background

Il 'vuoto geopolitico' in Afghanistan: quali strumenti per la Cina?

(Parte 2)

Nel focus precedente, abbiamo identificato e analizzato i principali interessi della Cina in Afghanistan. Abbiamo visto come la Cina sia interessata alla situazione in Afghanistan (specialmente in questo importante momento storico a seguito della caduta del governo di Kabul e l’instaurazione dei Talebani al potere[1]) per due motivi egualmente importanti: 1) il mantenimento della sicurezza frontaliera (lungo il corridoio di Whakan) dello Xinjiang nei confronti di organizzazioni terroristiche come Al-Qaeda, e la più preoccupate “East Turkestan Islamic Movement”, o ETIM[2] (all’interno del quale operano individui accusati da Pechino di terrorismo nello Xinjiang), al fine di prevenire un potenziale spill over delle loro attività nel territorio cinese; 2) il mantenimento, e la possibile espansione, dell’interesse economico nella regione; in particolare, Pechino sarebbe sia interessata a garantire la sicurezza dei suoi investimenti nei progetti infrastrutturali ed energetici in Pakistan (all’interno del contesto del CPEC[3]), sia a garantire, e possibilmente espandere, quelli già presenti in Afghanistan, dove la Cina (attraverso aziende come la China’s Metallurgical Group Corporation[4] e la China National Petroleum Corporation) ha già stanziato negli scorsi mesi diversi miliardi di dollari di investimenti per l’estrazione di minerali quali il litio, rame, gas e petrolio[5].

L’interesse securitario e quello economico sono intrinsecamente collegati l’uno con l’altro. Tuttavia, a pari misure, essi non hanno di fatto la stessa importanza. La necessità di mantenere sicura la frontiera con l’Afghanistan, e quella di prevenire il terrorismo transfrontaliero, sono condizioni sine qua non affinché venga garantita la sicurezza degli investimenti diretti esteri, sia in Pakistan, sia in Afghanistan. Nonostante la situazione delle ultime due settimane in Afghanistan si presenti come una grossa sfida per la Comunità internazionale, il governo cinese (ma anche quello russo) avrebbe il vantaggio di contare su due strumenti per perseguire i propri obiettivi: 1) l’utilizzo di strumenti multilaterali regionali come lo Shanghai Cooperation Organization e il C+C5; 2) il rapporto cordiale con gli esponenti Talebani.

Prima di analizzare nel dettaglio questi due elementi, è opportuno fare un breve riassunto preliminare sull’evolversi della situazione in Afghanistan, onde fare chiarezza sui recenti avvenimenti.

La caduta di Kabul: un breve resoconto

Dopo circa due mesi di scontri, il culmine del conflitto arriva il 15 agosto con una notizia che ha scosso l’intera Comunità internazionale: il presidente Ashraf Ghani è fuggito dal Paese; le forze di sicurezza afghane (ANSF) si sono arrese; Kabul è caduta in mano ai Talebani, i quali hanno proclamato la nascita dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan[6].

Nei giorni immediatamente successivi, nella capitale Kabul, migliaia di persone si sono riversate nell’aeroporto internazionale Hamid Karzai e sulle sue piste di volo cercando disperatamente di salire a bordo di qualsiasi aereo (civile e militare) per fuggire dalle rappresaglie dei Talebani[7]. Il 17 agosto, il portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid, ha tenuto la prima conferenza stampa dalla presa di potere, durante la quale ha riferito, in tono conciliatorio, che i Talebani sono pronti a “perdonare tutti, senza nutrire inimicizie nei confronti di nessuno”, garantendo inoltre che non ci sarà alcuna rappresaglia nei confronti di coloro che hanno collaborato con le forze straniere, e che verrà inoltre garantita la sicurezza delle ambasciate straniere e del loro personale, rassicurando inoltre una transizione di potere pacifica[8]. Il portavoce ha inoltre sottolineato che “non ci saranno violenze o pregiudizi nei confronti delle donne”, le quali avranno “un ruolo attivo nella società, potranno lavorare e studiare, ma all’interno dei limiti della Sharia[9]. Nonostante i buoni propositi di apparire più moderati e conciliatori, ad oggi le promesse fatte non sembrano siano state mantenute; non sono state rare, infatti, le notizie di diversi combattenti Talebani che hanno effettuato rastrellamenti di casa in casa, e controlli presso posti di blocco stradali, alla ricerca di persone che in precedenza avevano collaborato con le forze NATO o il precedente governo[10]. Inoltre, ci sono stati molteplici casi di violenze fisiche sulle donne da parte di milizie Talebane[11].

