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Interpol, progetto I-CAN: un approccio globale per contrastare la ‘Ndrangheta

La ‘Ndrangheta è una delle più potenti organizzazioni criminali globali. Nata in Calabria, si è poi espansa in tutto il mondo e continua a crescere costantemente. Oggi è considerata l’unica organizzazione mafiosa italiana presente in tutti i continenti mondiali. La troviamo, infatti, in 32 Paesi, ed è attiva in 17 Stati europei. Inoltre, è coinvolta in diversi tipi di attività criminali: dal traffico di droga all’estorsione. Per quanto riguarda il primo, costituisce il principale broker del mercato mondiale degli stupefacenti. Nonostante sia ancora legata ai suoi riti arcaici, può essere considerata un'organizzazione criminale al passo con la digitalizzazione e con i nuovi sistemi di trasferimento del denaro, come i bitcoin.

È evidente, quindi, che questa organizzazione mafiosa sia ormai diventata una minaccia di dimensioni mondiali e dunque, per contrastarla, è necessario un approccio globale. Con questo obiettivo è stato creato il progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), un’iniziativa della durata di tre anni (2020-2023) che mette insieme diversi Paesi per promuovere una cooperazione internazionale nel contrasto delle attività criminali promosse dalla ‘Ndrangheta.

Nato da un accordo tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno Italiano e il Segretariato Generale dell’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale (Interpol), il progetto ha l’obiettivo principale di mostrare alle Forze di polizia straniere quale sia la struttura della 'Ndrangheta e come essa operi. I punti fondamentali dell’iniziativa sono i seguenti:

  • contenuto – diffondere le conoscenze e l’esperienza diretta dell’Italia per quanto riguarda la struttura e il modus operandi della ’Ndrangheta;
  • accesso – rendere queste informazioni disponibili in modo da poter individuare, in tempo reale, i Paesi coinvolti e gli schemi ricorrenti seguiti dall’organizzazione criminale;
  • azione – coordinare delle indagini congiunte tra le forze dell’ordine nazionali, in modo da identificare e arrestare i fuggitivi.

La struttura della ‘Ndrangheta

Una delle ragioni alla base del “successo” di questa organizzazione criminale a livello globale, risiede proprio nella sua struttura. Si tratta di una struttura piramidale, alla cui base troviamo la ‘Ndrina (anch’essa gerarchizzata al suo interno), i cui membri sono uniti da legami di parentela. A capo di ciascuna di esse troviamo il Capobastone, il cui cognome dà origine al nome della ‘Ndrina stessa. Più ‘Ndrine formano il Locale, diviso a sua volta in Società Maggiore e Società Minore. Il Locale di Reggio Calabria è strutturato in tre diversi distretti (Ionico, Centrale e Tirrenico - considerati i più forti), che insieme formano il Mandamento. Struttura superiore di riferimento per tutti i locali è il Crimine, organismo formato dai capi dei locali e del Mandamento.

Questa struttura è abbastanza rigida e ricca di simboli e rituali. Questi ultimi, hanno aiutato l’organizzazione criminale a creare una specie di “unità immaginaria”, percepita non solo dai membri dei gruppi stessi, ma anche dagli individui esterni all’organizzazione. Per la ‘Ndrangheta, infatti, la reputazione è molto importante e il fatto di mostrarsi potenti e capaci di rivendicarsi, quando necessario, è uno dei fattori principali che hanno portato alla sua espansione in tutto il mondo. Un’altra causa della riuscita dell’organizzazione è la mancanza di attenzione nei suoi confronti da parte delle forze dell’ordine (rispetto ad altre organizzazioni mafiose), soprattutto durante gli anni Settanta e Ottanta.

Arresto del boss Rocco Morabito

Grazie alla cooperazione internazionale promossa dal progetto I-CAN dell’Interpol, lunedì 24 maggio 2021, in Brasile, è stato arrestato il boss della ‘Ndrangheta Rocco Morabito, considerato il latitante italiano più pericoloso dopo Messina Denaro. Il narcotrafficante di 54 anni era ricercato dal 1994 ed era già stato arrestato in Uruguay nel 2017, ma dopo due anni era riuscito a fuggire dal carcere di Montevideo.

La polizia brasiliana, l’Interpol e i Carabinieri del Ros lo hanno pedinato a lungo, fino a quando non hanno fatto irruzione nella sua abitazione di João Pessoa, capitale dello Stato brasiliano del Paraiba, e hanno preso "due piccioni con una fava". Con Morabito, infatti, è stato arrestato anche Vincenzo Pasquino, originario di Torino, anche lui nell’elenco dei latitanti italiani pericolosi e fuggitivo dal 2019. Pasquino era considerato un punto di riferimento per il traffico di stupefacenti provenienti dal Sud America. I due latitanti sono stati trasferiti in un carcere di Brasilia, in attesa che vengano avviate le pratiche di estradizione.

Il vicecapo della Polizia, Vittorio Rizzi, ha evidenziato quanto sia stata importante la cooperazione internazionale promossa dal progetto I-CAN, elencando (a un anno dalla promozione dell’iniziativa) i 14 arresti che sono stati portati a termine: «Tre in Argentina, due in Spagna e altri in Albania, Brasile Portogallo, Canada, Costa Rica, Svizzera e Repubblica Dominicana» [1].

Tutto ciò dimostra quanto sia sempre più necessaria, vista la tendenza alla globalizzazione delle organizzazioni criminali mafiose (e, in questo caso specifico, della ‘Ndrangheta), un'altrettanto globale risposta da parte delle forze dell’ordine.


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  • L'Autore

    Lorena Radici

    Lorena Radici studia Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Milano, curriculum: International Cooperation and Human Rights. Nel 2019 ha conseguito una laurea in Scienze della Mediazione Linguistica presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici (SSML) di Varese, specializzandosi nel campo della traduzione e dell'interpretariato in inglese, spagnolo e cinese.

    Durante il suo percorso di studi alla triennale ha avuto l'opportunità di svolgere dei tirocini di traduzione verso la lingua inglese con la redazione di VareseNews e con l'associazione culturale della località del Sacro Monte di Varese. Sempre alla SSML ha poi frequentato il corso di alta formazione in Mediazione Culturale.

    La sua passione per le Relazioni Internazionali è rivolta soprattutto al settore dei diritti umani, dell'immigrazione e della sicurezza internazionale. In particolare, è interessata ai temi riguardanti la criminalità organizzata globale.

    In Mondo Internazionale ricopre il ruolo di Autrice nelle aree tematiche "Organizzazioni Internazionali" e "Ambiente e Sviluppo" e il ruolo di Revisore di Bozze.

    Lorena Radici studies International Relations at the University of Milan, curriculum: International Cooperation and Human Rights. In 2019 she got a degree in Sciences of Language Mediation at SSML in Varese, where she studied Translation and Interpretating in English, Spanish and Chinese.

    During the degree course at SSML she had the opportunity to do an internship in translation with VareseNews and a cultural association of Sacro Monte. She also attended a course of Higher Education in Cultural Mediation.

    For what regards International Relations, she is interested above all in human rights, immigration and international security. Particularly, she is interested in topics related to global criminal organizations.

    Within Mondo Internazionale she is an Author for the thematic areas of "International Organizations" and "Environment and Development" and she also serves as Proofreader.

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#Interpol #sicurezza internazionale #cooperazione internazionale #mafia #'Ndrangheta #narcotraffico

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