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Il whitewashing in Arabia Saudita

Come i lettori di Mondo Internazionale già sanno [1], il whitewashing viene spesso usato da Paesi rinomati per le loro violazioni dei diritti umani con lo scopo di nascondere tale realtà e ripulire la propria reputazione di fronte agli attori dello scenario internazionale. In questo articolo vedremo alcuni esempi che fanno parte della strategia di whitewashing dell’Arabia Saudita.

La sentenza sul caso Khashoggi

Il Report [2] risalente al recente 11 Febbraio 2021 mette nero su bianco le conclusioni dell'intelligence statunitense, chiare e concise: Jamal Khashoggi è stato assassinato per ordine del governo dell’Arabia Saudita. Oltre al Report del governo statunitense anche l’Ufficio per l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani si è espresso più volte sull’argomento arrivando alle medesime conclusioni [3]. Nel Report pubblicato dal Relatore Speciale [4] per le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie nel 2019 si dichiara che ci sono valide ragioni per affermare che la scena del crimine sia stata manomessa e che l’indagine condotta dal governo Saudita non sia stata portata avanti in buona fede e che “it may amount to obstructing justice” [5]. Al momento della pubblicazione del Report il processo nei confronto degli 11 sospettati collegati all’uccisione di Jamal Khashoggi era ancora in corso e, in riferimento ad esso, il Relatore Speciale ha affermato che il suddetto processo non rispetta gli standard procedurali e sostanziali in quanto il processo si è tenuto a porte chiuse e l’identità degli imputati non è stata rilasciata. In seguito alla fine del processo, il Relatore Speciale si è dichiarato sconvolto dalla sentenza a morte nei confronti di cinque indagati nel caso Khashoggi e ha chiesto all’Arabia Saudita di rispettare i Trattati internazionali a cui ha aderito rendendo pubblico il processo e permettendo ad un inviato internazionale, indipendente ed esperto di monitorarlo. Le prove su cui si basa l’accusa dell’Intelligence statunitense insieme alle irregolarità che hanno caratterizzato sia le indagini che il processo portano a confermare le accuse che Amnesty International [6] lancia contro il Regno Saudita, ovvero che il processo consiste in una strategia di whitewashing che mira a ripulire l’immagine del Paese.

Secondo Marc Owen Jones [7], inoltre, il Regno avrebbe cercato di ripulire la sua reputazione sulla piattaforma digitale Twitter in concomitanza con il putiferio sollevato dall’assassinio di Khashoggi. Il regime avrebbe avuto modo di usufruire del servizio pubblicitario della piattaforma per promuovere messaggi propagandistici a suo favore. Nonostante Twitter abbia delle politiche nei confronti dei contenuti promozionali di tipo politico ci sono alcune eccezioni che hanno permesso a centinaia di account di usare il servizio per diffondere il seguente messaggio: “I am Saudi and proud of this great country and trust and have faith in the wise leadership”, nel giorno della pubblicazione del Report dell’Intelligence Americana.

Sportswashing

Lo sportwashing sembra essere una strategia molto gettonata dai Paesi del Medio-oriente che li porta anche ad investire miliardi in tali progetti. Di questo fenomeno parla Stefano Scarinzi nel suo articolo [8] in cui svela le ambizioni a doppio fine dell’Arabia Saudita in occasione degli accordi commerciali tra il Public Investment Fund e la Newcastle United. Gli accordi e le trattative di questo genere non hanno precedenti e hanno suscitato molto scalpore e hanno portato il Parlamento inglese [9] a indagare su un probabile coinvolgimento del governo saudita in questo affare. Alcuni membri del Parlamento hanno criticato pesantemente la possibilità che un paese accusato di aver ordinato un assassinio possa acquistare un club calcistico inglese. Altri invece hanno addirittura accusato il Premier inglese di aver messo pressione sulla Premier League a favore del deal. Nonostante l’accordo non sia stato ancora concluso, l’organizzazione Grant Liberty ha pubblicato un report [10] in cui elenca tutti gli eventi sportivi che hanno avuto come protagonista il Regno Saudita, il quale mette in luce il tanto insistente quanto discutibile impegno in questo ambito.