Sin da subito, i Paesi NATO hanno stabilito un ponte aereo per l’evacuazione sia di centinaia dei suoi connazionali, sia di migliaia di nazionali afghani che in passato avevano collaborato con le forze di coalizione. Nonostante le innumerevoli difficoltà logistiche e di sicurezza, e nonostante un violento attacco terroristico appena fuori l’aeroporto[12], le operazioni di evacuazione sono andate avanti per ben due settimane, concludendosi ufficialmente il 31 agosto (adamante a proposito l’amministrazione Biden sul rispetto di tale deadline[13]), quando l’ultimo volo americano ha lasciato l’aeroporto di Kabul.

Gli strumenti in mano a Pechino: SCO, China+5, e i rapporti diretti con i talebani


Per perseguire i propri obiettivi securitari, il governo di Pechino può contare su due principali strumenti: le strutture multilaterali come lo Shanghai Cooperation Organization (SCO) e il forum China+5, e la diplomazia diretta con gli esponenti talebani.

Stabilito nel 2001 anche in risposta agli attacchi terroristici contro le Torri Gemelle, lo SCO (prima conosciuto come lo Shanghai Five) è un meccanismo di cooperazione permanente sulla sicurezza ed economia che include 8 paesi membri (Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, India e Pakistan), e 4 paesi osservatori, tra i quali l’Afghanistan[14]. Storicamente, e tuttora, lo SCO si è occupato principalmente di questioni relative alla sicurezza regionale (in particolare in Asia centrale), di lotta contro il terrorismo transfrontaliero, separatismo etnico e fondamentalismo religioso. Sin dal suo concepimento, esso si è da sempre interessato alla situazione afghana.

Dal 1996 al 2001, durante il primo governo talebano, i membri SCO nutrivano gravi preoccupazioni nei confronti della situazione in Afghanistan, tuttavia la posizione dell’organizzazione è sempre stata neutrale e non-interventista, credendo che una risoluzione pacifica tra le parti del conflitto, anche attraverso i canali ufficiali del gruppo, fosse l’unica soluzione[15]. In seguito alla caduta del governo talebano dopo il 2001, e al venire meno delle condizioni di stabilità post-intervento NATO, lo SCO ha di nuovo reiterato il proprio supporto per una riconciliazione politica nazionale, che doveva essere priva di qualsiasi intervento esterno, se non quello sotto mandato delle Nazioni Unite[16]. Proprio in quel periodo, l’organizzazione ha per la prima volta stabilito un dialogo diretto con il governo afghano, un dialogo che nel 2006 si trasformò in cooperazione e consultazione permanente attraverso il meccanismo SCO-Afghanistan Contact Group. Per più di un decennio, questa cooperazione è andata avanti con grande appoggio ed entusiasmo sia da parte del governo afghano, sia dai membri SCO, il quale secondo alcuni esperti potrebbe essere la chiave di volta per la risoluzione pacifica del conflitto tra le moltitudini di etnie in Afghanistan, essendo i Paesi che le rappresentano a loro volta parte dell’organizzazione[17]. Nel 2012, l’Afghanistan è diventato osservatore presso l’SCO, e dal 2016 l’ormai ex governo afgano ha richiesto ufficialmente di entrare nel club, essendo gli obiettivi dei membri SCO (sicurezza, lotta al terrorismo, cooperazione economica e non ingerenza) pienamente in linea con la politica di Ghani.

L’SCO si è riunito a metà luglio di quest’anno, insieme alla delegazione afghana, per discutere della situazione securitaria del Paese a seguito dell’avanzata dei Talebani in Afghanistan, ma anche per la sicurezza dei confini dei Paesi membri, decidendo di intensificare le esercitazioni congiunte anti-terroristiche[18]. Nonostante la presa di potere da parte dei Talebani ad agosto, lo status di osservatore dell’Afghanistan non è stato messo in discussione da nessun membro SCO. La Cina, pur non riconoscendo (per ora)[19] formalmente il nuovo governo, si è detta pronta per riprendere “una cooperazione amichevole con l’Afghanistan[20] al fine di raggiungere una risoluzione pacifica che includa tutte le parti. Proprio a causa della fluidità della situazione securitaria ai confini, è auspicabile che la Cina, e in generale lo SCO, aumenteranno gli sforzi e le attività per contrastare possibili spill over[21]. Da questo punto di vista, una possibile collaborazione counter-terrorism in seno al SCO, fondata sulla garanzia di sicurezza effettiva dei confini da parte dei Talebani (i quali non hanno perso tempo nell’affermare il proprio distanziamento da qualsiasi gruppo terroristico[22]), sarebbe lo scenario ideale per Pechino. L’utilizzo dello strumento SCO (o comunque la permanenza dei Talebani in esso), costituirebbe anche l’opportunità tanto ricercata dai Talebani di venire considerati come attori internazionali, e allo stesso tempo approfondire i rapporti economici, cruciali per la ricostruzione del paese[23].

