefano Sartorio

    Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e studente di Relazioni internazionali, mi piace indagare sulle cause delle problematiche e capire i fondamenti che caratterizzano le più odierne sfide globali. Attualmente sono Junior Researcher per l'università statunitense di Harvard ma partecipo ad altre iniziative e forum internazionali in associazioni Italiane e non. Ho studiato all'interno dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale a Milano le implicazione dell'intervento umanitario e dell'aiuto allo sviluppo. Sono molto sensibile alle tematiche ambientali e sociali e spero un giorno di poter contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile della nostra civiltà.

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Attualità


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Great Britain May Theresa May Election elezioni inglesi DUP England Brexit

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