Dopo il Bahrain, anche Ryad ospiterà la Formula Uno per la prima volta a Dicembre di quest’anno: solo per quest’evento il Paese spenderà 650 milioni di dollari. Le proteste che la Formula Uno ha visto arrivare nei suoi confronti non l’hanno fermata dal concludere accordi con governi illiberali e la situazione sembra anche peggiore in questo caso: secondo la Freedom House nel 2021 l’Arabia Saudita ha, infatti, guadagnato 7 punti su 100 sulle libertà politiche e civili, mentre il Bahrain 12 [11].

Anche l’Italia partecipa a questo whitewash saudita con la Supercoppa italiana e lo Stato supporta la sua strategia mandando in onda l’evento su Rai 1. Il prossimo evento si terrà nel 2022 in uno Stato dichiarato illiberale, che continua a macchiarsi di crimini di guerra e repressione spesso assassina contro gli oppositori politici. Tuttavia, ricordiamo come l’amicizia tra l’Italia e l’Arabia Saudita non sia un evento nuovo: non solo legislatori politici membri della Commissione degli Affari esteri fanno accordi privati con esponenti del governo saudita ma addirittura l’azienda Leonardo, per il 30% statale, ancora vende aerei di guerra ad un Paese rinomato per bombardare indiscriminatamente la popolazione Yemenita. Questo porterebbe l’Italia a contribuire direttamente alle sue azioni criminali.

Se ci sono attori e organizzazioni complici della strategia saudita ci sono anche personaggi che invece prendono una posizione su tale argomento. E’ il caso di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, che hanno respinto le offerte del regime. O Khabib Nurmagomedov e Conor McGregor, che hanno rifiutato 100 milioni per lottare in Arabia Saudita [12].

Il mondo dello spettacolo, gli influencer e la riforma Vision 2030

Insieme allo sportswashing ora il regime saudita tenta a crearsi un’immagine di paese moderno usando l’arte e il mondo dello spettacolo. In particolare, il governo ha trovato terreno fertile nel mondo degli influencer [13]. Questa nuova politica saudita ha portato molte organizzazioni a protestare: il Human Rights Watch ha ideato, in questo senso, la campagna Twitter “Saudi Regrets” [14] per diffondere consapevolezza su tali collaborazioni nel giorno dedicato ai diritti umani, il 10 Dicembre.

Nella ricerca fatta da Insider [15], in cui molti influencers sono stati contattati a questo proposito, emerge che, nonostante la massiva mobilitazione di risorse del governo, il fatto che tanti di loro hanno rifiutato di partecipare ad un fin troppo evidente tentativo di whitewashing.

Sempre nel campo dell’arte il regime si sta impegnando anche a sviluppare l’industria della moda: nel 2018 infatti si è tenuto il primo Arab Fashion Week in Arabia Saudita in assoluto.

Allo stesso modo, anche nel mondo degli spettacoli musicali vi è stato un boom di eventi nel Paese: nel 2019 infatti l’Arabia Saudita ha organizzato il festival musicale più grande della regione [16] e tra i partecipanti vi sono stati molti artisti rinomati come Steve Aoki e David Guetta.

In questo modo, l’arte e lo spettacolo riescono a diffondere il nome del paese mettendo sempre di più in secondo piano la persistente violazione dei diritti umani da parte del governo. In un mondo sempre più globalizzato, il Paese intensifica le sue collaborazioni con personaggi ed enti artistici per ottenere così l’approvazione da parte di quella fascia della popolazione spesso più colta e, di conseguenza, più critica nei confronti di regimi dispotici e per attirare a sé la nuova generazione che, spesso, critica non lo sa ancora essere.

Per concludere, l’Arabia Saudita ha dato il via ad un processo di modernizzazione che concretizza le linee teoriche del progetto Vision 2030. Quest’ultimo ha un target di 200 eventi sportivi, culturali e d’intrattenimento oltre ad altri obiettivi come quelli inerenti alla parità di genere. Oltre all’abolizione del driving ban per le donne nel 2017 e ad una crescita della presenza femminile nel mondo lavorativo, bisogna vedere quanto questa liberalizzazione riesca a coesistere con un regime quasi totalmente illiberale [17].