Parallelamente allo SCO, la Cina dispone di un altro simile strumento di cooperazione per l’anti-terrorismo: il Quadrilateral Cooperation and Coordination Mechanism (Cina, Afghanistan, Pakistan, Tajikistan). Nato nel 2016 per necessità di Pechino di approfondire la sicurezza all’interno dello Xinjiang, lo scopo del QCCM è esclusivamente quello di condividere intelligence e operare congiuntamente nell’ambito counter-terrorism[24]. Inoltre, l’Afghanistan è anche parte del gruppo a guida cinese del C+C5, focalizzato invece esclusivamente sulla cooperazione economica[25], fondamentale per il Paese essendo la Cina uno dei suoi principali mercati ed investitore estero, specie relativamente a progetti infrastrutturali.

Infine, un altro strumento, in mano a Pechino per il perseguimento dei suoi obiettivi è la diplomazia diretta con i Talebani. Da sempre la Cina considera i Talebani non soltanto come un gruppo religioso estremista, bensì anche come un attore politico fondamentale per la stabilità del Paese nel lungo periodo. L’approccio diplomatico cinese nei confronti del gruppo, ma anche rispetto al precedente governo, è da sempre stato di tipo moderato, neutrale e pragmatico, con l’obiettivo di minimizzare il più possibile eventuali attacchi terroristici senza interferire nella politica interna del Paese[26]. Questo approccio, per ora, sembra sia rimasto invariato con la salita al potere dei Talebani. A luglio di quest’anno, la Cina ha ospitato ufficialmente la delegazione talebana proprio per discutere di una possibile collaborazione nella lotta contro organizzazioni terroristiche come l’ETIM, minaccia principale per la Cina. Dal canto suo, la delegazione, guidata dal capo politico dei talebani Abdul Ghani Baradar, ha assicurato che il territorio afghano “non verrà usato come base per i terroristi”, promettendo che il gruppo si impegnerà a cooperare in tal senso[27].

Per il momento, la Cina attende pazientemente (come sua consuetudine) l’evolversi della situazione in Afghanistan prima di tentare qualsiasi azione diplomatica. La “palla” è adesso in mano ai Talebani. È sicuramente nel loro interesse dare una dimostrazione di capacità di governance e sicurezza del Paese, sia per i benefici diplomatici, sia per quelli economici che una potenziale (continuazione della) partnership strategica in seno a SCO e C+C5 potrebbe portare. Ma prima di ciò, la Cina, come la Russia, continueranno ad essere prudenti nei loro rapporti con i Talebani, e continueranno ad osservarli da lontano. I canali diplomatici e di contatto rimarranno sempre aperti, come lo sono sempre stati negli ultimi anni. Spetta ora ai talebani dimostrare di rispettare le promesse fatte.

Fonti consultate:

[1] Emma Graham-Harrison and Luke Harding: “The fall of Kabul: a 20-year mission collapses in a single day”, The Guardian, 15 agosto 2021: https://www.theguardian.com/world/2021/aug/15/the-fall-of-kabul-a-20-year-mission-collapses-in-a-single-day

[2] East Turkestan Islamic Movement (ETIM) è un gruppo separatista musulmano fondato da militanti uiguri dello Xinjiang. Nel 2002, è stato catalogato come organizzazione terroristica dal dipartimento del tesoro americano. Sia la Cina, sia gli USA, hanno evidenziato il fatto che l’ETIM ha dei legami con Al-Qaeda, dalla quale avrebbero ricevuto fondi e addestramento in Afghanistan dalla fine degli anni 90’. L’ ETIM ha lanciato diversi attacchi terroristici nel tempo contro civili e personale governativo nello Xinjinag dal 2000. Per una lettura approfondita si consiglia: Beina Xu, Holly Fletcher, Jayshree Bajoria, “The East Turkestan Islamic Movement”, Council on Foreign Relations, 4 settembre 2014: https://www.files.ethz.ch/isn/183551/The%20East%20Turkestan%20Islamic%20Movement%20(ETIM)%20-%20Council%20on%20Foreign%20Relations.pdf

