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Il ruolo della Cina nello scacchiere internazionale e nella crisi russo-ucraina

La crisi Russia-Ucraina si caratterizza da una forte tentazione, quella di essere paragonata con l’annessione illegale della Crimea nel 2014. Oltre ad un panorama geopolitico ed economico mutato però rispetto al passato, il cambiamento più notevole si concentra intorno al ruolo di primo piano, se non dominante, della Cina.

Per comprendere quanto il gigante asiatico sia diventato influente, basti pensare a come la sua presa di posizione sfati l’analogia tra la crisi attuale e i fatti del 2014. Pechino non ha riconosciuto l’annessione russa della Crimea perché non voleva nessun tipo di coinvolgimento, ma, con il classico gioco di diplomazia velata, si è astenuta dalle iniziative introdotte alle Nazioni Unite per condannare ufficialmente l’azione del Cremlino. Il risultato non ha comportato altro che un avvicinamento tra le sfere economiche dei due Paesi. Il riavvicinamento ha visto come spettatore un occidente scettico, convinto che si trattasse di una collaborazione con obiettivi di breve periodo, incapaci di concretizzarsi in una vera alleanza. 

La considerazione del Sol ponente ha però basi storiche e geopolitiche. In primo luogo, le relazioni sino-russe hanno un passato turbolento. Se, nel 1949, a seguito della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese, si creò un legame di amicizia, poco dopo Mao Zedong si distanziò dall’URSS ponendo le fondamenta per una via alternativa al comunismo, più in linea al suo sistema economico e basata sul mondo rurale. I rapporti degenerano ulteriormente con lo scontro presso il fiume Ussuri del 1969, un confine conteso tra i due giganti. Un altro elemento a conferma della diffidenza occidentale fa riferimento all’interesse sia di Pechino che di Mosca, di espandere il proprio potere economico all’interno dell’Asia Centrale. Se la Federazione la vede come una sua zona di influenza, tanto da costituire, nel 2015, un unione economica euroasiatica, la Cina mira invece a costruire la via della Seta in Eurasia, ponendosi di conseguenza in contrasto con la Russia. Infine, non si può tralasciare il confine tra i due paesi, che è stato fonte di scontro anche in passato, in particolare il Cremlino teme l’immigrazione illegale di cittadini cinesi.

Nonostante tutto questo sia comprovato, viene tralasciato un dettaglio che fa la differenza: entrambe sono accomunate dal sentirsi tradite dall’occidente. La Federazione si trova ormai isolata ad ovest, non solo diplomaticamente, ma anche economicamente, a seguito delle sanzioni poste dagli USA dopo l’annessione della Crimea. Mosca si sente privata del suo ruolo in Europa dell’Est e si sente minacciata dall’espansione Nato. Per contro, nonostante Washington sia il primo partener commerciali della Cina, l’America vuole impedire al gigante asiatico di affermarsi come grande potenza mondiale al suo fianco.

Alla base di queste considerazioni, si può parlare non tanto di alleanza, ma piuttosto di un’amicizia cordiale tra Il dragone e l’orso. In senso economico, nel 2015, è stato siglato un accordo dove entrambi si impegnavano a coordinare lo sviluppo dell’UEE e della Via della Seta e di creare un’area di libero scambio. Ad oggi, questa cordiale intesa, in virtù della crisi Russia-Ucraina, è stata ulteriormente consolidata dall’incontro tra Putin e Xi Jinping del 4 gennaio 2022. Grazie a tale evento, si è prodotta una dichiarazione congiunta, che ha lo scopo di mettere in luce come questo legame “non abbia limiti” e “non conosca aree proibite” e come possa perciò espandersi ovunque, sia in campo militare che tecnologico. Questo è un episodio storico delle relazioni internazionali, che mostra un allineamento tra forze potenzialmente rivali. Nonostante ciò, il documento riflette un tornaconto maggiore per i cinesi, ai quali viene riconosciuta Taiwan come parte inalienabile e il supporto alla tesi che sostiene “le origini dell’infezione da Coronavirus come questione scientifica”, eliminando la politicizzazione della questione. Il vantaggio cinese mostra come Mosca sia sotto pressione per la crisi in atto.

Il Dragone non opterà mai per un’alleanza, ma si limiterà a legami cordiali, perché prendere una posizione non sembra essere nelle corde del gigante asiatico. Per contro, secondo molti analisti, di fronte a eventuali sanzioni contro la Russia da parte dell’occidente, Pechino si schiererà, appoggiando economicamente Mosca. La decisione avrebbe naturalmente determinate conseguenze, che spiegano l’atteggiamento non favorevole della Cina nei confronti di uno scontro Russia-Ucraina. La Repubblica Popolare è più curiosa di scoprire come gli USA agiranno di fronte una risoluzione pacifica, quali misure prenderebbero nei confronti della Russia. Questo interesse nasce dalla somiglianza che i cinesi vedono tra Ucraina e Taiwan, basta un passo falso degli Stati Uniti e l’obiettivo di annettere l’ex Isola di Formosa sarà raggiunto da Pechino.

Il gigante asiatico, per la maggior parte della storia è stato l’impero più avanzato dal punto di vista economico, militare e tecnologico. L’episodio di una Cina come una potenza debole fa riferimento a un lasso di tempo breve e la crisi Russia-Ucraina potrebbe esserne la conferma. L’evento potrebbe essere utilizzato da Pechino per sfatare la riuscita di un ordine internazionale basato su principi liberali, guidato dagli Stati Uniti, mostrando la proficuità della governance autoritaria, tipica del dragone cinese.


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  • L'Autore

    Sofia Termentini

    Sofia Termentini, classe 2000, è una studentessa di Laurea Triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre interessata alle relazioni internazionali, con uno sguardo rivolto alla dimensione economica e alla zona della grande Cina. All'interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di autrice, occupandosi dell’area tematica «organizzazioni internazionali ».

    Sofia Termentini, class 2000, is a student of the Bachelor’s Degree in International relations and diplomatic affairs at the Alma Mater Studiorum of Bologna. She has always been interested in the international relations, especially the economic dimension and in the big area of china. In the context of Mondo Internazionale she holds the position of author dealing with «international Organizations ».

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