Per quanto la riforma possa portare dei benefici concreti all’intera popolazione uno Stato senza una solida rule of law è uno Stato dove l’arbitrarietà regna e la giustizia è sommaria. In questa prospettiva, l’intera riforma è una strategia di whitewashing in quanto vuole mettere in secondo piano la matrice autoritaria e illiberale del regime. Tuttavia, a mio avviso tale riforma potrebbe trasformarsi in una timida riforma democratica: ora, più che mai, bisogna essere critici nei confronti del governo, boicottare e chiedere una riforma completa, dove coloro che chiedono un cambiamento possano far parte del processo e non messi a tacere con l’uso arbitrario della forza.


[1] Leggi l’articolo precedente sul tema del whitewashing https://mondointernazionale.com/il-fenomeno-del-whitewashing-dei-diritti-umani-nel-medio-oriente-il-bahrein

[2] https://int.nyt.com/data/documenttools/the-report-on-jamal-khashoggi-killing/ddc9578e0994f690/full.pdf

[3] https://www.ohchr.org/EN/Issues/Executions/Pages/Inquiry.aspx

[4] https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G19/296/91/PDF/G1929691.pdf?OpenElement

[5] https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G19/296/91/PDF/G1929691.pdf?OpenElement, p. 4.

[6] https://www.amnesty.ca/news/saudi-arabia-khashoggi-verdict-whitewash

[7] https://dawnmena.org/profit-for-propaganda-twitter-still-complicit-in-whitewashing-the-murder-of-jamal-khashoggi/

[8] https://www.opiniojuris.it/wp-content/uploads/2020/05/Le-nuove-frontiere-dello-%E2%80%9CSportwashing%E2%80%9D-Stefano-Scarinzi.pdf

[9] https://www.bbc.com/news/uk-england-tyne-56757906

[10] https://grantliberty.org/wp-content/uploads/sports-washing-report-1.pdf

[11] https://freedomhouse.org/country/bahrain/freedom-world/2021

[12] https://tribuna.com/en/news/fcbarcelona-2021-01-24-leo-messi-reportedly-rejects-multimillion-advertising-offer-from-saudi-arabia/

[13] https://www.theguardian.com/world/2019/oct/12/the-instagram-influencers-hired-to-rehabilitate-saudi-arabias-image

[14] https://www.hrw.org/node/377282/printable/print

[15] https://www.insider.com/saudi-arabia-lavish-trips-instagrammers-2019-8

[16] https://www.middleeasteye.net/news/celebrities-under-fire-influencer-washing-saudi-arabia

[17] https://www.afsa.org/saudi-arabia-liberalization-not-democratizatio


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  • L'Autore

    Ana Maria Soare

    Ana Maria ha conseguito una laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l’università La Sapienza. Il programma Erasmus+ le ha permesso di visitare le aule dell’University of Bath in Inghilterra e quelle dell’University of Southern Denmark in Danimarca. Attualmente sta svolgendo un Master in Europrogettazione presso Europa Business School mentre porta avanti la battaglia per i diritti umani in qualità di Advocacy Assistant presso l’ONG Americans for Democracy and Human Rights in Bahrain.
    Durante i suoi studi ha approfondito temi come diritti umani, politiche ambientali e demografia. E’ interessata al tema del federalismo europeo e, in generale, all’UE e le sue politiche. Inoltre, è molto sensibile agli attuali problemi globali come il cambiamento climatico o l’emergenza rifiuti e nutre molta curiosità e fiducia nel cambiamento sia tecnologico che sociale.
    Ana Maria collabora con Mondo Internazionale nel ruolo di autrice all'interno della sezione Diritti Umani dell’organizzazione.

    Ana Maria graduated with a Master’s Degree in International Relations from Sapienza University of Rome. The Erasmus + programme allowed her to visit the classrooms of University of Bath in England and those of University of Southern Denmark in Denmark.
    She is currently pursuing a Master in EU Project Management at Europa Business School while bringing forward the battle for human rights as Advocacy Assistant at the NGO Americans for Democracy and Human Rights in Bahrain.
    During her studies she explored issues such as human rights, environmental policies and demographics. She is interested in the issue of European federalism and, in general, in the EU and its policies. Furthermore, she is very sensitive to current global problems such as climate change or the waste emergency and has a lot of curiosity and confidence towards both technological and social change.
    Ana Maria collaborates with Mondo Internazionale as an author within the Human Rights section of the organization.


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Arabia Saudita Diritti umani Liberalizzazione Whitewashing

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