[3] “The BRI in Pakistan: China’s flagship economic corridor”, 20 maggio 2020: https://merics.org/en/analysis/bri-pakistan-chinas-flagship-economic-corridor

[4] La sola China’s Metallurgical Group Corporation ha investito più di $3 mld per l’acquisto delle concessioni minerarie della miniera di rame di Mes Aynak, che dal 2008 ad oggi è rimasta inoperativa a causa della situazione di instabilità nel paese; per un approfondimento sulla storia della miniera e del suo potenziale energetico si faccia riferimento a: Mohsin Amin “The Story behind China’s long-stalled mine in Afghanistan”, The Diplomat, 7 gennaio, 2017: https://thediplomat.com/2017/01/the-story-behind-chinas-long-stalled-mine-in-afghanistan/

[5] Zhao Huasheng, “China and Afghanistan: China’s interests, stances, and perspectives”, p. 6, CSIS, marzo 2012: https://csis-website-prod.s3.amazonaws.com/s3fs-public/legacy_files/files/publication/120322_Zhao_ChinaAfghan_web.pdf

[6] Clarissa Ward, “Afghan President Ashraf Ghani flees the country as Taliban forces enter the capital”, CNN, 16 agosto 2021: https://edition.cnn.com/2021/08/15/asia/afghanistan-taliban-advances-kabul-intl/index.html

[7] Natasha Turak, “Chaotic scenes at Kabul airport as Afghans and foreign nationals flee the country”, CNBC, 16 agosto 2021: https://www.cnbc.com/2021/08/16/chaotic-scenes-at-kabul-airport-as-afghans-flee-taliban.html

[8] La Stampa: “La prima conferenza stampa dei taleban: non ci vendicheremo con nessuno. I diritti delle donne saranno tutelati dalla Sharia”, 17 agosto, 2021: https://www.lastampa.it/esteri/2021/08/17/news/taleban-prove-di-dialogo-con-il-mondo-donne-istruite-e-no-al-burqa-1.40607592

[9] Mujib Mashal, “Taliban spokesman, in first news conference in Kabul, pledges no reprisals”, New York Times, 17 agosto 2021: https://www.nytimes.com/2021/08/17/world/asia/taliban-news-conference-kabul.html

[10] BBC News, “Afghanistan: Taliban carrying out door-to-door manhunt, report says”, 20 agosto 2021: https://www.bbc.com/news/world-asia-58271797; Hannah Ellis-Petersen, “Afghanistan: thousands stranded in Kabul as Taliban go door-to-door”, The Guardian, 20 agosto 2021: https://www.theguardian.com/world/2021/aug/20/afghanistan-kabul-evacuations-thousands-taliban-search

[11] Si vedano in particolare le storie delle attiviste della Onlus “Pangea”, e la storia di Najia: https://www.milanotoday.it/attualita/donne-pangea-picchiate-talebani.html; https://edition.cnn.com/2021/08/17/asia/afghanistan-women-taliban-intl-hnk-dst/index.html; si consiglia inoltre il seguente approfondimento sulle condizioni delle donne in Afghanistan sotto il primo governo talebano 1996-2001, e successivamente all’intervento NATO: https://www.theatlantic.com/international/archive/2021/08/the-talibans-return-is-awful-for-women-in-afghanistan/619765/

[12] CNN, “US troops and Afghans killed in suicide attacks outside Kabul airport”, 27 agosto, 2021: https://edition.cnn.com/2021/08/26/asia/afghanistan-kabul-airport-blast-intl/index.html

[13] ISPI, “Speciale Afghanistan: l'ora del G7”, 24 agosto, 2021: https://www.ispionline.it/it/p...

[14] SCO website: http://eng.sectsco.org/about_sco/

[15] Zhao Huasheng, “China and Afghanistan: China’s interests, stances and perspectives”, CSIS, marzo 2012: https://csis-website-prod.s3.amazonaws.com/s3fs-public/legacy_files/files/publication/120322_Zhao_ChinaAfghan_web.pdf

[16] Ibid, p. 11

[17] Alexander Lukin, “SCO and NATO: is dialogue possible?”, Valdai International Discussion Club, 21 luglio, 2011.

[18] Vladimir Rozanskij, “Russia, Cina e nazioni Asia centrale si preparano alla vittoria dei talebani”, AsiaNews, 16 luglio 2021: http://asianews.it/notizie-it/Russia,-Cina-e-nazioni-Asia-centrale-si-preparano-alla-vittoria-dei-talebani-53655.html

[19] L’ambasciata di Pechino a Kabul è stata una delle poche a non essere abbandonata durante le due settimane di evacuazione

[20] “China says ready for 'friendly relations' with Taliban after rout”, France24, 16 agosto, 2021: https://www.france24.com/en/live-news/20210816-china-says-ready-for-friendly-relations-with-taliban-after-rout

[21] Già a inizio agosto si sono tenute diverse esercitazioni militari da parte delle forze uzbeke e russe al confine afghano: https://www.startmag.it/mondo/tutte-le-manovre-militari-di-russia-e-uzbekistan-al-confine-afghano/

[22] https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/zxxx_662805/t1895950.shtml

[23] Elvio Rotondo: “Il potenziale ruolo della Shanghai Cooperation Organization in Afghanistan”, Analisi Difesa, 26 agosto 2021: https://www.analisidifesa.it/2021/08/il-potenziale-ruolo-della-shanghai-cooperation-organization-in-afghanistan/; si veda anche Ahmad Bilal Khan, “Afghanistan and the Shanghai Cooperation Organization”, The Dipomat, 14 luglio 2021: https://thediplomat.com/2021/07/afghanistan-and-the-shanghai-cooperation-organization/

[24] https://www.rferl.org/a/china-forms-anti-terrorism-alliance-pakistan-tajikistan-afghanistan/27901474.html

[25] Lo scorso maggio, il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha affermato che uno degli obiettivi del gruppo sarà quello di contribuire alla sicurezza dell’Afghanistan e al supporto di un’intesa politica e di una ricostruzione pacifica del paese: https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/zxxx_662805/t1875501.shtml

[26] Supra nota 15, p. 8

[27] Emma Graham-Harrison: “China’s talks with Taliban could be a positive thing, US says”, The Guardian, 29 luglio 2021: https://www.theguardian.com/world/2021/jul/29/chinas-talks-with-taliban-could-be-a-positive-thing-us-says


Condividi il post

  • L'Autore

    Francesco Ancona

    Francesco Ancona nasce a Milano il 2 Dicembre 1996. Nel 2018 ha conseguito la laurea triennale presso l'Università degli Studi di Milano in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee con focus sulle organizzazioni internazionali. Nel marzo 2021, ha conseguito la laurea magistrale in Relazioni Internazionali, con curriculum in "International Politics and Regional Dynamics" sempre presso l'Università degli Studi di Milano. Parla fluentemente la lingua inglese, conosce in maniera approfondita il francese e il tedesco, e ha frequentato un corso di russo in università.

    Da sempre appassionato di storia militare, geopolitica dell'estremo oriente, diritto e organizzazioni internazionali, ha scritto una tesi magistrale incentrata sul crescente utilizzo da parte degli eserciti delle armi autonome, e sulle loro conseguenze legali. Ha inoltre partecipato al programma "Erasmus Exchange+" che lo ha portato a studiare un semestre in Repubblica Ceca, dove ha approfondito diverse tematiche relative al ruolo della Cina nel Sud Est Asiatico.

    Il suo sogno è quello di poter lavorare in futuro presso la NATO o l'EDA.

    Da Aprile 2021 collabora con Mondo Internazionale come autore dell' area Asia Pacifico e Organizzazioni Internazionali in Framing the World

    Francesco Ancona was born in Milan on December 2, 1996. In 2018, he obtained his Bachelor's degree from the University of Milan in Political Science and European Institutions, with a focus on international organizations. In March 2021, he obtained a master degree in International Relations, with specializing in "International Politics and Regional Dynamics". He is fluent in English, has a thorough knowledge of French and German, and attended a Russian course at the university.

    He has always been interested in military history, geopolitics of the Far East, law and international organizations. He wrote a master thesis focusing on the increasing use of autonomous weapons by states' armies, while reviewing their legal impact. He also took part in the "Erasmus Exchange+" program, which brought him to study for a semester in the Czech Republic, where he delved into several issues related to China's role in Southeast Asia.

    His dream and hope is to be able to work at NATO or EDA in the future.

    Since April 2021 he collaborates with Mondo Internazionale as author of Asia Pacific area and International Organizations in Framing the World.


Categorie

Dal Mondo Asia Centrale Asia Orientale Temi Sicurezza Internazionale Società Framing the World


Tag

Cina Talebani terrorismo internazionale sicurezza internazionale Belt and Road Initiative Russia

Potrebbero interessarti

Image

La questione uigura nello Xinjiang

Alice Stillone
Image

La Resistenza

Redazione
Image

Framing The World, Numero LIX

Redazione
Accedi al tuo account di Mondo Internazionale
Password dimenticata? Recuperala qui